martedì 8 marzo 2016

La tigre e il dragone 2 - La spada del destino (2016): Ecco, questo già somiglia di più ad un Wuxia


Lo dico subito: ogni volta che Ang Lee sforna un nuovo film, raramente me lo perdo e il più delle volte mi piace anche, senza ripercorrere tutti i titoli del regista, vi basti sapere che ho apprezzato anche la sua ultima fatica del 2012, “Vita di Pi”.

Ma nella filmografia del regista ci sono due titoli molto strambi per la media delle sue pellicole, il primo è “Hulk” (2003), un film che ho apprezzato e che, comunque, è ancora molto meglio di quella porcata con Edoardo Anti-Virus, malgrado gli evidenti difetti era un film e no, non mi riferisco all’utilizzo massiccio di split screen, pensavo più che altro ai barboncini potenziati ai raggi gamma, non fatemici pensare, ancora mi sento in imbarazzo…

L’altro titolo con cui ho un evidente problema è “La tigre e il dragone”, un titolo che per qualche ragione misteriosa, viene ancora erroneamente considerato come la pietra angolare del genere Wuxia. Uscito nelle sale nel 2000, ha generato un'isteria di massa tra pubblico e critici, finalmente felici di poter parlare di un film di arti marziali “serio”, diretto da un regista con un nome semplice da pronunciare, da lì in poi è stato un tripudio di attori legati a cavi per svolazzare in tutti i film per almeno un lustro, se non qualcosa di più.


Ecco cosa ricordo del primo film, un utilizzo improprio degli alberi...
Ai tempi sembrava che “La tigre e il dragone” avesse scoperchiato un oscuro vaso di Pandora, tutti i critici seri e impegnati del pianeta, che per convenzione immagineremo con la pipa mentre sorseggiano liquore invecchiato, poterono finalmente parlare bene di un film di arti marziali, dove le arti marziali erano quasi totalmente accessorie, soffocate da un lirismo inutile. Il trionfo di tutti i cinefili seri che pensano che i film di menare siano cinema spazzatura, un genere che necessiti per forza di un'iniezione di contenuti aulici per essere nobilitato. Sarà... Ma non mi sono mai sentito in colpa guardando un bel film di genere fatto come si deve…
Tutto quello che ricordo di quel periodo di follia di massa, si riassume in un aneddoto, il Wuxia, come l’anello del potere Tolkeniano, nell’anno 2000, arrivò nella mani del più improbabile dei portatori: mia madre.

Mia madre, donna di antichi valori completamente all’asciutto di cinema di menare, ma anche di tutto quello che proviene dall’Oriente, decide di andare nel cinemino locale del nostro nebbioso e sonnolento paesello a vedere “La tigre e il dragone”, ipotizzò convinta dalla presenza nel film di colui che mia madre definisce “Quel bell'uomo che ha fatto quel film là”, che tradotto dal “Mia madrese” vuol dire Chow Yun-Fat nel film “Anna and the King” con Jodie Foster, pellicola stravista dalla mia genitrice in tutti i (molteplici) passaggi televisivi.


Quel bell'uomo di Chow Yun-Fat.
Personalmente, già allora non ero molto convito se vedere o meno il film, l’ultima spallata arriva proprio da mia madre, che riassume il film in una frase che grossomodo suonava così: “Dai è bello, c’è il deserto, tutti questi scenari belli, poi si fanno questi salti, però è come una favola”. Mia madre, la stessa che l’unica volta che ha mangiato in un ristorante cinese, di fronte ad un piatto di riso cantonese, ha chiesto se poteva avere del parmigiano da grattugiarci sopra, generando un mezzo incidente diplomatico con la Cina (storia vera), aveva capito il genere Wuxia meglio di tutti i critici con la pipa di cui parlavo sopra. Divertimento, una certa componente giocosa, ma soprattutto favolistica, il Wuxia alla fine è tutto qui.

Per la nuda cronaca, alla fine andai a vedere il film, di quella visione ricordo zompi e zompetti diretti senza voglia, una storia di persone che “Fanno cose e vedono gente”, tutti alla ricerca della spada chiamata “Destino verde”. Da allora non ho più rivisto il film, incrociandolo in qualche passaggio televisivo, tendenzialmente dopo 10 minuti ho sempre cambiato canale causa noia. Dopo aver approfondito la mia conoscenza del genere, a distanza di anni ancora non capisco come questo “Wuxia for Dummies” possa davvero essere considerato un titolo fondamentale di questo antico genere.

Potete capire che il mio interesse per questo secondo capitolo fosse abbastanza limitato, alla fine mi sono fatto tentate da Netflix, ma più che altro dai nomi coinvolti, la leggenda Yuen Woo-ping alla regia, Michelle Yeoh di nuovo nel ruolo di protagonista, con l’aggiunta nel cast di Donnie “Superego” Yen.


"L'Avete visto il finale di 'Karate Kid' vero?".
Se Ang Lee con i film di menare non ha mai avuto nulla a che fare, Yuen Woo-ping è la storia dei film di arti marziali, il suo esordio alla regia risale al 1978, con due titoli da nulla come “Il serpente all’ombra dell’aquila” e “Drunken Master”, solo il film che ha lanciato l’allora 24enne Jackie Chan, il secondo artista marziale più famoso anche in Occidente dopo sua Maestà Bruce Lee. Nei film di Yuen Woo-ping hanno recitato tutti i più grossi nomini del cinema di menare, Sammo Hung, Jet Li, ma anche Michelle Yeoh e Donnie Yen, “Iron Monkey” era una bomba clamorosa…

Più di recente Yuen Woo-ping è diventato il consulente alle coreografie di tutti i film di botte, o presunti tali, sfornati negli Stati Uniti nei primi anni 2000, voluto da Tarantino per “Kill Bill” e rubato dai Wachoschi(fo) per la saga di “Matrix” e quella porcheria di film sui Ninja da loro prodotta, ma anche consulente proprio per “La tigre e il dragone”, beffa delle beffe, il film che ha fatto scoprire il Wuxia a noi omini e donnine senza gli occhi a mandorla.

Il cerchio viene finalmente chiuso ora che Yuen Woo-ping è stato chiamato per dirigere questo sequel, che di certo non verrà ricordato come il Wuxia definitivo, però l’ho trovato mille volte più divertente del capitolo precedente.

Scritto dall’americano John Fusco, il film sfoggia di nuovo delle bellissime location, il tempo di dire, “Vah che posti fighi che ci sono in Cina” e ho scoperto che lo hanno girato in Nuova Zelanda, digerito il trauma di trovarmi di fronte ad attori orientali che recitano in lingua inglese (ero già pronto per godermi la musicalità delle parole cinesi), mi sono trovato di fronte ad un prodotto fatto da Americani (produce Netflix) per Americani, che infatti in Cina non è stato apprezzato e che se non s'intitolasse “La trigre e il dragone” probabilmente non avrebbe nemmeno tutte queste occidentali attenzioni su di sé. Ma, in ogni caso, se dovessi consigliare a qualcuno in titolo facile da reperire, per capire cos’è il Wuxia, mi sentirei molto più a mio agio ad indicare questo sequel, piuttosto che il primo capitolo.


Compagnia aerea Wuxia, basta un cavo e voli in prima classe.
Tratto dal racconto “Iron Knight, Silver Vase” di Du Lu Wang, la trama ruota ancora intorno al mito del Destino verde, spada mitica scomparsa dai radar da anni, ma più che altro si concentra sui personaggi, di Michelle Yeoh, nuovamente nei panni di Yu Shu-Lien e il nuovo arrivato Silent Wolf (Donnie Yen), promesso sposo di Shu-Lien che ha mancato l’appuntamento con l’altare, perché, beh… Era un po’ morto, ma ora sta molto meglio, tranquilli.

Attorno a queste due vecchie glorie ci sono i giovani, Wei-Fang (Harry Shum Jr.) e Snow Vase (Natasha Bordizzo): il primo è un belloccio noto a chi di voi segue “Glee”, la seconda una neo zelandese di madre orientale e padre italiano (quel cognome parla chiaro). Due che possiamo considerare marzialisti più o meno come io mi posso considerare esperto di fisica termonucleare. Dire legnosi e fuori cast sarebbe fargli un complimenti, ma come tappezzeria intorno a Yeoh e Yen vanno più che bene.


"Per il potere di Grayskull!".
Sì, perché lo spettacolo lo fanno tutto loro, Michelle Yeoh è in gran forma, invecchiata magnificamente come solo le donne orientali possono permettersi di fare, è ancora qui, appesa ai cavi a svolazzare e a far librare la sua arma, nella parte di un maestro di arti marziali, capace di staccare coppini (e far vergognare come dei ladri) a tutte le protagoniste di film “Young Adult”, costruite a tavolino per il pubblico di questa parte di emisfero terreste.


"Il primo che si muove lo rispedisco con un calcio a rivedersi tutta la serie di Hunger Games".
Ma il migliore, come sempre, resta Donnie Yen, anche lui ormai non proprio un ragazzino anagraficamente parlando, ma in grande forma e con la solita faccia “di tolla” che lo ha sempre caratterizzato, per chi di voi non lo conoscesse vi racconto una piccola storiella su di lui, che vi farà capire di che razza di personaggio stiamo parlando. L’uscita del terzo capitolo (che attendo molto) della saga di “Ip man” avrebbe dovuto uscire in patria nei primi mesi del 2016, per non sovrapporsi all’uscita mondiale di un film che voi (io no) stavate aspettando molto, una cosina di cui potreste aver sentito parlare intitolata Star WarsEpisodio VII: Il Risveglio della Forza.

Quando i produttori hanno comunicato questo dettaglio a Donnie Yen lui ha risposto: “Star cosa esce prima del mio film? Non so cosa sia, non mi interessa, fate uscire il mio film a dicembre”, risultato: la Disney ha dovuto aspettare che Episodio VII uscisse in Cina, ultimo Paese al mondo dov'è stato distribuito, per vedere se erano davvero riusciti nell’impresa di diventare il più grosso incasso della storia del Cinema. Donnie Yen, l’uomo che ha messo in panchina Episodio VII!


"Star cosa? Mai sentito nominare, non la mangio io quella roba...".
Per la nuda cronaca, provate ad indovinare chi è stato assoldato dalla Disney, per entrare a far parte del cast dello spin-off di Star Wars, “Rouge One”? Proprio Donnie Yen, per la serie: se non puoi batterli, fatteli amici…

Donnie Yen dimostra di essere quello che ha capito meglio la filosofia del film, lo scontro nella foresta, con Silent Wolf e i suoi quattro alleati, contro mille mila avversari riassume da solo il senso di questo film e, probabilmente, del genere Wuxia: spettacolari coreografie, doppi calci volanti resi possibili dai cavi, per uno spettacolo visivo che non fa che sottolineare la natura favolistica di questo genere. Il tutto condito dal faccione compiaciuto di Yen, che ha l’aria di uno che pensa: “Se se, mi hanno fatto indossare i cavi per contratto, ma io ‘sta roba la faccio tutte le mattine prima di fare colazione”, non credo basti tutta la Cina per contenere il suo super ego!

“Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny” dura un’ora e mezza sparata, è intervallato da combattimenti divertenti e spettacolari, che arrivano a cadenza periodica ogni cinque minuti, forse anche meno, alcuni davvero bellissimi, come lo scontro Ninja, tutto eseguito senza fare nemmeno un fiato per non essere scoperti. Insomma, nemmeno questo è il titolo definitivo del genere Wuxia, non credo che mia madre andrà a vederselo su Netflix (ma non è detto…) e molto probabilmente non piacerà ai critici con la pipa perché non è sufficientemente aulico ed impegnato, ma personalmente se questo dovesse passare in tv probabilmente lo riguarderei, non posso dire la stessa cosa del film di Ang Lee.

24 commenti:

  1. è da un po' che lo punto su netflix, non sono attratto dal genere ma almeno i paesaggi neozelandesi mi dovrebbero piacere... :-)

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    1. Anche io ho temporeggiato, alla fine mi sono fatto convincere, la Neo Cinelandia poi fa sempre la sua porca figura ;-) Cheers!

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  2. Preambolo 1) Avendo sempre trovato "troppo demente" il Wuxia, mio malgrado, La tigre ed il Dragone" costituisce a tutt'oggi un valido ibrido da intrattenimento con un occhio solo.
    2)Come somiglia la tua madre alla mia, sto ancora ridendo
    3) Il cast tecnico è DAVVERO interessante e mi fa propendere per una visioncella.

    Preambolato a dovere, dico solo che è un film mostruosamente fuori tempo massimo. Come prodotto americano ma travestito cinese (per altro con lo stesso "deus ex-menare" a conferire ipercinecità) consiglio "Man of Thai Chi".

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    1. Quella volta si è sfiorato l’incidente diplomatico serio ;-) Il cast merita, e alla fine mi sono divertito, poi dura davvero poco. Ance secondo me è molto fuori tempo, “Man of thai Chi” non era davvero niente male, il film con cui Keanu Reeves ha riguadagnato molto punti stima, e Tiger Chen resta ancora oggi uno dei nomi più fighi mai sentiti in un film ;-) Cheers!

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  3. Post grandioso, non ho visto il film ma sottolineo tutto ciò che hai scritto del primo titolo.
    Ho un serio problema coi wuxiapian sin da quando negli anni Novanta mi aggiravo come un drogato per videoteche, in astinenza da film di menare. "Mani che ti picchiano ripetutamente" Figo! Corro a casa con la bava alla bocca, metto play... e tutti volano senza menarsi. Maledizione!
    "Calci che ti aprono in tre col resto di due", metto play, gente che vola e non si mena. "Bruce Li e Bruce anche Qui", gente che vola. Morale: il 90% dei film di menare asiatici usciti in Italia fino ai primi Novanta è un wuxia mascherato! Quanto li odiavo: perché devi promettermi botte per poi darmi un film dove storicamente non si mena nessuno? Si fa solo a spadate o al massimo a bastonate. ..
    Il film di Ang Lee è stata l'ennesima prova di revisionismo italiano: tutti conoscevano il wuxia perché almeno una volta avevano affittato uno di quei film per sbaglio, o li avevano visti nei canali regionali che li mandavano a getto continuo, poi invece sono caduti dal pero.
    Chiudo con una nota: è bruciante l'interesse per questo filmetto seguito a totale silenzio su un capolavoro come Hero, che sebbene sia una vergognosa propaganda revisionistica cinese è comunque un vero prodotto locale e non una marchetta americana. Oltre che u capolavoro visivo: un suo solo fotogramma vale tutto Crouching Tiger!

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    1. P.S. Donnie Yen è la più grande star marziale vivente, sia perché combatte in video dagli anni Ottanta senza mai fermarsi o fingersi "attorone", sia perché ha capito subito che il cinema americano l'avrebbe smerdato, come ha fatto con Jackie e Jet Li, e se ne è allontanato subito. Credo poi sia l'unico a cui Sammo concede l'onore di menarlo :-D

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    2. Ci pensavo stamattina lungo la strada per il lavoro (pensa a che cacchio penso io quando vado a lavorare…) “Hero” era molto più figo, vero anche che ai tempi martellarono abbastanza con quel titolo, perché aveva ricevuto il benestare anche di Quentin Tarantino (basta la sua parola a far decollare anche un filmino della cresima), eppure il film era molto figo, la battaglia combattuta nella mente dei duellanti, prima che nella realtà era una scena davvero fantastica! ;-) Concordo su tutto il tuo discorso sui wuxia, anche io preferisco i film dove si menano senza svolazzare, ma nel 2000 con il film di Ang Lee, tutto andò completamente fuori controllo ;-) Cheers!

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    3. Sammo si è fatto menare da tutti tranne che da Donnie Yen, probabilmente gli avrà fatto saltare la mosca al naso ;-) Cheers!

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    4. Si può usare una becera e sentita bestemmiona con protagonista la madonna anzichè "quotone",per ciò che ha scritto Lucius? Ci starebbe...

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    5. Anche tu rimanevi costantemente deluso dai film che promettevano menare e invece si volava? :-P

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    6. Sono d’accordo, tutto quello che si può dire male della Signora Veronica Ciccone è ben accetto ;-) Se menare deve essere che menare sia, va bene la tradizione, ma il wuxia va bene a piccole dosi ;-) Cheers!

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    7. @Lucius: esattamente.
      @Catz: l'ho scritto minuscolo, quindi è l'altra ;X

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  4. Ma davvero è uscio il sequel? Caspita, buono a sapersi...

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    1. Ora lo sai, lo trovi su Netflix e non se non sbaglio in contemporanea con i cinema ;-) Cheers!

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  5. mah, a me la tigre e il dragone non era dispiaciuto per nulla, faceva molto periodo "verde" di ang lee, pero' alla fine il wuxia più favolistico rimane un altra cosa... ricordo un film che passavano spesso su MTV ma di cui mi sfugge il nome, fatto in cina per i cinesi, che bello era! e si', vero, la gente non si menava tanto, ma per me non era un grosso problema. Era bello, e tanto bastava. Di Zang Yimou forse non è più wu-xia la foresta dei pugnali volanti? Tutti e tre i film (foresta, hero, città proibita) hanno un filo conduttore molto politico e molto contemporaneo, ma fanno bene anche la favola con la gente che "fa finta di menarsi e vola". E si', possono essere contenti pure i sapientoni con la pipa.

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    1. Ricordo un intervista ad Ang Lee in cui diceva "Hulk è il mio nuovo Destino Verde" ;-) "la foresta dei pugnali volanti" già mi piaceva di più, le scene di lotta erano fatte meglio, secondo me la questione è che Lee non aveva il background giusto per un Wuxia, infatti ha sempre fatto cose differenti, che comunque ho apprezzato, se lo si valuta come un film "di menare" si resta delusi, Ang Lee secondo me sa fare altre cose, infatti anche "La città proibita" lo si guardava per tutti gli intrecci politici ;-) Cheers!

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  6. E dire che io "La tigre e il dragone" l'ho sempre amato, al di là che col vuxia centra come i cavoli a merenda ^^'
    Di questo sequel ne avevo sentito parlare, ma non è che mi stuzzicasse particolarmente l'idea. Magari in questo periodo che ho voglia di cose leggere ci darò un'occhiata :)

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    1. Questo potrebbe piacerti, se non altro porta avanti la storia della protagonista, aggiungendo anche qualcosa, e poi dura poco e ha un ottimo ritmo, il che non guasta mai ;-) Cheers!

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  7. VISTO IERI: ma quanto cazzocazzo di Peter Jackson c'è nelle inquadrature??? Vabbè la NZ, ma pure le musiche e le carrellate panoramiche!!!! (per il resto d'accordissimo sul giudizio rispetto al primo)

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    1. La Nuova Zelanda non credo che si riprenderà mai dal “Signoredeglianellisimo” Jacksoniano, si aggira proprio nell’aria ormai ;-) Cheers!

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    2. No s'aggira nel PIL neozelandese in maniera percentualmenbte pesante, se non lo sai. peterone ed il Ministero dell?Economia Neozelandese giocano a tresette ogni giovedi.

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    3. Non stento a crederlo, ho scoperto che hanno una compagnia aerea con i personaggi Tolkeniani di Jackson sulla fiancata, e fanno tour per portare i turisti a vedere Hobbiville (Storia vera). Per il resto penso che la Nuova Zelanda (“Perché c’è anche una vecchia Zelanda?” Cit.) sia così bella che se tiri due foto con lo smart-Telefono, ti recapitano a casa una nomination come “Best Director” per una festa Losangelina di fine Febbraio ;-) Cheers!

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    4. https://it.wikipedia.org/wiki/Zelanda

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    5. La vecchia Zelanda! La prossima volta che Michael Madsen lo chiederà sapremo cosa rispondere ;-) Cheers!

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