domenica 27 dicembre 2015

Preacher - Salvation: C'è un nuovo sceriffo in città


Salvation, salvation, salvation is free. Salvation, salvation, salvation is free.
Scusate, è più forte di me, ogni volta che mi capita sotto gli occhi il settimo volume Magic Press dedicato a “Preacher” non posso fare altro che cantarmi per ore l’omonimo pezzo dei Cranberries, per altro quasi compatriotti di Garth Ennis.

Uno straniero con una benda sull’occhio arriva a Salvation, popolazione 1626 persone, un posticino sperduto del Sud degli Stati Uniti, pieno di gente tranquilla che si fa i fatti propri. Ogni weekend la cittadina diventa teatro delle angherie di un gruppo di gringos venuti a bere e a fare baldoria, finanziati dal ricco imprenditore locale. Lo straniero accetta la stella di sceriffo e diventa il rappresentante della legge a Salvation.

Se state pensando a film western come “Mezzogiorno di Fuoco” non avete sbagliato poi di tanto, “Salvation” risulta un volume leggibile anche da chi dovesse essersi perso tutti i numeri precedenti di “Preacher”. Non sappiamo ancora come Jesse Custer sia sopravvissuto o abbia perso l’occhio (per quello dovremmo attendere la lisergica penultima storia di questo volume), per far schiarire le idee al suo personaggio dopo la doppia batosta di Guerra sotto il sole e Mangiatori diuomini, Garth Ennis riporta il suo protagonista alle basi e per “Preacher”, Ennis e tutte le persone come si deve, non può esserci base migliore di una bella storia dal sapore Western.

Il riccone locale, proprietario del vicino macello delle mucche si chiama Odin Quincannon, uno dei cattivi più folli e grotteschi mai usciti dalla mente (a sua volta folle e intinta di Guinness) di Ennis: basso, pelato e con gli occhiali a culo di bottiglia, un odioso bastardo con la brutta abitudine di parlare di se stesso in terza persona e il portafoglio per comprarsi chiunque… Ora che ci penso uno così in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza lo abbiamo avuto per anni.


Il tenero Odin Quincannon, uno dei personaggi più matti usciti dalla mente di quel pazzoide di Ennis.
Aggiungete al fianco di Odin una rigida avvocatessa con sinistre passioni da dominatrice filo nazista e il quadro non è nemmeno ancora lontanamente vicino al grado di follia che il cattivone di turno di “Salvation” riuscirà a sfoggiare, c’è ancora almeno una scena che non vi descriverò MAI che alza per sempre l’asticella dell’umorismo nero di questa gloriosa serie a fumetti.

Come sempre, Ennis riesce a riempire le sue storie di personaggi di contorno delineati alla grande con davvero poco, come la vice sceriffo Cindy, o il simpatico avventore del Bar di origine Tedesche, comprimari di lusso, ognuno con il proprio arco narrativo ben strutturato e fondamentale anche per Jesse: proprio dalla sua esperienza di sceriffo a Salvation, il Predicatore ritroverà la forza necessaria per rimettersi in sella e ricominciare la sua caccia all’Onnipotente.


Ogni volta che mi rileggo "Salvation" questa battuta mi fa morire dal ridere...
Senza rivelarvi nulla, tornano anche delle vecchie conoscenze direttamente da Fino alla fine del Mondo, come ad esempio la sorella di Billy-Bob, ma soprattutto un altro personaggio che rappresenta uno dei colpi di scena meglio preparati di tutta la gestione di Garth Ennis.

Per il resto “Salvation” funziona alla grande, si fa spudoratamente il tifo per Jesse Custer, in quello che è a tutti gli effetti il suo “One Man Show”, quasi un disco solista, visto che Tulip e Cassidy in questo volume non si vedono e il nostro Jesse prende a calci i cattivi come un eroe di un film d’azione degli anni ’80. Per altro Ennis non perde l’occasione per dire la sua anche sulla famigerata questione razziale Americana. Pensate davvero che lo scrittore Nord Irlandese, con una storia ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti, avrebbe perso l’occasione di sfottere una nota, come definirla… Mi verrebbe da dire massa di coglioni, ma dirò associazione, nota per il caratteristico look con cappucci bianchi a punta? Ecco proprio no, per altro, proprio in “Salvation” si può assistere ad uno dei più creativi utilizzi dell’espediente dal Deus ex machina, che qui assume tutto un altro valore.


Qualcuno spieghi a Jesse che un molo con il mare in tempesta non è il posto più sicuro dove consumare peyote...
Le ultime due storie concludono le sottotrame lasciate aperte, nella penultima storia ci vengono chiariti i punti aperti generati dal finale di Guerra sotto il sole e quella conclusiva è l’occasione per Ennis di raccontare un'altra storia ambientata nel Vietnam, infatti il protagonista è Cosmo, il veterano che ha servito insieme al padre di Jesse, John Custer, visto in L’Orgoglio d’America.

Rimpatriata tra vecchi amici.
Insomma, “Salvation” inizia con un pezzo dei Cranberries e un ottimo esempio di Western moderno e si conclude con un omaggio ai caduti in Vietnam, che potrebbe essere riassunto da un pezzo di Bruce Springsteen. Il tutto rappresenta l’ottimo rilancio di Jesse Custer, che alla fine di questo volume torna dalla donna della sua vita e ricomincia la sua caccia a Dio, come dice lui alla fine della storia “Porto l’inferno con me”.

Limousines rush down Pennsylvania Avenue, rustling the leaves as they fall
And apology and forgiveness got no place here at all, here at the wall
Bruce Springsteen, The Wall.

2 commenti:

  1. Ormai sei la mia personale enciclopedia di Preacher! ^_^

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    1. Ah ah ti ringrazio moltissimo ;-) Questo volume poi è molto western ed è anche uno dei pochi che potrebbe essere letto anche da chi non conosce la serie (dopo il primo ovviamente) ;-) Cheers!

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