sabato 28 novembre 2015

Doctor Who: Episodio 9x09/10: Il Sandman della follia (Nevermore!)


In attesa di vedere il finale di stagione, parliamo degli ultimi due episodi del "Dottore Chi", occhio che del secondo 9x10, se ne parlerà a lungo. Se vi siete parsi qualcosa trovato tutto QUI. Buona lettura!

Doctor Who: Episodio 9x09 - Sleep No More

Ogni volta che Mark Gatiss scrive un episodio di “Doctor Who” smuove gli animi, pochi scrittori riescono a dividere i Whooviani come fa lui. Per quanto mi riguarda Gatiss è un adorabile minchione e lo dico con grande affetto, tra tutti gli sceneggiatori è quello che ha capito meglio la filosofia di Steve Moffat, infatti i due sono i burattinai della serie “Sherlock”, dove Gatiss interpreta anche la parte di Mycroft Holmes, il fratello più furbo di Sherlock Holmes, se mi permettete la citazione.

L’episodio in questione, “9x09 - Sleep No More” è la classica entrata brutta sulla caviglia, la gomitata a gioco fermo, ad una prima occhiata sembra il classico episodio ambientato in una base spaziale, quelle belle atmosfere claustrofobiche tipiche dell’era Russel T. Davies di questa serie. Ma per tutti i 45 minuti della puntata, proprio come Twelve, non facciamo altro che ripetere a noi stessi che qualcosa non quadra.

Il Dottore e Clara atterrano con il TARDIS in una base del 38esimo secolo, attraverso qualche critica frase di Twelve capiamo che è successo qualcosa di grosso sulla Terra, la geografia del pianeta è cambiata e il continente più grosso ora è il risultato dello scontro tra il Giappone e l’India, quindi deve essere stato un terremoto bello incazzato!
Risultato: per essere il Dottore che meno sopporta i soldati, Twelve è anche quello che li frequenta più di tutti. La squadra di soldati dai buffi nomi indio-giapponesi (ripetuti ossessivamente) deve salvare il Dr. Rassmussen, il creatore della macchina “Morpheus”, una specie di cabina armadio che ha rivoluzionato la vita (e la produttività) sulla Terra.


Non è la vostra Tv che non funziona, questo episodio inizia davvero così...
Gli umani passano un terzo della vita a dormire, se i miei vicini me lo concedessero io lo farei anche di più, ma nel 38esimo secolo vale il detto “Chi dorme non piglia pesci”, la macchina Morpheus riassume in 5 minuti l’esperienza e il riposo di un mese di sonno, risultato: tutti hanno molto più tempo per lavorare ed essere produttivi. Sulla “bara” di Morpheus fa bella mostra di sè una grande lettera “M” che sta appunto per… METAFORONE! E non credo sia nemmeno necessario sottolineare la stoccata di Mark Gatiss ai nostri frenetici tempi moderni.

Ma come detto con “Sleep no more” Gatiss rompe gli schemi, interrompe la struttura ad episodi doppi che ha caratterizzato tutta la nona stagione fino a questo momento (prossima puntata un altro episodio singolo e poi finale su due puntate come da tradizione), ma anche molti dei classici topoi della serie vengono demoliti dal caro vecchio Mark.

A cominciare dall’esaltante sigla, che in questo episodio, per mia somma tristezza… Non c’è!
Dopo una decina di minuti mi sono chiesto “Ma niente sigla oggi?”, sì, perché al posto dei soliti ingranaggi e del Tardis in volo, troviamo una schermata con un messaggio cifrato (in cui è possibile leggere sia le parole “Doctor Who” che “Clara Oswald” se premete pausa al momento giusto).


Sei verticale, "Serie tv Britannica in onda dal 1963, due parole".
Il Dr. Rassmussen parla in camera, dicendo che NON dobbiamo guardare questo video (continua la tradizione dei “Don’t” di questa serie) e tutta la puntata è incentrata sul guardare, sul mostrare, tanto che quello che vediamo, è il risultato della registrazione di Rassmussen, una specie di video-testamento che fa anche da voce narrante agli eventi, mentre il resto è una soggettiva delle telecamere montate nei caschi dei soldati e mentre realizzi che no, questa settimana niente sigla, capisci anche che “Sleep no more” rappresenta l’episodio in cui il Dottore si scontra con un mostro terribile… Il Found Footage!


"Forse preferivo affrontare di nuovo i Dalek che ritrovarmi protagonista di un Found Footage".
La famigerata tecnica tanto sfruttata in molti film horror fa il suo esordio nella storica serie targata BBC, ma appena pensi che sia una svolta modaiola, o un esercizio di stile, Mark Gatiss ti sorprende ancora, rendendo questa tecnica registica parte integrante della narrazione.

Ora, se non avete visto l’episodio, sappiate che da qui in poi seguono SPOILER (come direbbe River Song), consideratevi avvisati.

Mark Gatiss riesce grazie ad una tecnica narrativa molto in voga oggi, a raccontare una legenda antica con un nuovo punto di vista, pescando a piene mani dal folklore anglosassone, Gatiss porta in scena la sua versione dell’uomo dei sogni, Morfeo, Sandman (nel senso Neil Gaimaniano del termine, per citare un altro che spesso scrive episodi per questa serie), l’omino che balza sui tetti e con la sua polverina porta il sonno a tutti quanti (tranne ai miei vicini!).

Il colpo di genio di Gatiss sta nell’associare l’antica leggenda sull’uomo dei sogni, ad una storia in cui l’umanità rinuncia alle ore di sonno. La base viene assediata da creature (fatte di sabbia) che aggrediscono i nostri protagonisti. Bisogna dire che l’idea di Gatiss è tanto geniale quando… Bleah! Schifosa!


Mr. Sandman, bring me a dream, make him the cutest that I've ever seen...
Avete presente quella porcheria che vi ritrovate ai lati degli occhi la mattina? Ecco, quello è ciò che resta della polvere dell’omino dei sogni e se la macchina Morpheus condensa l’esperienza del sonno in 5 minuti netti, il sottoprodotto non calcolato sono appunto i “Sandmen” ovvero creature di polvere, che come ci ricorda il Dottore è composta dal 90% di resi di pelle umana… Ma che schifo!

Questa idea è tanto schifosa quanto brillante e secondo me solo il compagno di bevute di Steve Moffat poteva sottoporla all’amico (e showrunner della serie) senza farsela bocciare in tronco. Per altro, la scena in cui il Dottore e Clara battibeccano sul fatto che sia stata la ragazza a battezzare le creature, è veramente uno spasso! Il Dottore è risentito, perché di solito è lui che etichetta tutti con un nomignolo, ma questa volta deve ammettere che il “Sandmen” di Clara è migliore del suo “Dustmen”. La facciatte imbrocciata di Capaldi vale da sola la visione della puntata.


Gli manca solo il labbro imbronciato...
Dopo che hai imbastito questo casino, farcire il tutto con la classica canzoncina “Mr. Sandman” è il passo successivo, dopo aver visto “Sleep no more” state sicuri che continuerete a canticchiare bom, bom, bom, bom, bom, bom, bom, bom, bom, bom, bom… Mr. Sandman, give me a dream…

Ma la tecnica del found Footage, come detto, è parte della storia, persino il Dottore non si capacita, c’è qualcosa che non torna, infatti la rivelazione finale trasforma questo episodio in qualcosa di meta-televisivo, il messaggio iniziare di Rassmussen non è un video-testamento, ma una confessione, il modo per rendere virale il messaggio e far sì che tutti lo vedano (anche noi spettatori) propagando così l’infezione e l’invasione dei Sandmen nella galassia, motivo per cui ho ribattezzato la puntata “Il Sandman della follia”.

Mark Gatiss non si limita a modificare il formato della serie e a nascondere la sigla, apporta una modifica sostanziale anche all’unica vera costante di tutti gli episodi, in questo caso il Dottore NON risolve il mistero, porta in salvo tutti sul Tardis e le immagini terminano proprio perché una volta lasciata la base, non ce ne sono più da trasmettere, questo spiega anche tutti gli sguardi in camera del Dottore, mentre elabora le sue teorie sui Sandmen.

Il risultato può sembrare un finale un po’ sbrigativo, ma a mio avviso risulta ancora più efficace, questo episodio con un finale aperto (quasi da film Horror) ti fa sperare di poter vedere la seconda parte la prossima settimana, come la nona stagione ci ha abituati fino ad ora, invece… Nisba!


"Cosa vuol dire che non hai risolto il mistero?" , "Cosa ti devo dire? Con questi occhiali non vedo una mazza!".
Ho apprezzato la puntata anche per il rapporto tra Clara e il Dottore, fantastico che la Companion cerchi la mano di Twelve da stringere nel momento di massimo panico, l’unica cosa su cui Gatiss è stato allineato a questa nona stagione è continuare a sottolineare l’aurea intorno a Clara, più gli episodi vanno avanti, più sembra sempre più chiaro il suo destino… Ci penserà il Moffa a fregarci tutti come fa di solito.

Prossima settimana, altro episodio singolo, se sono tutti angoscianti come questo viene quasi da rimpiangere le puntate doppie!


Doctor Who: Episodio 9x10 - Face the Raven

“And my soul from out that shadow that lies floating on the floor
Shall be lifted - nevermore!"

La parole del poema “Il Corvo” di Edgar Allan Poe, non vengono mai citate in questo episodio, eppure sono le prime che vengono in mente, dopo aver corso così tanto, Clara Oswald è stata raggiunta dal suo destino, a questo punto non può che scattare… Il trenino! A-E-I-O-U-IPSILON! A-E-I-O-U-IPSILON!!

Era un'intera stagione che questa serie ci mandava segnali, ogni volta sempre più chiari, inoltre la BBC ha pensato bene di annunciare che l’attrice Jenna Coleman, avrebbe recitato in questa stagione, ma non nello speciale di Natale del Dottore… Bravi! Pochi giorni prima della messa in onda del primo episodio della nona stagione, fate pure questi annunci, tanto non ci sono i Whooviani di tutto il mondo che aspettano il ritorno del Dottore da mesi, no no, tranquilli!

Detto questo, raramente l'episodio in cui una Companion del Dottore passa la mano è anche bello, sto pensando ad “The angels take Manhattan”, ad esempio, in cui a lasciare libero il ruolo erano due personaggi a cui tenevo ben più che a Clara Oswald.

Rigsy chiede aiuto al Dottore, dopo essersi svegliato con uno strambo tatuaggio cangiante sulla nuca, un tatuaggio che sembra tanto un conto alla rovescia. Per cercare di aiutare il neo papà il Dottore e Clara scoprono una strada segreta di Londra, nascosta agli occhi dei Londinesi, in cui si nascondono rifugiati spaziali, tutti sotto il comando del Sindaco Me, una vecchia conoscenza del Dottore, sì, perché di fatto si tratta di Ashildr (Maisie “Arya Stark” Williams). Il tatuaggio è una sentenza di morte, per un omicidio che Rigsy non ricorda di aver commesso… Insomma, roba da Dottore.

"Se continuate a pettinarmi con 'sta banana sulla testa continuo a fare 'Giocotrono' però...".
Ho trovato la parte iniziale della puntata molto bella e molto “Moffattiana” anche se l’episodio in questione è stato scritto da Sarah Dollard, se non erro al suo esordio come sceneggiatrice di questa serie. L’idea di una strada nascosta alla vista ricorda molto Nessundove di Neil Gaiman, guarda caso, un amico di Steve Moffat.

"Ve lo giuro! Qui fino a ieri c'era uno Starbucks!".
Bisogna fare i complimenti a chi ha curato le scenografie dell’episodio, davvero ben fatte, ma anche il make-up delle varie creature è molto accurato, il problemi della puntata, però, sono molteplici.

Si tratta chiaramente di un episodio strutturato per mettere i personaggi in una condizione estrema e sfruttare il dramma creato da questo ultimatum, il problema è che il passaggio del “tatuaggio maledetto” da Rigsy a Clara ha due effetti negativi: il primo è che risulta anti-climatico, noi spettatori sappiamo già che Clara rischia la vita, mentre il Dottore è all’oscuro di tutto. Il secondo è che Clara fa la sua solita figura da “Maestrina perfettina” che ormai ha incollata addosso dalla scorsa stagione, più o meno da quando ho smesso di sopportarla.

Sì, perché il personaggio di Clara Oswald, fin dalla minigonna sembra quasi il primo caso di rigenerazione della Companion, invece che del Dottore, la ragazza aveva assunto una sua dimensione diventando la “Impossible Girl”, ovvero colei che compare varie volte nella vita dei Dottori, contribuendo ad aiutarli. Questa sua peculiarità è andata perduta nella stagione precedente, con tutta la faccenda del fidanzatino Danny Pink, se possibile più odioso di Clara (incredibile ma vero!).

Rock Rock Rock Rockefeller...
So di andare un po’ fuori dal coro, ai Whooviani questi episodi di solito piacciono un po’ di più degli altri, capisco anche perché “Face the Raven” sarà per sempre ricordato come la puntata in cui il Dottore dice addio a Clara, ma resta il fatto che l’utilizzo del personaggio di Ashildr, Me, Sindato Me, Arya Stark, come la volete chiamare, l’ho trovato poco in linea con la direzione data al personaggio nell’ultimo episodio in cui l’abbiamo vista, hai la possibilità di avere di nuovo Maisie Williams nel cast e la sprechi per la parte di una generica cattiva che serve solo a mettere in moto la storia? A mio avviso, sarebbe stato più sensato usare un personaggio del tutto nuovo.

Detto questo, hanno dedicato fin troppi minuti all’addio di Clara, mi sono ritrovato a pensare guardando “Face the Raven” che nessuna delle companion precedenti ha mai avuti così tanti minuti per dire addio a tutti, chiudere le scatole e traslocare, di sicuro non i Ponds, né tantomeno Donna Noble, inoltre, la scena in sè non mi è sembrata mai davvero epica, considerando che Clara è andata a cacciarsi nei guai di sua spontanea volontà (cercando di imitare la spavalderia del Dottore, senza riuscirci), mi è sembrata una morte… Da fessa.

Cara Clara, a volte è meglio essere furbi che coraggiosi (a volte).
Quello che ha funzionato è stata la recitazione di Jenna Coleman, anche se il suo personaggio mi è diventato odioso, devo dire che trovo l’attrice molto brava, meglio di lei ha fatto solo Peter “Fuorioso” Capaldi, che in questo episodio ha saputo far valere la sua faccia da cattivo. La sua promessa di scatenare l’inferno sul dominio del Sindaco Me era davvero credibile.

Twelve tira fuori tutta la cazzima di cui è capace...
Quello che ho apprezzato è il contenuto dell’addio di Clara, che tra tutte le companion del Dottore, forse è quella che sa meglio di tutti, quanto Twelve (e Eleven prima di lui) possa diventare oscuro e negativo quando non ha un umano a ricordargli i valori importanti. Penso proprio che Steve Moffat sfrutterà la condizione emotiva del Dottore, per il doppio episodio che ci aspetta, che per altro, è anche quello che concluderà (purtroppo) la nona stagione.

Stagione a mio avviso valida, ma non per via dell’obbligatorio cambio di companion che seguirà questa puntata. Le morti dei personaggi in “Doctor Who” non sono mai tentativi di fare clamore o di mescolare le acque come accade in Game of Thrones o in House of Cards. Sono sempre più sentite dai fans per via dell’affezione verso i personaggi… Ma a volte bisogna ricordarsi che comunque Jenna Coleman sta benissimo, non facciamone un dramma su! A costo di passare per cinico aggiungo… A-E-I-O-U-IPSILON! A-E-I-O-U-IPSILON!!

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