giovedì 31 marzo 2016

Nina Forever (2016): Finché morte non ci separi (forse)


Quando comincia una storia d’amore, arriva l’inevitabile momento in cui bisogna fare i conti con gli e le Ex. Certo, se la Ex è da intendere anche come “Ex vivente”, le cose dovrebbero essere più semplici, no? Ecco, no.

Holly (Abigail Hardingham, intravista di sfuggita in Broadchurch) ha 19 anni, lavora in un supermercato, ma studia per diventare paramedico, è affascinata da due cose nella vita: la morte e il giovane Rob (Cian Barry), collega di lavoro dal passato tormentato, la sua fidanzata è diventata ufficialmente ex (viva) dopo un incidente in moto, Rob guidava ed ora ha solo sensi di colpa e una fama di tenebroso inconsolabile.

La bella Holly e  Rob si annusano, si piacciono e finiscono a letto a fare l’amore. Un momento intimo in cui non si dovrebbe pensare alla ex, tranne per il fatto che la ex Nina (Fiona O'Shaughnessy) non ne vuole sapere di essere considerata tale e ciccia fuori, non in senso metaforico, ma esce fisicamente dal letto, in un tripudio di lenzuola macchiate di sangue. Qui inizia la rumba di “Nina forever”, il più classico di lui, lei l’altra, in cui di classico non c’è davvero niente, mi verrebbe da aggiungere: per fortuna!

“Nina forever” è etichettato ovunque come una “British horror comedy”, British è facile perché si tratta di un film inglese, l’horror è garantito da Nina, fredda e defunta che come un poltergeist imbratta tutto di sangue, invece che di ectoplasma ad ogni apparizione, sulla parte “comedy” lasciatemi l’icona aperta perché tocca andarci con i piedi di piombo.


Si vede chiaramente che è una commedia vero?
98 minuti spaccati, ma il ritmo “calma calma” che pare inevitabile se vuoi che il tuo film faccia il giro dei film festival, cosa che l’esordio dei fratelli Ben e Chris Blaine (che scrivono e dirigono) non ha mancato di fare. Se poi la trama vi ha fatto pensare ad un'altra “horror comedy” incentrata su un triello lui, lei e l’altra (morta), tranquilli, “Nina forever” va per una strada tutta sua rispetto all’ultima fatica di Joe Dante.

Per tutta la prima parte “Nina forever” sembra un grosso METAFORONE sugli amori che nascono e della difficoltà di emanciparsi dall’ombra di una storia precedente, il tutto utilizzando il genere horror, per parlare dei rapporti di coppia, il che potrebbe essere una chiave di lettura, ma i fratelli Blaine non si limitano a questo.

Holly, non potendo liberarsi dell’onnipresente rivale, per amore cerca la via pacifica, si fa tatuare “Nina forever” sul corpo proprio come aveva fatto Rob prima di lei e se pace deve essere, che sia molto pacifica, quindi tutti e tre appassionatamente nel letto intenti a fare cose a tre, oddio appassionatamente! Per quanto il corpo morto e senza vita (quindi senza possibilità di avvertire nessuna sensazione) di Nina permetta.


Lui, lei e il cadavere dell'altra.
Nel tentativo di avere la meglio sul ricordo (idealizzato) di Nina, Holly le tenta davvero tutte, anche di farsi accettare dai genitori della ragazza, rimasti in ottimi (pure troppo!) rapporti con Rob, sono proprio i genitori i due personaggi più drammatici del film, costretti ad affrontare il dolore più grande, sopravvissuti alla loro figlia.

Voi direte: "Ma non era una commedia?". Eh, lo so, abbiate pazienza, perché poi le cose si complicano, Rob in tutto questo sembra un pugile suonato più debole del “sesso debole” (mai definizione fu più farlocca e irritantemente sminuente), quindi Holly prende il comando e passa all’offensiva. Va a convivere con Rob, apportando le necessarie modifiche alla casa, le lenzuola bianche che si imbrattano di sangue ad ogni nina-manifestazione? Via! Le mettiamo rosse, che come insegna Deadpool non fanno vedere il sangue. Il colore delle pareti è il preferito di Nina? Ottimo, tinteggiamo tutto.

Più Holly si impegna a cancellare le tracce della rivale, più Nina si manifesta come una versione nuda e insanguinata di Bettlejuice lasciando ematiche tracce con mal celato spregio. Le due donne iniziano una lotta quasi fisica, una sporca per il gusto di farlo, agente del caos, l’altra cerca di tener pulito, tipo il mio cane ed io.


"Mi piace come hai arredato? Gran gusto".
Pian piano “Nina forever” passa da metaforone sulle ex, ad un film che parla dell’attrazione morbosa per la morte, mentre l’entusiasmo, anche quello espresso orizzontalmente, tra Holly e Rob va a picco come l’indice Dow Jones, Holly capisce che Nina è destinata a restare (spiegato tatuaggio e titolo) e probabilmente avete anche capito come prosegue e finisce il film, tenendo a mente che è comunque un horror non è proprio impossibile intuirlo.

Il ritmo lento, le riflessioni sulla morte, sull’andamento di un rapporto, sulle ossessioni maschili e femminili, tutto bello, profondo e suddiviso su vari piani di lettura, ma perché “comedy”? Ci ho messo un po’ anche io che sono sempre sensibile a tutto quello che diverte, una scena in particolare è stato il mio personale “Click” con questo film. Holly e Rob litigano, lei prende il bus notturno (vuoto) e si siede accanto all’unico passeggero nel tentativo di depistare Rob, il ragazzo occupa il primo posto libero, i due parlano dei fatti loro e il povero pendolare alza il dito e chiede a Rob: “Vuoi sederti qui?”. Ecco perché sul bus bisogna leggere o ascoltare la musica.

Qui capisco che l’umorismo in “Nina forever” è presente, nemmeno in piccola parte, ma è “British” e soprattutto nerissimo, il tipo di umorismo che piace a me. D’altra parte le apparizioni di Nina, nuda e sanguinolenta per tutta la durata del film, diventano sempre più insistenti, ironiche al limite del provocatorio, come la scena di sesso sulla tomba e da questo punto di vista Fiona O'Shaughnessy (non si esce vivi dalla pronuncia di questi cognomi irlandesi…) è bravissima.


Dammi una lametta che mi taglio le vene...
Passa dal registro horror, a quello drammatico senza colpo ferire, indossa la sua pelle come un vestito da sera e scivola fuori da sotto il letto come il mostro che turba i sogni notturni (infatti Holly controlla sotto il letto prima di dormire), diventa con il passare dei minuti una “Spiritella porcella” quasi tenera, quasi simpatica, quasi bella per essere così defunta. Ho passato il tempo a chiedermi dove l’avevo già vista, avevo quasi gettato la spugna e poi mi sono ricordato, “Where is Jessica Hyde?” si chiedevano in “Utopia”, ecco dov'era finita!

L’altra metà del cielo e del film è Holly, Abigail Hardingham (“Salute” cit.) ha le occhiaie che fanno subito gotica, le curve generose e il broncetto della ragazza della porta accanto, non ha il fascino della cattiva, ma si fa il tifo per lei e per 98 minuti è al centro delle nostre attenzioni di spettatori, come le migliori eroine dei film horror.


"E' la nuova stagione di Utopia?" , "Guarda che quella l'anno cancellata quando sei morta...".
Insomma, bravi Ben e Chris Blaine, brave le protagoniste, in un film che fa ridere un po’ se sapete dove guardare (e siete in vena), ma fa riflettere molto, sulla morte, sul “Chi muore giace e chi vive si dà pace” sì, però provaci se ci riesci.

A chi lo consiglierei? A chi non si lascia impressionare, non tanto dal sangue, ma dal ritmo lento, se avete pazienza troverete un film che unisce eros e thanatos nel vero senso della parola e sa parlare di quello che Doc Brown avrebbe definito il grande mistero dell'universo: le donne.

Avercene di strambi esordi cinematografici come questo, avercene a coppie.

10 commenti:

  1. Sembra roba buona! Dopo "Life After Beth" mi intrigano queste storie d'amore con zombie ;-)

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    1. “Life after Beth” (titolo geniale!) era più commedia indie, anche se devo dire che ho riso pochino, questo è roba buona perché riesce ad essere dramma, horror, e commedia (se ti piace il tipo di umorismo) mi è sembrato più completo, e senza nulla togliere alla guardabile Aubrey Plaza, ho trovato le due protagoniste di “Nina forever” anche più carucce, ma qui siamo in piena zona soggettività ;-) Cheers!

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    1. Non mi aspettavo molto, ha un ritmo da film festival, ma alla fine mi è piaciuto un sacco.
      E' strambo il giusto per piacere ;-) Cheers

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    1. Non lo definirei un film morboso, forse è morbosa la fissazione per la morte dei protagonista, ma è anche amara. Splatter non direi proprio, la prima volta che spunta il sangue pensi: “Ma cosa…?”.

      Poi l’elemento horror aiuta a riflettere, o anche a sorridere, se sei in vena di questo umorismo nerissimo ovvio. Insomma è tante cose, ma gestite bene. Cheers!

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    1. Si, anche solo per farsi un idea e dire "Non è il mio genere" ma una visione la merita. Cheers!

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  5. Non so, gli horror troppo umoristici non mi fanno impazzire. ..
    Poi se mi dici "no splatter" mi tocca farci un bel crocione sopra. Per me l'horror, Lovecraft permettendo, è perlopiù sangue e viscere :D

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    1. No no, guarda, per arrivare a vedere qualcosa di un po’ umoristico, ho dovuto aspettare metà film.
      Non è una commedia horror tutta ridere, anzi è molto drammatico a tratti quando parla di lutti, di viscere nemmeno l’ombra, però Nina sparge parecchi litri di sangue. Sul tema “ritornati” questo film dice la sua in modo originale ;-) Cheers

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