giovedì 17 marzo 2016

Zootropolis (2016): Ancora 48 ore (questa volta con gli animaletti)


Mettiamo in chiaro una cosa, altrimenti passo sempre per quello che odia la Disney per partito preso, devo dire che non mi stanno simpaticissimi, ma trovo difficile provare empatia per un colosso multi milionario, detto questo: quando fanno un bel lavoro, sono il primo ad essere felice di fare i complimenti, tutti meritati nel caso di “Zootropolis”.

Restando sul pezzo, aggiungo che come tutti, anche io sono cresciuto con i classici della Disney, film che in molti casi, risultano ancora più folli e moderni di tanti che escono in sala oggi, ma qui calo proprio la maschera: se la Disney torna a fare film con animali antropomorfi, giocandosi una volpe come protagonista, mi compra subito. Ho passato troppe ore della mia vita a fare il tifo per Robin Hood, per non avere voglia di fare la conoscenza anche dell’ultima volpe di casa Disney, ovvero: Nicholas "Nick" Wilde.

Una cosa che ho sempre sopportato poco dei film d’animazione della casa di produzione di quel ghiacciolo di Walt Disney sono le canzoni, motivo per cui ho trovato roba come “Frozen” una tortura a cui nessun possessore di cromosoma Y (ma non solo…) dovrebbe essere sottoposto, decisamente più nelle mie corde il “Marveliano” Big Hero 6, che ha in comune con questo “Zootropolis” l’uso di una sola canzone nel film, cantata dal famoso di turno, lì era la fighissima “Immortals” dei Fall Out Boys (no, non mi interessa parlare di chi cantava la versione in italiano, quindi scordate un mio commento in merito, non posso usare parolacce parlando di un film per bambini…) qui, invece, tocca a Shakira con la sua “Try Everything”, in linea con il tema del film, ma unico momento che avrei tranquillamente sforbiciato dal montaggio finale.


"Batti il pugno nasone, bro-fist del regno animale".
La trama è un vero spasso: la coniglietta (nel senso di giovane coniglia femmina, non di ragazza che vive nella Playboy mansion) Judy Hoops fin da piccola ha sempre sognato di fare la poliziotta, malgrado il suo destino di coltivatrice di carote sia già deciso dalla sua ansiosa e numerosa (più di 200 tra fratelli e sorelle) famiglia. Con perseveranza, ottimismo strabordante e un “Training Montage” iniziale che ricorda quello di Jodie Foster ne “Il silenzio degli innocenti” in versione Disneyana, la nostra eroina riesce a diplomarsi all’accademia e ad entrare nel corpo di polizia di Zootropolis.


Tipo "Scuola di polizia" ma con più coniglini tenerini.
Qui si trova subito ad affrontare i pregiudizi dei suoi colleghi (Jodie Foster e “Silenzio degli innocenti” l’ho già detto vero?) il corpo di polizia non pare il posto per un animale piccolo e tenero (non dite tenero ad un coniglio, non è politicamente corretto…) come lei, quando i suoi colleghi sono tutti rinoceronti, leoni o come nel caso del Capitano Bogo (in originale doppiato da Idris Elba) un grosso Toro.

Dirottata a fare l’ausiliario del traffico, la nostra Judy fa la conoscenza della volpe Nick Wilde (Jason Bateman), uno che vive di espedienti, dopo aver deciso di abbracciare tutti i luoghi comuni sulla brutta fama delle volpi. Un po’ per caso, un po’ per testardaggine, Judy riesce a farsi assegnare dal capitano un caso che nessuno vuol seguire: la sparizione del Sig. Otterton, per la nuda cronaca, una donnola…

Come da tradizione “Walter Hilliana” (ora chiedo all’accademia della Crusca se può essere considerata una parola), Judy ha 48 ore per risolvere il caso e se “48 Ore” deve essere, che “48 Ore” sia, il suo partner sarà proprio Nick Wilde, d’altra parte un coniglio e una volpe che collaborano, non sono più improbabili di Eddie Murphy e Nick Nolte.

Sono l'unico che sta pensando al Riccardo Cuor di Leone del "Robin hood" della Disney? Si? Ah ok...
“Zootropolis” s'incastra alla perfezione nella tradizione dei “Buddy cop movie” polizieschi, sfruttando al meglio le caratteristiche dei suoi antropomorfi protagonisti, la città è protagonista della pellicola e bisogna applaudire i ragazzi della Disney per il lavoro svolto, nel rendere credibile una grande città, popolata da animali che hanno rinunciato ai loro istinti di cacciatori per convivere in pace, il titolo originale del film, “Zootopia” rende ancora più l’idea dell’utopia rappresentata da questa città.

Città a misura di abitante, anzi, a misure, perché i vari quartieri sono strutturati per ospitare animali di diversa taglia, si passa dai quartieri “alti” per animali di grosse dimensioni, fino a posizioni di città in miniatura, come il quartiere dove vivono i topolini, in cui Judy poterà il caos con le dimensioni extra large, nemmeno fosse una Godzilla con le orecchie flosce a piede libero per Tokyo.


Questa genialata non potevo non metterla!
Trattandosi di un film Disney, non può mancare la morale di fondo, la più classica dei “Se puoi sognarlo, puoi farlo” che spinge la protagonista a non accettare il suo destino già scritto di contadina. Da questo punto di vista s'incastrano alla perfezione anche le famigerate “Tematiche importanti” (i recensori veri dicono così, vero?) come: l’integrazione, la discriminazione raziale e il bullismo.

Judy e Nick sono simili, ma opposti: entrambi sono stati vittime di bulli ignoranti, ma hanno reagito in modo differente, se canto le lodi di un film come Kung Fu Panda 3 capace di dare l’assist per spiegare le coppie di fatto ai bambini, devo dire “Bravò!” anche ai ragazzi della Disney, che qui fanno la stessa cosa con argomenti altrettanto importanti e (purtroppo) caldi.

Il tutto con una cura per il dettaglio notevole, i personaggi sono animati molto bene, così come i quartieri di Zootropolis, pensati per rispettare dimensioni e ambienti di origine delle varie specie animali (ghiacci, foreste pluviali, deserti e chi più ne ha più ne metta), inoltre, è divertente notare come gli animatori e gli sceneggiatori si siano impegnati a ripensare anche gli oggetti della nostra quotidianità, adattati ad un mondo di animali, il celebre logo del telefono con la "mela morsica", diventa una carota morsicata, giusto per fare un esempio.


"Non sei un po' bassa per appartenere al corpo di polizia?".
La sceneggiatura funziona, non ho notato grossi buchi o scivoloni, l’unico difetto forse è il fatto che non è proprio impossibile capire l’identità del colpevole, ma tutto sommato è un difetto secondario tenendo a mente il target a cui il film si rivolge… Sono sicuro che i bambini siano arrivati alla mia stessa conclusione in metà del tempo.

In un film che potrebbe essere considerato quasi un noir per i più piccoli, non manca la commedia, è naturale che con una città piena di animali che fanno cose da umani, l’umorismo venga fuori da solo, ma bisogna anche saperlo sfruttare e qui è facilissimo puntare (lentamente) il dito verso lo spassoso bradipo Flash, geniale fin nella scelta del nome, un personaggio che monopolizza il minutaggio, ma solo per via della sua lentezza congenita, inutile sottolineare quanto sia geniale mostrare un ufficio pubblico (in questo caso la motorizzazione) gestita da impiegati Bradipi, siamo Italiani, abbiamo fatto tutti la coda in posta o all’anagrafe… E con questa mi sono garantito un'attesa eterna alla mia prossima fila, ciao amici impiegati pubblici! Vi voglio tanto bene! Da grande ho sempre voluto essere come voi!


Nella mia prossima coda alle poste almeno spero di conoscere lui!
Nel tentativo disperato di uscire da questa graticola in cui mi sono buttato, posso dire che anche gli spettatori maggiori di anni sei, potranno divertirsi molto, grazie alla citazioni sparse per il film, inutile dire che il (fantastico!) Mr. Big non fa altro che citare in continuazione “Scarface”, ma soprattutto “Il padrino”. Senza fare rivelazioni sulla trama, anche i fan di “Breaking Bad” come me avranno pare per i loro denti, oltre alle citazioni più facili in assoluto, tenete lo orecchie dritte, nel film sono citati anche Walter e Jesse, nomi di certo non scelti a caso.


"Un giorno, e non arrivi mai quel giorno, ti chiederò di ricambiarmi il servizio...".
Ma se proprio devo dirla tutta, la volpe Nick Wilde, più che al Robin Hood della mia infanzia (facciamo anche miglior film su Robin Hood di sempre?) ricorda anche molto, fin dal cognome, il (fantastico) Mr. Fox di Wes Anderson, quello che con notevole faccia da schiaffi diceva di se stesso: “I’m a Wild animal”.


"Sono Nick Wilde, rubo ai ricchi per dare a me stesso".
Tirando le somme: il 55esimo classico Disney per quanto mi riguarda è promosso, anche se ho trovato curioso che nella versione italiana, abbiano deciso d'inserire nei titoli di coda, i nomi dei doppiatori italiani e non di quelli originali (cosa che mi pare anche sensata) per tutti i personaggi tranne uno, ovvero Gazelle, per lei compare il nome di colei che la doppia (anche nella parte cantata) in lingua originale, ok che il nome Shakira smuova nelle mente degli spettatori più di quello di Ilaria Stagni, ma questa disparità di trattamento avrebbe fatto indispettire anche Judy Hopps! 

6 commenti:

  1. Ammazza che bei disegni! Viva le volpi protagoniste ^_^

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    1. Il design dei personaggi è fighissimi, temevo un film caramelloso, invece mi ha divertito, poi una volpe come protagonista, mi compra sempre facile ;-) Cheers!

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  2. Sono contento che ti sia molto piaciuto.
    La Disney sta vivendo un bel periodo di qualità, ammetto che sono felice di tutto ciò :)

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    1. Mi aspettavo qualcosa di caramelloso, non è il capolavoro di cui si parla in giro ma funziona, la Disney ha il suo stile inutile che cerchi di imitare altri ;-) Cheers

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  3. Io l'ho già detto e mi ripeto, ma ancora più dei personaggi mi sono piaciute le architetture!! perché, perché non si possono avere dei grattacieli fighi come quelli di Zootopia?
    Posso dire che cambiare la genialata Zootopia in Zootropolis è una cretinata bestiale? Che magari, se per puro caso, qualche bambinetto scopre che Utopia è una città immaginari, che è esistito un tipo di nome tommaso Moro (O thomas Moore), e che esiste il greco antico e che Utopia vuol dire NON LUOGO, dico SE il bambinetto di cui sopra scoprisse tutto cio' o una sua parte, non morirebbe? (giuro!)
    Vabbe', mi prudevano le dita.

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    1. Ti ho letta e concordo con te, inoltre la Bara è un ufficialmente schierata contro il prurito alle dita. Detto questo sono convinto che nessun bambino ne sarebbe rimasto turbato, il cospiratore in me teme che Zootopia suonasse troppo simile a Zoofilia, mi rifiuto di credere che ci siano dei decerebrati in grado di confondere le due cose, ma so anche di cosa siamo capaci in questo strambo Paese a forma di scarpa, dove il prossimo classico Disney si chiamerà “Oceania” e non “Moana”… A pensar male si fa peccato lo so, ma conosco i miei polli ;-) Cheers

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