giovedì 11 febbraio 2016

Fargo - Stagione 2: This is a true story (più o meno)


Arrivo un po’ in ritardo a commentare questa seconda stagione, ma sono contento di essere riuscito (un po’ a fatica lo ammetto) a vederla, perché il risultato finale supera di un paio di lunghezze la prima stagione, ma anche altre serie tv, forse più blasonate.

Avevo apprezzato la prima stagione della serie creata da Noah Hawley, ma senza unirmi ai cori di giubilo a cui ho assistito, per descrivere cosa pensavo della prima stagione ho utilizzato quel simpatico modo di dire Yankee (evidentemente non amanti dei gatti) che recita: “There is more than a way to skin a cat”. La serie tv mi sembrava un altro modo per fare la pelle al micio, rispetto al film omonimo dei fratelli Coen che ritengo ancora superiore. Una volta mostrata la via (nella neve) Noah Hawley non ha dovuto fare altro che seguirla, il risultato è stata una bella stagione, con un notevole e vistoso calo nella parte centrale, che in soldoni era solo un altro modo per fare la pelle al gattone, recitato magnificamente da Martino Uomolibero e Billy Bob Thornton, ma ancora troppo legato allo schema originale creato dai Coen.

Nella seconda stagione, invece, Noah Hawley porta la sua storia in altri lidi, pur dimostrando di aver assimilato la lezione dei fratelli del Minnesota, che restano il punto di riferimento, per il cinismo, gli ammazzamenti brutali, l’umorismo nero, il caos che domina le vite dei protagonisti e… Gli UFO. Cercherò di restare sul vago, ma vi avviso per correttezza, da qui in poi possibili avvistamenti di oggetti volanti non identificati anche noti come: SPOILER!


"Signora, ho fatto un etto e mezzo, che faccio? Lascio?".
In questa seconda stagione, “Fargo” passa dall’essere una serie focalizzata su Lester e Lorne Malvo, a qualcosa di più corale, a mio avviso, riesce a piazzare un paio di coppini a mano aperta sulla nuca di una delle sue dirette rivali, ovvero True Detective (AKA Detectiveri), la cui prima stagione era una gioia, ma molto legata ad un protagonista (facciamo due via) già destinato ad andare via. Il risultato è che a parità di storia corale con più personaggi, Fargo 2, batte True Detective 2, a mio avviso nemmeno di poco.

Ambientare la storia nel 1979 può sembrare un vezzo per darsi un tono, in realtà è un'idea brillante che paga sempre più dividenti con lo scorrere (lento) degli episodi, l’America di fine anni ’70 era un posto dove il fantasma della Guerra in Vietnam e della questione Indiana erano ancora vivi, così come le lotte per l’emancipazione femminile, un periodo storico che ha rappresentato una totale rottura con quel paradiso di casa-con-recinto-bianco che erano gli anni ’50. Ogni personaggio di questa serie, a suo modo rappresenta questo cambiamento, infatti i tre personaggi più riusciti risultano essere il poliziotto senza macchia e senza paura Lou Solverson (Un bravissimo Patrizio Pallone che ultimamente non sbaglia un colpo), la Signora Peggy Blumquist con i suoi sogni di gloria (Kirsten Dunst bravissima) e l’indiano Ohanzee, a mio avviso il vero protagonista della serie.


"F.P.D. mani in alto! Se ti muovi ti freddo...".
Ho trovato molto significativo il fatto che il portatore della speranza in un'epoca così difficile, sia rappresentato dal lanciatissimo Governatore Ronald Reagan, ora, proviamo a pensare al protagonista di “I pascoli dell’Odio” solo come un personaggio di questa serie e non il (controverso) presidente degli Stati Uniti che tutti conosciamo (anche solo dai libri di storia). Colui che qui rappresenta la speranza per un futuro migliore è un attoruncolo che non solo non ricorda le trame dei film a cui ha partecipato, ma pretende di paragonare le sue esperienze militari fasulle da attore, alle vere esperienze dei reduci. Un affabulatore, bravissimo a sorridere, stringere mani e fare discorsi commoventi, ma pur sempre un venditore di fumo e in questo ci vedo molto del cinismo tipico dei Coen. Il colpo di genio è far interpretare il personaggio a Bruce “The King” Campbell, che da Re dei B-Movie, con quella sua faccia di gomma, non può che essere la scelta migliore per un personaggio del genere, se non fosse già un mito, il 2015 è stato sicuramente un grande anno per Bruce, tra la sua ottima prova qui e la favolosa Ash vs. Evil Dead… Se potessi votare, io vorrei Bruce Campbell come presidente degli Stati Uniti!


"I am Bruce 'the King' Campbell and i approve this message".
Le apparizioni degli UFO possono sembrare uno strano vezzo di sceneggiatura, l’interpretazione che gli ho dato io è la rappresentazione della casualità che irrompe nella vita dei protagonisti, proprio come Malvo che arriva a sconvolgere la vita di Lester (trovando terreno fertile per altro), i dischi volanti portano lo scompiglio, Rye si distrae a guardarne uno in volo nel cielo e viene stirato dalla macchina di Peggy, facendo cadere la prima tessera del Domino che metterà in moto tutti gli eventi successivi. Inoltre, sono una delle tante citazioni fatte da Noah Hawley alla filmografia dei Fratelli Coen, se ci pensate anche il barbiere di “L’Uomo che non c’era” vedeva dischi volanti ad ogni piè sospinto e le citazioni ai fratelli del Minnesota non si limitano a questo, tenete le orecchie dritte, tra le canzoni che si sentono lungo tutta la seconda stagione, non è inusuale sentire gli stessi pezzi di Rock classico che ascoltava il Drugo/Dude Lebowski, ma la citazione musicale più azzeccata è una versione swing di “The man of constant sorrow” il pezzo che George Clooney cantava (in playback) in “Fratello, dove sei?”.

Proprio Peggy risulta uno dei personaggi più riusciti della stagione, la biondina svampita interpretata alla grande da Kirsten Dunst, bellissima fasciata in abiti anni ’70, bisogna solo superare lo shock di vederla così invecchiata di colpo, ma come dice la mia amica Witch (non so se sta leggendo, nel dubbio, ciao Cristina!) queste bionde diafane sfioriscono in fretta come contadine russe piegate dall’arrivo dell’inverno… Lei l’aveva detta meglio, ma il senso è quello.


Beh però è sempre un bel guardare dai...
In un film di cagnacci Alfa, la svampita che colleziona riviste a fa grandi sogni (in piccolo) alla fine è l’unica che riesce a tener testa a tutti, aiuta avere come marito Ed il macellaio che fa tutto il lavoro sporco, a proposito di sfiorire Jesse Plemons dovrebbe darci un taglio con le ciambelle, ormai sembra Homer Simpson, ma resta comunque un attore molto efficace.

La famiglia mafiosa dei Gerhardt e l’ordinato Mike Milligan, sono gli antagonisti a cui si oppone quel tocco di granito dello sceriffo Lou Solverson, Patrick Wilson (aka Patrizio Pallone) è bravissimo a rendere un personaggio in odore di film Western, durissimo e autoritario sul lavoro, quanto tenero e protettivo a casa con la moglie Betsy (malata di cancro) e la figlia Molly. Per altro ho trovato curioso il fatto che a fare la parte della madre (per altro gravemente malata) il casting abbia scelto Cristin Milioti, l’attrice che faceva la parte della madre in… “How i met your mother”, non so perché, ma sento odore di grande scherzone!

Quello che, secondo me, è il grosso difetto di “Fargo” è il fatto che gli episodi centrali risultino un po’ troppo inconcludenti e spesso facciano da zavorra, questo problema era molto più accentuato nella prima stagione, ma anche nella secondo si nota, infatti ammetto candidamente di aver fatto un po’ di fatica a seguire la trama nella parte centrale, anche perché in alcuni momenti la storia sembra sempre che cerchi scientificamente di evitare scene spettacolari, rimandando lo scontro. A metà stagione lo sceriffo Patrizio Pallone si trova a dover gestire un assedio alla sua stazione di polizia, da spettatore ho iniziato a pregare il Dio dei film invocando un bel Distretto13 - Le Brigate della morte, o Un Dollaro d’onore, invece ciccia, ma per fortuna, il tanto agognato massacro arriva e allora vale la pena aspettare, il penultimo episodio della stagione (2x09 - The Castle) da questo punto di vista regala grandi gioie.


"Da bambino giocavo agli indiani, ora mi tocca fare lo sceriffo".
A proposito di episodi finali, impossibile non parlare di quello che conclude la seconda stagione, il titolo geniale (2x10 - Palindrome) sottolinea l’andamento della stagione, l’episodio mette i puntini sulle “i”, chiarendo quello che si sospettava fin dalla prima puntata, ovvero che il vecchio sceriffo che parlava del massacro di Sioux Falls, interpretato nella prima stagione da Keith Carradine, altri non è che lo stesso Lou che qui ha il volto (giovane) di Patrick Wilson e non è l’unico personaggio che unisce le due stagioni, ma vi ho già detto troppo, vi lascio scoprire gli altri (clamorosi) colpi di scena.

Inutile girarci attorno: se il personaggio più figo della prima stagione era Lorne Malvo, qui quello di cui tutti ora vogliamo l’action figures sulla scrivania è Ohanzee. L’indiano è l’incaricato per questa stagione di falciare personaggi in modo veloce e sanguinario, raccogliendo il testimone da Malvo e idealmente anche dall’ Anton Chigurh di “Non è un paese per vecchi”. Il reduce del Vietnam che oltre ad avere le difficoltà di doversi ricostruire una vita dopo gli orrori visti in guerra, è doppiamente osteggiato dal suo Paese: prima per aver combattuto in una guerra ingiusta (e persa dagli Stati Uniti) che tutti vorrebbero dimenticare, poi per il fatto di essere un Indiano, ovvero il primo grande massacro della storia delle grandi opportunità per tutti, tranne per gli unici veri Americani, quelli chiusi nelle riserve.


Più Americano della torta di mele e del secondo emendamento.
Avere un Indiano d’America tra i protagonisti della vicenda, non fa che sottolineare ancora una volta la natura Western di “Fargo”, ma in parecchi momenti, vuoi per la faccenda del veterano, vuoi per il look, Ohanzee mi ha ricordato molto Rambo, sarà per la giacca verde non so.

"Lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare, lasciami stare" (Cit.)
Prima che gli alieni ci rapiscano tutti, voi non perdete tempo e correte a recuperare questa stagione di “Fargo”, che se non fosse per una certa pesantezza negli episodio centrali, mi farebbe davvero gridare al miracolo, in ogni caso, se come me volevate riprendervi dalla seconda stagione di Detectiveri, ora sapete cosa guardare. 

10 commenti:

  1. Piace, molto, moltissimo, di più. Da adoratore del film Fargo non ho trovato nulla da eccepire in questa serie bellissima.

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    1. Il film capostipite é un capolavoro, questa serie porta avanti alla grande la tradizione, questa seconda stagione in particolare ;-) Cheers!

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  2. Sono indietro con le serie, questa non l'ho neanche mai iniziata: mi accontento di leggerti ^_^

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  3. Ti ringrazio molto ;-) da appassionato dei film dei Coen questa serie non potevo lasciarla indietro. Cheers!

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  4. Ho adorato il film mentre la prima stagione mi aveva lasciato perplesso, proverò a giudicare la seconda...dopotutto a me Patrick Wilson come attore piace molto.

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  5. Al netto di qualche episodio un po' lento, questa seconda stagione è migliore della prima, concordo il buon Patrizio Pallone sta lavorando alla grande ;-) Cheers!

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  6. Anche io sono appassionatissimo dei Coen... questa seconda stagione, ancor più della prima che comunque mi nera piaciuta, è perfettamente in linea con i loro film. Quasi perfetta!

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    1. Concordo, forse qualche episodio in cui filosofeggiano troppo, ma comunque ottima, nerissima e molto Coeniana ;-) Cheers!

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  7. La Dunst io non la butterei via comunque...ho una megacotta per lei dalle Vergini suicide e Spiderman in giù XD
    E con Bruce Campbell,chissà che non convinca il Khal a guardare questa serie XD
    Devo partire dalla prima o sono scollegate come True Detective ???

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  8. Infatti nella didascalia alla fine ho gettato la maschera su cosa penso della Dunst ;-) Questa stagione si ricollega alla prima solo nel finale, ma puoi tranquillamente guardare prima questa e poi la prima, o seguire l'ordine é indifferente ;-) Il ritmo é ondivago, ma ci sono un sacco di ammazzamenti e Bruce Campbell ;-) Cheers!

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