lunedì 18 gennaio 2016

The Revenant (2016): Orso grosso non avrai il mio Oscar


Per una volta anche uno come me, geneticamente incapace di essere breve e coinciso parlando di film, potrebbe riassumere questo film con una frase del tipo: "Bellissimo! Proprio il tipo di film che piace a me!". Arrivederci e grazie, commento terminato, correte a vederlo…
Sul serio ho finito, andate al cinema, vola, vola, vola, vola, vola… Vola, vola, vola, vola.

No, dai vabbè, scherzone, ve ne parlo perché il film di Alejandro González Iñárritu è bellissimo davvero.

Non è la prima volta che la storia del trapper Hugh Glass arriva al cinema, già nel 1971 il personaggio (con il nome di Zachary Bass) era stato interpretato dal grande Richard Harris, nel film “Uomo bianco, va' col tuo dio!” in cui per altro recitata anche John Huston (giù il cappello!). Visto che mi sono addentrato nel viale dei ricordi, potremmo anche dire che la storia ha parecchi punti in comune anche con un film dell’anno successivo, ovvero Corvo Rosso non avrai il mio scalpo.

La sceneggiatura originale di Corvo Rosso, scritta dal grande John Milius era piuttosto cruenta, ma anche molto realistica nel parlare della vita di Jeremiah Johnson, uno che si era guadagnato il soprannome di “Mangia fegati”, mica Jeremiah Johnson il Vegano. Fu poi Sydney Pollack a limare molti degli spigolosi angoli della sceneggiatura, portando in scena quello che il regista non ha mai esitato a definire come il suo film più bello esteticamente.


"Bello bello bello in modo assurdo" (cit.)
Ora, io non so se Milius ha visto “The Revenant”, oppure è impegnato a sparare ai piattelli nel cortile di casa, per svagarsi dalla sua salute cagionevole (faccio sempre il tipo per il tuo recupero John), però pagherei dei soldi per sapere cosa ne pensa lui di questa pellicola. Sì, perché “The Revenant”, grazie al lavoro del regista Alejandro González Iñárritu e del direttore della fotografia Emmanuel Lubezki (diciamo pure più del secondo…), è un film esteticamente bellissimo, ma che recupera anche le asperità, il realismo, i denti sporchi, il sangue e i cavalli divorati che sono scomparsi dalla sceneggiatura di Milius.

“The Revenant” è prima di tutto la prova che si può fare Cinema, anche nel 2016, senza dover per forza sfornare remake a tutti i costi, ma semplicemente rifacendosi ad archetipi cinematografici, seguendone le tracce (in questo caso nella neve), portando anche qualcosa di nuovo alla storia. Ma in generale, un western, ambientato tra la neve, violento il giusto in cui i personaggi parlano poco… Come dicevo in apertura, questo è proprio il MIO tipo di film! Il bello è che tra qualche settimana Tarantino ci dirà la sua sull’argomento, anche se trattandosi di Quentin, sono sicuro che i suoi personaggi NON parleranno poco.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Iñárritu insieme a Mark L. Smith, è basata sul romanzo di Michael Punke del 2003, ispirato alla vita del cacciatore Hugh Glass. Non ho letto il romanzo, ma posso dire che il film si prende qualche licenza poetica (o forse dovrei dire cinematografica) specialmente nel finale, in ogni caso, dal punto di vista della scrittura il film è totalmente riuscito.
Se volete sapere tutto sulla vita di Hugh Glass... Andate a trovare il Moro, che ha scritto un gran pezzo in merito.


Non so voi, ma io guarderei qualunque film che ha una scena come questa.
Nord Dakota, 1823. Il trapper Ugo Bicchiere (Leonardo Di Caprio) è stato assunto come guida per una battuta di caccia alla ricerca di pellicce e pellame vario, insieme ad una manciata di uomini, sopravvive ad un attacco degli indiani Ree, che lasciano sul campo parecchi “Uomini bianchi” morti. Nel tentativo di raggiungere Fort Herny, un avamposto per il commercio delle pellicce, viene aggredito da mamma orsa (aprire il libro alla pagina: Orso Grizzly di 260 Kg… Gulp!) e incredibilmente sopravvive.

Per non rallentare il gruppo, viene lasciato nelle capaci mani di due volontari, il giovane Jim Bridger (Will Poulter) e il texano John Fitzgerald (Tommaso Resistente). Ecco, diciamo che Fitzgerald è più interessato ai soldi offerti dal capitano Andrew Henry (Domhnall Gleeson) che da vero spirito da crocerossina, infatti appena può, molla Glass in una buca, convinto che la morte farà il suo dovere, ma non prima di aver ucciso il figlio mezzosangue di Glass, Hawk, giusto per non lasciare indietro testimoni e pesi morti.


Nessun Leonardo Di Caprio è stato ferito durante la realizzazione di questo film... Forse.
Ugo Bicchiere, duro come un chiodo da bara non muore, ma inizia la sua odissea per raggiungere il forte… E ottenere la sua vendetta.

Certo che io quel ricciolone di Alejandro González Iñárritu davvero non lo capisco, in passato ha sfornato ottimi titoli, di carattere del tutto diversi da questo “The Revenant” (Amores perros, 21 grammi e Babel). Mi ha asciugato i maroni con “Biutiful”, per poi vincere (meritatamente) tre Oscar con Birdman (O l'imprevedibile virtù dell'ignoranza), senza nemmeno trattenersi da picconare i film di Super eroi definendoli “Genocidio culturale” (storia vera). La cosa incredibile è che malgrado tutto questo, Birdman mi è anche piaciuto, ma quando ho saputo che era al lavoro su un film sulla vita di Hugh Glass, ho temuto che avrebbe farcito il film di momenti onirici, girati alla grande, ma anche troppo simili ad esercizi di stile. Già mi immaginavo Di Caprio a nuotare in un mare di meduse svolazzanti, o elefanti rosa, o astici a pois o chissà quale altro “Guazzabuglio moderno” (cit.) il suo testone riccioluto sarebbe stato in grado di partorire.

Quello che mi sono trovato davanti è un film a tutti gli effetti di genere, ma che porta in scena il meglio su piazza al momento, in tutte le categorie tecniche: la regia è ottima, il montaggio di Stephen Mirrione millimetrico, le musiche sono perfette e centellinate con giudizio, ma su tutto domina la fotografia di Emmanuel Lubezki, il suo terzo Oscar in fila, dopo Gravity e Birdman penso che non sia nemmeno quotato alla SNAI.

L'Unico che può rompere le uova nel paniere a Lubezki è il Roger Deakins di "Sicario". 
Una delle cose davvero belle di questo film, è che Iñárritu e Lubezki, riusciranno a far digerire a tutte le signore bene, accorse in sala a vedere “Il nuovo film del regista che ha vinto tanti Oscar con Birdman”, un crudo Westen (quindi film di genere), dove i protagonisti parlano poco, si ammazzano molto e per sopravvivere sono pronti a fare qualunque cosa (da mangiarsi carne cruda di bisonte fino ad asportare gli organi interni di un cavallo pur di dormire al caldo)… Solo per questo motivo vale la pena volere bene a quei due matti!


"Non siamo cruenti, siamo creativi!".
La cosa positiva è che Alejandro González Iñárritu ha tenuto a bada la sua smania di strafare, quella che gli ha valso il soprannome (presso il sottoscritto) di “Inorriditu”. In “The Revenant” ci sono due o tre scene oniriche, per fortuna nessuna di questa con meduse, ma anzi, tutte molto riuscite nel fornire allo spettatore qualche informazione sul passato di Hugh Glass, poche informazioni per la verità, quelle essenziali, senza appesantire un film dove la parte migliore è rappresentata dalla forza (e dalla voglia di vendetta) del protagonista.

Certo, se volessimo lanciarci in letture di secondo livello, si potrebbero fare dei facili paragoni tra Ugo Bicchiere novello Gesù (morto e risorto con barba e ferite) e John Fitzgerald, Giuda che lo vende per 30 denari (o 300 dollari per la precisione), in tal senso, anche il solito fardello del sottotitolo italiano (“Redivivo”) somiglia più ad un'inutile anticipazione della trama che a qualcosa di davvero utile, anche perché “The Revenant” nella lingua di albione (ma anche in francese) fa riferimento a qualcuno di tornato sì, ma dalla morte.


Sono l'unico che sta pensando ad una canzone di Roberto Vecchioni?
In ogni caso, lascio volentieri questo tipo di analisi ad altri per parlare, invece, della messa in scena del film che da sola vale il prezzo del biglietto, anche per chi non è appassionato come me a crudi Western vendicativi.

Inutile girarci attorno, si è parlato infinitamente delle vicissitudini produttive di questo film e siccome il protagonista si chiama Leonardo Di Caprio, l’uomo capace di generare Meme su Internet solo per il fatto di esistere (di questi giorni l’ultima novità, il suo scontro con il culo di Lady Gaga alla cerimonia dei Golden Globe), ogni minima vicenda è stata amplificata oltre l’umana sopportazione.


Dramatic Leo
Sul set, il vero maschio dominante è stato chiaramente Emmanuel Lubezki, capace di tenere in riga tutti (anche il regista), con la sua scaletta che prevedeva di girare le singole scene in ordine cronologico e ovviamente con la luce naturale migliore, che il più delle volte si ottiene all’alba ed è disponibile solo per pochi minuti. Il risultato è comunque magnifico, basta guardare la scena di apertura (i primi 5 fatidici minuti, che determinano l’andamento del film come dico fin troppo spesso): una complicatissima mattanza diretta in piano sequenza, fotografata ovviamente alla grande, dove è evidente lo sforzo di coordinare tutte le persone presenti sul set, tra attorie e tecnici. Sul serio, basterebbe quell’inizio a giustificare la visione, ma superata questa parte il film, a mio avviso, migliora.

Tra le notizie provenienti dal set, amplificate dalla rete, non sono mancate le condizioni in cui hanno recitato gli attori, delle scene girate in condizioni climatiche avverse ormai sappiamo tutto, così come della barba di Di Caprio, su cui hanno iniziato a girare più leggende urbane che delle fogne di New York, tutte cose che sono presenti, ma che per fortuna si dimenticano presto, in un film che dura quasi tre ore, ma che personalmente mi sono volate via come ridere, per via dello spettacolo visivo sullo schermo.

Iñárritu usa inquadrature molto ravvicinate, quasi come se la macchina da presa fosse accanto a Glass, seguendolo nella sua odissea, basta guardare la scena in cui il cacciatore si nasconde dagli Indiani inseguitori dietro alla rocce del fiume, come spettatore sembra quasi di stare nascondendosi insieme al protagonista.


"D'ora in poi solo commedie romantiche lo giuro!".
L’unica nota negativa che posso sottolineare, è il fatto che la CGI utilizzata nel film risulta un po’ troppo posticcia, specialmente con inquadrature così ravvicinate, se prendiamo ad esempio la (bellissima) scena della lotta con Mamma Orsa di Leo Di Caprio, è impossibile non notare che la pelliccia dell’orsa è perfetta, ma il volto dell’animale risulta troppo finto, specialmente inquadrato in una scena così lunga… Ma qui sto davvero cercando il pelo (di Orso) nell’uovo, perché qualcosa di negativo sul film dovevo pure dirlo no?

Tutto questo spettacolo non sarebbe potuto essere ottenuto senza gli attori, che sono davvero tutti bravi, alcuni sono delle conferme, come Domhnall Gleeson: il figlio del grande Brendan ci mette sempre l’intensità giusta, dopo questo film, la sua comunque intensa prova in Episodio VII, ma soprattutto in Ex Machina, possiamo tranquillamente dire che il ragazzo ha ereditato il ruolo di comprimario di (extra) lusso del padre, Hollywood può contare su un'altra generazione di Irlandesi “Rosci” con cui farcire i film.

Tommaso Resistente è una conferma, la sua presenza in un film è (quasi) garanzia di qualità e, come ho già ribadito parlando di lui, al momento è il migliore al mondo a portare in scena personaggi pronti ad esplodere, oppure pazzi conclamati con la follia negli occhi. Eccedere con un personaggio come John Fitzgerald era un rischio molto facile, per fortuna Tom Hardy non è solamente riuscito ad evitare di inciampare, ma ha saputo portare sullo schermo un cattivo convincente e credibile, non dico uno per cui fare il tifo (quello è impossibile), ma uno mosso da un'avidità vera e con motivazioni che allo spettatore arrivano, il che non è affatto facile.


Nel dizionario, alla voce "Occhi da pazzo" trovate questa foto.
La sorpresa del cast è sicuramente Will Poulter, dopo averlo visto in “Maze Runner” non gli avrei dato due lire, ma qui è bravissimo nei panni di Jim Bridger, altro ruolo non semplice, ma portato in scena alla grande.

 Lo vince questa volta l’Oscar Di Caprio? E che ne so, questa storia del NON-Oscar di Di Caprio è diventata la gag più divertente della rete insieme a “Confused Travolta”, non ho ben capito perché Leo (5 nomination e zero statuette di Zio Oscar) sia lo zimbello della rete, mentre Bradley Cooper (4 Nomination e stesso numero di premi di Di Caprio) non venga spernacchiato, ma che ci volete fare, questa è Internet bellezza e tu non ci puoi fare niente.


"Vedo una luce... Oscar sei tu?".
Per quanto mi riguarda, dal 2002 (“Gangs of New York”) non ricordo una sua prova meno che ottima, anche in film che non ho apprezzato (“Il grande Gatsby” per fare un titolo), dal mio punto di vista è un grande attore, premi o non premi, lo dimostra anche in “The Revenant” dove davvero sacrifica il corpo per metterlo al servizio dell’odissea di Hugh Glass, ma anche della sua maturazione, fino al finale, che a mio avviso deve più di qualcosa a Corvo Rosso non avrai il mio scalpo.

Di Caprio è bravissimo a far arrivare al pubblico il fatto che Glass è tenuto in vita dalla sua voglia di vendetta (la scena in cui scrive nella neve “Fitzgerald killed my son” dice da sola più di cento parole, che belli i film dove le cose vengono mostrare invece che raccontante!), ma è anche molto convincente a sottolineare la crescita del personaggio, menzione speciale per il lavoro fatto sulla voce: Di Caprio nel corso del film parla sempre meno e quando ricomincia a farlo, s'inventa una parlata rugginosa come se la gola bruciasse ad ogni parola e il personaggio fosse costretto a sceglierla con cura. Anche da questo punto di vista mi ha ricordato un po’ Roberto Ford Rossa in Corvo Rosso, che sorride dopo mesi passati senza sentire nessuno parlare la sua lingua. Da quello che ho visto negli spot televisivi, temo che il doppiaggio azzopperà un po’ questa cosa, ma avendo visto il film in lingua originale (yeah!) non posso esprimermi in merito.

A costo di passare per uno di parte, “The Revenant” a livello di storia e di genere cinematografico, è proprio il tipo di film che amo guardare al cinema, se poi tutto il reparto tecnico e il cast vola a queste altitudini, il risultato è uno spettacolo. Forse sarà prematuro, ma è possibile che una delle caselle di un'ipotetica “Top Ten” dei migliori film del 2016 sia già stata occupata. 

34 commenti:

  1. concordo: è un film acchiappastatuette
    non ho visto tutti i concorrenti, ma REVENANT è troppo grande!

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    1. Vedremo quante ne porterà a casa, fossero anche zero, per me resta un gran film ;-) Cheers!

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  2. Sai già, bellissimo ma fretto e un po' privo di contenuto.
    Per me, il grosso difetto è uno; anzi, sono due. Hardy è meglio del tribolato DiCaprio, l'aria naturalistica cozza con una trama piena di fantasia. Ma quante sfortune per Glass? E quante botte di culo? Ale-ale-jandro è bravissimo, ma non mi arriva granché al solito. Tiferò Room. Ho lasciato il corazòn in quella stanzetta, ormai.

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    1. Lo so, ti ho letto con piacere come sempre ;-) Il solito problema di questi film tratti da storia vera, se escludiamo il finale, la trama segue le vicende reali di Glass, hanno solo concesso qualcosa di più al cinema per concludere il film. Per lunghi tratti viene (quasi) da tifare per Hardy, anche solo per l'intensità con cui recita. "Room" devo ancora vederlo, sto recuperando i film in nominations in questi giorni. Ale-Ale-jando è una genialata! ;-) Cheers!

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    2. Tranquillo si era capito, no problem ;-)

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  3. Mi intriga ma tre ore sono tantine, per me. Non lo vedrò in tempi brevi, ma mi fido ciecamente del tuo entusiasmo ^_^

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    1. 2h e 36 minuti per la precisione, risparmiamo una ventina di minuti ;-) Più che il classico film da Oscar è un film di genere di quelli meritevoli, magari non vincerà nemmeno un Oscar, ma è un film che ha tutto quello che mi piace vedere al cinema, aspetto il tuo parere ;-) Cheers!

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  4. Sono stato rimbalzato dalla folla iersera, che ero lanciatissimo. Rimedio stasera e.....CORVO ROSSO!!!! Hai detto le parole magiche! Ci speravo con tutto me stesso che fosse la riedizione TRVE di quel film. E di te mi fido.

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    1. Grazie mille ;-) Ha parecchi punti in comune con Corvo Rosso e non solo per la neve, hai detto bene è la versione TRVE ;-) Avanzo solo una pretesa, voglio sapere il tuo parere dopo la visione, va e uccidi ;-) Cheers!

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    2. L'avrai. Non so ancora se su blogger o su FB, chè così colgo l'occasione per (s)parlare di Inarritu.

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    3. Bene, anche se fosse su carta di papiro non mi lamento. Quando sbarella e parte di cervello diventa "Inorriditu", Birdman malgrado tutto lo avevo apprezzato, ma questo di più ;-) Cheers!

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  5. Sul mio blog ho già parlato sia del libro che del precedente film e anche della storia vera da cui tutto quanto è stato tratto. Non sono ancora andato a vedere the Revenant ma questa storia del figlio un po' mi indispone, perché non mi sembra proprio che ne avesse uno. Mi sembra il tentativo di rendere il personaggio un po' meno rude di quello che era in realtà, dandogli qualcosa da vendicare di più importante che non se stesso. Comunque lo vedrò sicuramente, splendida recensione.
    Il Moro

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    1. Come ben sai ho letto il tuo gran pezzo, anzi, ora aggiungo il link... Fatto ;-) Sono curioso di sapere il tuo parere in merito, il film da delle concessioni cinematografiche che "addolciscono" un pò gli eventi reali, anche io avrei preferito vedere un Glass ancora più rude, ma tutto sommato sono contento lo stesso ;-) Ti ringrazio... Voglio un tuo pezzo su questo film! Cheers ;-)

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    2. Grazie! appena lo vedrò seguirà sicuramente un post...

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    3. Figurati grazie a te ;-) non vedo l'ora... Cheers!

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  6. pensavo che l'orso non fosse in CGI... cmq anche per me film positivo anche se mi aspettavo di più a livello di sostanza...

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    1. Nel film si vede che è in CGI, poi tra le mille storie girate in rete riguardo alla realizzazione del film, la produzione si è sbrigata a dichiarare che non era un vero orso, per zittire tutte le polemiche sul nascere. Secondo me il bello del film è anche la sua storia lineare (o minimale) però realizzata così bene, ma son di parte, amo i revenge movie duri e crudi ;-) Cheers!

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  7. Non c'è che dire: un fottuto capolavoro, girato e recitato come Cthulhu comanda!

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    1. Mi limito ad aggiungere Amen. Per Crom! ;-) Cheers

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  8. L'ho visto domenica. L'ho trovato davvero un ottimo film, ma gli manca quel "qualcosa" che lo rende perfetto. Non so dirti cosa però...
    Ma lo sai che ho preferito l'intetazione di Tom Hardy a quella di Di Caprio? Però complimenti a Di Caprio, che si è mangiato il cuore ahaha

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    1. La storia in se è molto scarna, però come dicevo sono di parte, contiene tutto quello che mi piace vedere al cinema ;-) Anche secondo me Tom Hardy spesso ruba la scena... Hai ragione Leo ci ha messo il cuore, anzi, se lo è magnato! ;-) Cheers!

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  9. Per me un bel brutto film. Formalmente pregnante ma vuoto come un boccale di birra bevuto da altri. Eccessivo, egocentrico, inutilmente prolisso, spocchioso come un paio di mutande lasciate a stendere. DiCaprio in una delle sue interpretazioni peggiori si dà da fare in una esposizione spesso ridicola di faccine doloranti, urla strazianti e sbavamenti rupestri. Battuto sicuramente a mani basse da un Tom Hardy molto più convincente rispetto agli HAUSAHUASSSAHDUYARAKHS di DiCaprio. Dopo Birdman è un po' come se l'uccello fosse andato a sbattere su un albero che poi è andato a sbattere sulla testa del regista messicano.

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    1. Guarda, come faccia a scegliere i soggetti Inarritu proprio non lo so, cambia genere più spesso delle mutande messe a stendere, sono il primo a dire che non è simpaticissimo (eufemismo), che a questo tipo di storia qualcuno più asciutto avrebbe giovato, e che Tom Hardy si mangi spesso la scena. Ma alla fine a suon di schiaffoni Lubezki ha impedito che Dr. Inarritu diventasse Mr. Inorriditu, il mostro che ci ha tediato con "Biutiful". Di Caprio va spesso sopra le righe, questa è una di quelle volte, personalmente apprezzo gli attori che lo sanno fare, però spero che vinca, in modo che gli passi questa fissa per l'Oscar, quando inizierà a battersene le balle dei premi (come ha fatto Tommaso Missile?) sarà meglio per tutti, anche per la sua incolumità fisica ;-) Cheers!

      P.S. Ho visto che hai commentato il film, ma non sono ancora passato a leggere, lo farò il prima possibile comunque, anche quando non siamo allineati ti leggo sempre di gusto ;-)

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  10. È che di Bradley Cooper sotto sotto non importa a nessuno. ;-)
    Concordo su tutta la linea, anche sulla linea della bocca dell'orso che sì, in mezzo a tanta perfezione, salta all'occhio. E poi il freddo, marò, il freddo.

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    1. Ah dici che quando vincerà sarà un tripudio di "Leo! Leo!" allora ;-) Dopo alcuni minuti pensavo, Cavolo! Ma di nuovo in quell'acqua gelata di butti? Non si sono ancora asciugati i vestiti, ti verrà qualcosa... In pratica sono diventato mia madre ;-) Cheers!

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  11. Bel film, ma per me qui Iñárritu la fa un po' fuori dal vaso...

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    1. Dici? Secondo me con le meduse di Birdman ha fatto di peggio. Cheers! ;-)

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  12. Lo hai visto in lingua originale al cinema?
    io penso che in tutta la "mia" Toscana non ci sia un cinema che proietti in originale .....

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    1. Visto in originale poi rivisto al cinema sempre in lingua originale. Ci sarebbe anche il problema delle sale ancora piene dal film di Zalone, tutti gli altri film ancora pagano pegno. Però stai in una ragione bellissima, lo so che è una consolazione, però ottima ;-) Cheers!

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  13. Se con tutti i suoi film Di Caprio si è dimostrato un grande attore, qui lo ha confermato con una parte in cui spiccica solo una manciata di battute. Ottima prova attoriale. Tom Hardy è fantastico e il suo personaggio è studiato perfettamente. Ho trovato anche io sorprendente Will Poulter, che appena apparso sullo schermo ho temuto il peggio.

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    1. Lo penso anche io di tutti e tre gli attori che hai citato, vero che Di Caprio va sopra le righe, ma lui è uno che spesso recita (bene) lassù ;-) A Will Poulter non avrei dato due lire, invece mi ha stupito... Cheers! ;-)

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  14. We, oh, il film è una bomba ma DiCaprio, purtroppo per lui, si ritrova relegato in un ruolo che a parer mio gli precluderà la statuetta un'altra volta. Non fraintendermi, l'ho trovato eccezionale, solo che piazzare una faccia famosa come la sua su un personaggio che viene inquadrato prevalentemente in viso e le cui movenze sono impedite da tonnellate di pellicce è una scelta che non paga. Sopratutto perché sappiamo tutti quanto DiCaprio sia bravo a recitare attraverso il corpo, Django, Wolf of Wall Street etc.
    Per il resto oh, la fotografia di Lubezki sposta in là e di molto gli standard cinematografici attuali... Faccia di mamma orsa a parte, per il resto è lo sguardo di Dio e dei suoi angeli, veramente, roba da non riuscire a spiegarsi come hanno a carrellare in certe inquadrature lunghissime.

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    1. Non mi capacito ancora di certi movimento di camera pazzeschi, però hai ragione, il personaggio offre poco, la beffa sarebbe l'Oscar a Tom Hardy (lo meriterebbe, lo meriterebbe molto) e non a Di Caprio ;-) Quello di Glass è un ruolo molto fisico, Di Caprio eccelle in un altro tipo di recitazione... In ogni caso sarà ossessionato finchè non lo vincerà ;-) Cheers!

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