domenica 15 novembre 2015

Preacher - Incontri e addii: La calma (si fa per dire) che precede la tempesta


Di nuovo in sella con il quarto volume della avventure di Preacher, “Incontri e addii” è il volume più tranquillo di tutta la serie, il che vuol dire che ci sono solo Vampiri, riti Vudù e un misterioso motociclista nero vestito.

Dopo essersi lasciati alle spalle la battaglia di Masada contro il Graal, i nostri tre protagonisti si ritrovano a New York, Tulip per sbollire l’incazzatura accumulata nei confronti di Jesse, si concede una serata di sole donne con la sua vecchia amica Amy. Garth Ennis caratterizza la mora con davvero poco, tenete a mente il suo nome, perché più avanti questa mangia uomini tornerà a fare capolino.

Anche se bisogna dire che il più incazzato di tutti resta Herr Starr, che in questo volume si vede poco, impegnato a cercare di digerire l’ennesima mutilazione subita per mano di Jesse, non vi rivelo altro, ma la scena con i cappelli e le parrucche resta una delle più divertenti di tutta la serie.

Herr Starr, il fashion victim.
Jesse per scoprire qualcosa in più su Genesis e cercare di capire dove è andato a nascondersi Dio Onnipotente, porta il gruppo a New Orleans, ma sulla strada verso la città Cajun, il trio di protagonisti incontrerà una faccia (di culo) nota e degli aspiranti Lestat, les enfants du sang, che vorrebbero mettere la mani su Cassidy…

Come detto “Incontri ad addii” è un volume un pochino più tranquillo, ma non aspettatevi due autori sazi di successo, che non sanno come far andare avanti la storia, anzi, questo ciclo di racconti si prende tutto il tempo necessario per approfondire i personaggi e gettare un po’ di guacamole sulle loro dinamiche.

Inutile girarci attorno, senza rovinare la lettura a nessuno, devo ammettere che ho sempre trovato la confessione di Cassidy una scena da caduta delle palle. Eppure resta un passaggio fondamentale e ho sempre trovato brillante il modo in cui Garth Ennis gestisca tutta questa porzione di storia, sempre dal punto di vista di Tulip, che qui è assoluta protagonista.

Se dovessi scegliere, forse questa è la mia pagina preferita di Preacher.
E’ proprio la bionda sicaria a chiacchierare con il vampiro Irlandese, a vedersela da sola con i les enfants du sang (facendogli il culo a strisce, bisogna dirlo), a salvare la situazione tra le paludi del Bayou e a fare una chiacchierata con Xavier, il personaggio che più di tutti conosce la vera natura di Cassidy. Trovo logico che l’ultima vignetta del volume, sia proprio un primo piano sul volto preoccupato di Tulip, ammettiamolo, sono le donne quelle a capire per prime quando le cose andranno male, sono anche le più brave a valutare gli estranei di puro istinto. Per la mia esperienza è così, io sono un testone come Jesse, anche se porto il soprannome di Cassidy.

Proprio il personaggio a cui ho rubato il nome qui viene visto sotto una nuova luce, se prima era solo un mattacchione, qui inizia a dimostrare che dietro quegli occhiali potrebbe esserci di peggio e anche se ogni volta che rileggo “Incontri e addii” la sua confessione mi fa cascare le balle, è un passaggio fondamentale della storia, che più avanti nel racconto darà i suoi frutti… Ricordatevi la faccia preoccupata di Tulip.

Garth Ennis è bravissimo a scrivere sempre dialoghi originali, realistici, ma soprattutto funzionali, lui è uno dei pochi autori, che potrebbe scrivere un intero fumetto, solo con “teste parlanti” (il gergo per personaggi che parlano) e renderlo interessante. Se Tulip dubita di Cassidy, l’irlandese cementa la sua amicizia con Jesse, i due si trovano d’accordo su tutto, anche sulla passione per il comico satirico Bill Hicks (una scena che da sola vale la lettura del volume), e l’odio profondo per Billy Ray Cyrus…. Chissà cosa avrebbero detto Jesse e Cass se avessero saputo che Billy Ray avrebbe dato alla luce la sua adorabile figliola Miley Cyrus. Non so voi ma io vorrei davvero sapere cosa pensa Garth Ennis di tutto questo!

Ovvero come ho imparato a fregarmene e ad amare Bill Hicks.
Proprio a New Orleans inizia la lunga sottotrama dedicata a Facciadiculo, il suo incontro con il Sergente (che ricorda volutamente l’odioso agente di Elvis Presley) dà il via all’arco narrativo dello sfigatissimo personaggio e non si può parlare della “Big Easy” senza finire a parlare di riti Vudù.

Personalmente adoro la scena in cui Jesse, con l’aiuto di Xavier (e del pitone Luther) si sottopone al rito per entrare in contatto con Genesis. Si rischia sempre di scadere nel banale quando si parla di Vudù, Ennis e Dillon hanno trovato un modo originalissimo di mostrare la trance di Jesse, la soluzione grafica scelta mi sta a cuore, un cinema dove viene trasmetto “Genesis” un film con protagonisti i personaggi in gioco e come narratore, il Duca John Wayne… Visto di peggio in vita mia.

In questa porzione di storie, Jesse viene a conoscenza degli eventi che noi lettori abbiamo già potuto leggere nello speciale dedicato alle origini del Santo degli assassini e tutto è pronto per rimettersi in viaggio alla ricerca di Dio, ma non prima di un bel massacro, tra teste mozzate, proiettili che fischiano a cattivoni morti ammazzati… Anche se il volume è quieto come un piccolo Fonzie, stiamo sempre parlando di “Preacher” che diamine!

Glenn Fabry ci regala la sua interpretazione di un rito Voodoo (Ohh-Ohh!).
Per altro una piccola curiosità, in una delle copertine interne del volume, Glenn Fabry rappresenta una dei Les enfants du sang con lo stesso look (ma svariate tagli di differenza) di Death, la sorella di Sandman, come sempre grazie ai disegni di Dillon e alle copertine di Fabry, le immagini di questa serie sono sempre al top.

Insomma, il volume più riflessivo della serie, non raggiunge gli apici dei primi due cicli di storie, ma se tutte le storie di transizione sfoggiassero questo talento, magari non vivremmo in un mondo migliore, ma leggeremmo sicuramente fumetti migliori.

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