domenica 20 dicembre 2015

Preacher - Mangiatori di uomini: Vegani astenersi


Sesto volume (edizione Magic Press) per “Preacher”, dopo la battaglia della Monument Valley vista in Guerra sotto il sole, i nostri protagonisti si leccano le ferite in quello che è forse il più interlocutorio tra tutti i volumi della saga creata da Garth Ennis e Steve Dillon, ma anche quello che è il vero inizio del secondo tempo di questa cavalcata.

Jesse Custer è ancora scomparso, Tulip lo crede morto e affoga il suo dolore negli antidepressivi annaffiati con la Vodka (non una grande idea), Cassidy si prende cura di lei, ma la bionda non tanto presente a se stessa è una tentazione troppo grande per l’Irlandese…

Ho sempre avuto una stramba teoria tutta mia leggendo “Preacher”, ovvero che Ennis, non solo abbia farcito il suo più celebre fumetto di cose che ama (azione, violenza, John Wayne, blasfemia e scene di sesso di vario tipo), ma anche con qualcosa di autobiografico. Sono abbastanza convinto che il personaggio di Cassidy sia ispirato a qualcuno, parleremo di questa mia bizzarra teoria più avanti con i prossimi volumi, ma è proprio qui che il vampiro irlandese fa la sua scelta più tragica, approfittando di Tulip. Lo strano triangolo tra i tre protagonisti terrà banco anche nelle prossime storie ed è questo il motivo per cui considero “Mangiatori di uomini” il perfetto inizio del secondo tempo di questo lungo racconto.

Una cosa che amo di “mangiatori di uomini” è il fatto che volti una pagina e ti ritrovi Jesse Custer vivo e vegeto a camminare nel deserto, in preda al deliro, cantando un pezzo di Johnny Cash (“The Street of Laredo” per la precisione). Il predicatore se non fosse per la perdita dell’occhio sinistro, sta abbastanza bene per uno che dopo il finale di Guerra sotto ilsole, non aveva la minima possibilità di essere ancora vivo. Come ha fatto a salvarsi? Ennis qui non ce lo racconta, per quello dovremmo aspettare il prossimo volume, ma è qui che Ennis introduce uno dei personaggi più folli di “Preacher”: l’astronauta deluso dalla NASA che aiuta Jesse, gli illustra la sua epica missione di vita e, credetemi, non indovinerete MAI cos’ha in testa il buffo personaggio.

Non avrete bisogno degli occhiali da lettura per leggere questa...
Uno che non se la passa tanto bene è sicuramente Herr Starr, l’alto padre del Graal anche lui viene aiutato da alcuni locali, ma come al solito la fortuna non è dalla sua parte. Mettiamola così: il titolo del volume è molto azzeccato per descrivere i buoni Samaritani (si fa per dire…) che hanno soccorso Herr Starr. Non aggiungo altro, però Ennis ci regala la sua riflessione sull’eterno scontro tra cittadini e redneck, che tiene banco nell’immaginario dai tempi di “Un tranquillo weekend di paura”.

A stemperare le sfighe dei vari protagonisti, troviamo Facciadiculo che nel frattempo ha sbattuto il naso (o ciò che resta del suo naso) contro il duro mondo dello show business musicale. Nella storia intitolata “Mondo Culo” (i titoli della storia di “Preacher” sono impagabili!) il ragazzo si rifugia nella sua fantasia, in un surreale mondo immaginario dove il suo volto... Beh, diciamo che è perfettamente allineato con quello degli altri cittadini, dai!

Glenn Fabry ha riassunto il concetto meglio di quanto potrò mai fare io...
Il volume è interlocutorio, anche perché contiene lo speciale “One Man's War” dedicato alle origini di Herr Starr. Si parte nella Germania del 1972, per arrivare fino al 1995, Ennis ripercorre la veloce e fulminante carriera del determinato Starr, da ufficiale Tedesco a massimo esponente del Graal con una sua contromissione, appunto: la “Crociata di un uomo solo” del titolo. I disegni sono del disegnatore danese ospite Peter Snejbjerg, che aveva già collaborato con Ennis sulla pagine di “Hellblazer”, qui presta le sue matite più oscure e realistiche, ad un'ottima storia di origini che non solo ci mostra il particolare (ehm…) rapporto tra Starr e il gentil sesso, ma soprattutto le sue motivazioni. Se vi siete chiesti le origini della caratteristica cicatrice sull’occhio di Starr, è questo volume che dovete leggere, dove è tutto spiegato in una scena che definirei appena appena intensa, una delle tante occasioni in cui Garth Ennis ha mostrato il suo talento di riuscire nel giro di mezza pagina a passare da un registro narrativo grottesco, ad uno decisamente più realistico e drammatico.

Vogliamo ricordarlo così, quando aveva (quasi) tutte le sue parti del corpo integre.
“Mangiatori di uomini” lascia davvero in ansia per tutti i protagonisti, pone più interrogativi di quelli che risolve, ma ha l’effetto di farti venire una voglia matta di continuare il viaggio insieme a Jesse e compagni, se tutte le storie interlocutorie fossero sempre così cariche di umorismo nero e soprattutto, scritte così bene, vorrei SOLO leggere storie interlocutorie.

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