martedì 5 aprile 2016

Ip Man 3 (2016): La leggenda del santo menatore


Il terzo capitolo della saga dedicata al grande maestro Yip Man, era inevitabile, come il fatto che il giorno segua la notte, nemmeno Donnie Yen ha potuto nulla, quando ha tentato un (poco convinto): “Dai basta fare film su Yip Man”, un secondo dopo era già sul set.

Breve riassunto delle puntate precedenti: Yip Man è uno dei personaggi più incredibili che la Cina abbia mai sfornato. Il maestro di Wing Chun più famoso della storia, la rinomata tecnica di arti marziali portata alla fama mondiale e nei cinema di tutto il pianeta da Bruce Lee, in soldoni, il Sifu più famoso della storia della Cina. Sifu vol dire maestro, ma vi prego, non chiedetemi altre parole in cinese, non saprei ordinare nemmeno degli involtini primavera a portar via…

La vita di Yip Man è già stata raccontata in tutti i modi, di recente lo ha fatto anche Wong Kar-wai in “The Grandmaster”, bellissimo e patinato film in cui le arti marziali erano come troppo spesso accade, caricate di un inutile lirismo, in altre parole: una noia mortale.


Un Wong Kar-wai a dadini a porta via, appena affettato...
Ma non si può parlare dei film su Yip Man, senza citare la più famosa (ed economicamente remunerativa) saga di film dedicata al grande Sifu, dal regista Wilson Yip, con il grande Donnie Yen nella parte del protagonista, se vi foste persi i capitoli precedente… Beh, che ci sto a fare qui? Riassunto lampo!

Ip Man (2008):
1937, occupazione degli odiati Giapponesi, chi mai fermerà, la follia, che nelle strade va? (za-zan-zan) chi, mai, spezzerà, le nostre, cateneeeee? Chi da quest’incubo nero ci risveglierà? Chi mai potrà?
Yip Man, sei tu! Fantastico guerriero! Sceso come un fulmine dal cieloooooooo!
Ecco, tutto sommato la trama era questa, ma con il grande Sammo Hung a curare le coreografie, brutto?

Ip Man 2 (2010):
Dopo un rapporto di amore e odio, Apollo Creed il Maestro Hong (sempre Sammo Hung) e Rocky Balboa Yip Man diventano amiconi, ma Apollo Hong muore ucciso dal cattivissimo russo Ivan Drago inglese Twister. Sapete già come finisce…

In mezzo c’è anche un terzo capitolo, che da quello che ho capito dovrebbe essere un prequel, che però non è interpretato da Donnie Yen e non ho nemmeno visto, quindi altro non so dirvi, se non che lo stesso Yen ne ha parlato malissimo.


"Vi conviene attaccarmi tutti insieme, così vi manda a terra e risparmio tempo".
Di questo terzo capitolo (vero) della saga, si è detto di tutto, soprattutto che nella storia sarebbe stato presente anche Bruce Lee, ma in assenza di un attore abbastanza carismatico per interpretarlo, per un po’ girava anche l’opzione di animarlo in CGI (storia vera!). Che sarebbe comunque stato meglio dello scempio fatto ne L’ultimo combattimento di Chen, ma in soldoni è sembrata solo una sparata per generare attenzione intorno a questo film.

Le attenzioni sono arrivate comunque, perché come vi raccontavo, “Ip man 3” è uscito in Cina il 16 Dicembre 2015, mentre questo gnocco minerale che ruota intorno al sole, era in fotta nera per (il remake di) Star Wars, ovvero Episodio VII. Ma il carisma (per non dire, l’ego) smisurato di Donnie Yen ha fatto sì che, l’ultimo Paese al mondo a vedere il nuovo capitolo di Guerre Stellari sia stato proprio la Cina, Mr. Yen l’uomo che ha rimboccato le coperte alla Forza rimandandola a dormire.

Ma attenzioni calamitano altre attenzioni, tutti gli occhi del mondo si sono posati su questo film, quando Mike Tyson ha confermato la sua presenza nel cast… BOOM!


"Fammi indovinare, mi sPIEzzi in due?" , "No, ti mangio un orecchio".
In questo capitolo troviamo nuovamente Wilson Yip alla regia e Donnie Yen ancora nei panni del Sifu, ormai siamo nel 1959, Yip Man vive una vita tranquilla nella sua Hong Kong con la moglie Cheung Wing-Sing (Lynn Hung) e il figlio. Qui succede quello che accade in circa uno o due milioni di Kung-Fu movie, la scuola viene minacciata!

Ma non la scuola di arti marziali del maestro, dico proprio la scuola, quella elementare (come direbbe Sherlock Holmes) dove il figlio di Yip Man studia! Il losco gangster locale Frank (Mike Tyson) ambisce a mettere le sue manone sull’edificio, per motivi non ben specificati. Cheung Tin-Chi (Zhang Jin) padre di uno dei bambini della scuola, a sua volta campione di Wing Chun, si unisce alla lotta per dare man forte al leggendario Sifu.

Ma una volta risolta la questione scolastica, Tin-Chi decide di sfidare Yip Man accusato di non essere il vero detentore del Wing Chun… Seguono mazzate.


"Il cartello credo che dica Yip Man suc... L'ultima lettera è coperta".
Infondo, abbiamo visto Yip Man tenere alta la bandiera della Cina combattendo gli odiati invasori occidentali, in due film che lo descrivevano grossomodo come un santo, quindi se agiografia dev'essere, che agiografia sia, una volta fatta la Cina, è il momento di pensare all’istruzione dei piccoli Cinesi, quindi l’unico che può salvare la scuola, l’onore di patria e il futuro della nazione è San Yip Man da Hong Kong, Santo lui e martiri quelli che si schianteranno contro i suoi pugni. I Cinesi proprio non riescono a non fare propaganda nei loro film, è più forte di loro!

Come prevedibile, Mike Tyson si vede si è no per una decina di minuti, il suo personaggio è al limite dell’improbabile e la trama non fa mai davvero nulla per giustificare la presenza di un Afroamericano di 120 kg con un vistoso tatuaggio sul volto, nella Hong Kong di fine anni ’50. Non aiuta nemmeno che “The Champ” parli un inglese (tutto suo) farcito da qualche parolaccia in cinese, mentre tutti attorno a lui gli parlano nella lingua locale, gettando nel mucchio qualche frase in inglese ogni tanto, di tutta questa Babilonia linguistica vi ammetto candidamente che pur non conoscendo una parola di cinese, mi era molto più chiaro capire questa antica lingua, che l’inglese di Mike Tyson, sempre che lo si possa definire tale…


Avete il coraggio voi di dirgli di scandire meglio le parole?
Se la minaccia alla scuola, nella prima metà del film, risulta essere un pretesto almeno sensato per giustificare le scene di lotta, con il passare dei minuti, il film prende una piega melodrammatica che sfocia in un colpo di scena che non vi rivelerò, ma non impossibile da intuire se conoscete la storia di Yip Man. Da qui in poi, la genesi dei duelli rinuncia completamente alla logica in favore di tante sane botte, ma bisogna essere onesti: non si guarda un film come “Ip Man” per i dialoghi (che mi pare non siano stati scritti da Aaron Sorkin e nemmeno dalla sua versione cinese), o per restare stupiti dall’intreccio, questo film si guarda per i calci e per i pugni e quelli sono uno spettacolo!

Le coreografie quasi da Wuxia di “Ip Man 2” cedono qui il passo a scene “Di menare” molto più concrete, che rendono giustizia al talento di Donnie Yen e di  Zhang Jin, il tutto diretto e montato alla grande da un Wilson Yip in grande spolvero.

Il combattimento tra Donnie Yen e Mike Tyson non è nemmeno il più bello del film, ma era dai tempi di Godzilla contro Gamera che non mi divertivo tanto!
Frank il gangster è un “Big Boss” (nel senso Bruce Leeiano del termine) senza alcuna traccia di caratterizzazione, ma gli basta essere interpretato da Mike Tyson per risultare credibile come minaccia, quando si toglie la giacca e si arrotola le maniche della camicia, lo sai già che è meglio levarsi dalla traiettoria di quei pugni, perché… Beh, perché quello è Mike Tyson cacchio!


Un inutile buffonata... Però che spasso!
Tra vetri rotti e l’impronta di una pedata sul petto (spolverata con sdegno e faccia da schiaffi da Tyson) si sprecano le citazioni al (vero) “Game of Death”, la musica trionfale e la condizione fisica di Donnie Yen fanno il resto: un'adorabile cafonata, ma girata bene e divertentissima.

I vari attacchi degli sgherri di Frank, regalano momenti come la lotta in ascensore, ma il meglio Wilson Yip lo conserva per il finale: il duello tra maestri che conclude il film, che è l’apice emotivo, narrativo e visivo del film.

Ah! Quasi dimenticavo: Bruce Lee nel film compare, si vede in un paio di scene in cui cerca di convincere Yip Man a farsi allenare, lo interpreta Kwok-Kwan Chan il portiere di “Shaolin Soccer” che sbanca il lunario come imitatore ufficiale del grande Lee. Per essere somigliante lo è, il problema è che abusando del classico gesto del pollice portato al naso, se avete familiarità con i film di Bruce Lee avete capito di che parlo, risulta oltremodo imitativo, sembra un imitatore di Elvis che si mette in posa per le foto, per fortuna compare talmente poco che lo si dimentica molto in fretta, meglio così.


"Tu saresti Bruce Lee? Ho appena rivalutato la maschera di cartone di Game of death".
“Ip man 3” è il meno riuscito della trilogia, non molla un attimo nel suo testardo mostrare il grande Sifu come un santo “di menare”, ma anche se il film è pieno di difetti, alla fine si lascia guardare e, ovviamente, in patria ha fatto sfaceli al botteghino, anche grazie a sospette proiezioni notturne (a prezzi maggiorati), che da sole hanno pompato nelle casse del film. D’altra parte se trionfo nazionale deve essere, che lo sia fino in fondo, fuori e dentro alla pellicola.

10 commenti:

  1. Il fatto che abbiano usato Kwok-Kwan Chan dimostra quanto se ne frghino di un eventuale "worldwide". Da noi rischiano che all'entrata in scena il pubblico scoppi in un boato d'ovazione per il portiere di Shaolin Soccer che va a cercare il 10° del calcetto. XD

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    1. Il “Worldwide” dovrà accontentarsi di Mike Tyson, inserito a forza e anche un po’ controvoglia (e si nota), auto celebrazione Cinese fino al midollo. Cheers!

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  2. Concordo, un'agiografia in pieno stile Hong Kong ma con meno umorismo del solito, anzi con la sua totale assenza. Quando invece quel paese è noto per film che alternano melodramma mariomerolesco ad umorismo quasi infantile. Donnie però ci tiene ad apparire "serio"...
    Grazie per la citazione dello speciale "Game of Death" e questo film dimostra una volta ancora la falsità di un luogo comune: i cinesi NON sono tutti uguali, perché non esiste un solo sosia di Lee che gli assomigli anche solo vagamente...
    Degli Ip Ma "apocrifi" ho visto quello del 2013, "The Final Fight: (mi sembra uscito anche in Italia) con il bravissimo Anthony Wong, attore marziale di tutto rispetto: è un ottimo film di Hong Kong senza quella quintalata di santità che hanno i film di Donnie.
    Comunque Ip Man è un mito moderno e viene trattato in modo "moderno": preferisco di gran lunga il mitico Wong Fei Hung, maestro marziale portato al cinema un minuto dopo la nascita del cinema ad Hong Kong! La lunga serie di film con Jet Li è tra i suoi prodotti migliori: tanta azione, comicità a grappoli e menare a iosa. Prodotti grezzi, se confrontati all'austero Ip Man di Donnie, ma molto più divertenti :-P

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    1. http://gifrific.com/wp-content/uploads/2012/06/Mike-Tyson-clapping-and-laughing.gif

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    2. Citazione doverosa figurati ;-) Concordo sul discorso, guardando Kwok-Kwan Chan si pensa subito: Toh uno che fa il sosia di Bruce Lee.
      “The Final Fight” mi manca, mentre dei film di Jet Li da te citati, qualcosa devo aver visto, in rigoroso (dis)ordine sparso penso ;-) Cheers!

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    3. Mi aggiungo al coro di applausi di Iron Mike ;-)

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    1. Si, ridendo e scherzando siamo arrivati a tre. Ultimo non so, penso che costringeranno Donnie Yen a recitare il personaggio fino a quando non avrà l'età del vero Yip Man ;-) Cheers

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  4. cioe donnie in questo fil ha 53 anni....minchia

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    1. E per arrivarci come lui, bisogna firmare dove? ;-) Cheers

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