giovedì 22 ottobre 2015

Ritorno al futuro - Parte III (1990): "Quando ero un bambino ho sempre desiderato essere un cowboy"


“Il mio unico dispiacere è di non poter visitare il mio periodo storico preferito, il vecchio West”.
Diceva così Doc nel secondo capitolo della trilogia di Ritorno al futuro, ma volente o nolente, alla fine il suo desiderio viene esaudito, d’altra parte se voi aveste una macchina del tempo, quale periodo storico visitereste… Personalmente non ho un singolo dubbio nella vita, è che mi manca una DeLorean ecco.

La leggenda narra che nemmeno nelle più rosee aspettative dei due Bob (Zemeckis e Gale) le avventure di Marty McFly avrebbero previsto un terzo film, ma il successo commerciale della prima pellicola, spinse la Universal a tirare su una trilogia, che dopo l’ottimo finale mandato in scena nel secondo capitolo, è l’ideale chiusura del cerchio. Christopher Lloyd, invece, era già pronto anche per il quarto seguito, perché a differenza del suo personaggio, avrebbe voluto portare la DeLorean DMC 12 tra le vie acciottolate dell’antica Roma. Come per i primi due capitoli, anche questo... E' un Classido!


Di tutti e tre i film, “Ritorno al futuro - Parte III” è il più lineare, una volta raggiunto Doc del 1985, nel 1885, con l’aiuto del Doc del 1955 (non state pensando quadrimensionalmente!), di fatto il film è l’ennesima corsa contro il tempo per ritornare a casa. La fretta è dettata da Cane Pazzo Tannen ("Odio quel nome! Lo odio! Mi hai capito? Nessuno mi chiama Cane Pazzo! E soprattutto non un caramelloso, merdoso damerino come te!" … E’ tutta la vita che aspetto di dare del caramelloso damerino a qualcuno, ma ancora non ne ho avuta l’occasione) che vuole far fuori Doc per una faccenda di 80 Dollari.

Se dovete dei soldi a questo brutto ceffo, vi conviene scappare ad almeno un centinaio di anni da lui.
Il film sfrutta la stessa identica struttura ciclica e ripetitiva (come il tempo stesso) dei film precedenti: Marty arriva, viene salvato da una versione alternativa di sua madre (qui è Maggie McFly con il suo accento irlandese) e si ritrova ad indossare i panni (letteralmente) di un'altra identità segreta, dopo essere stato Levi Strauss (Calvin Klein in originale) qui fa il salto di qualità e malgrado le camicie con i lustrini in stile Roy Rogers, si ritrova presto sotto il poncho e con il nome di Eastwood, Clint Eastwood. Sentito nomi peggiori in vita mia…

Difficile non sentirti fighi vestiti così e con quel nome addosso...
Dei tre film è sicuramente quello con meno inventiva, ma è abbastanza fisiologico dopo aver abbondantemente contribuito con i capitoli precedenti ad alimentare l’immaginario popolare, concludere con qualcosa che abbassi un po’ i toni, ma anche il ritmo.

Sì, perché “Ritorno al futuro - Parte III” è l’unico della saga con qualche momento dove il ritmo rallenta, facile puntare il dito contro la maestra Clara Clayton (Mary Steenburgen), per raccontare l’innamoramento di Doc era obbligatoria alzare un po’ il piede dal pedale, non che Clara sia un brutto personaggio, oppure che lo script di Bob Gale perda colpi (l’idea di utilizzare i romanzi di Jules Verne come punto di incontro per i due piccioncini è davvero geniale) anzi, ma dopo averci viziato con i due film precedenti, le parti tra Doc e Clara le ho sempre trovate un po’ pallose…

Non è colpa tua Clara, sono io che amo gli inseguimenti e le corse contro il tempo...
Quello che funziona alla grande sono di sicuro gli svariati tentativi di rimettere in moto la DeLorean rimasta a secco e soprattutto le gag che la location del Far West offre. Dal resuscita morti che rimette in piedi Doc, alla Colt mettipace (curiosa traduzione di Peacemaker) e come sempre l’umorismo viene fuori per contrasto, quando un ragazzo del 1985 si trova nel 1885 succede che le sue Nike (“Nìche? Ma che cos'è, una parola indiana o che altro?”) vengano scambiate per scarpe rubate ad un indiano o a un cinese morto. Oppure l’esaltazione di Marty nel vedere un Frisbee (“Ehi, Frisbee! Tostissimo!”), o quando si riverte a rifare la mitica scena dello specchio di “Taxi Driver”.

"Hey! Smettila di fare il Rambo!" (Cit.)
Ovviamente, non possono mancare le citazioni e gli omaggi, il più palese di tutti era già stato anticipato dal film che Biff guardava nella vasca da bagno del suo loft, ovvero “Per un pugno di Dollari”, il cui finale con la piastra di acciaio anti-proiettile (“Al cuore Ramon!”) viene rifatto per intero, ma con Buford Tannen e Marty al posto di Eastwood e Gian Maria Volontè.

L’altro grande omaggio a Sergio Leone è nella scena in cui Marty arriva a Hill Valley, Zemeckis fa un campo lungo da sopra il tetto della stazione, proprio come in “C'era una volta il West" quando Jill (la guardabile Claudia Cardinale) arrivava a Flagstone. Forse il mio omaggio preferito è un po’ meno noto: quando il barista versa il liquore che cade sfrigolante sul bancone mi ha sempre ricordato “L'uomo del West” con Cary Cooper, dove c’era una scena identica.

La scena del treno, poi, è l’ennesimo adrenalinico finale regalato da questa trilogia, che dimostra il livello di ossessione per i dettagli di Bob Gale, che dopo aver spiegato al mondo il concetto di “Universo Parallelo” ormai ha preparato il pubblico a “Pensare quadrimensionalmente”, quindi il fatto che il ponte non sia ancora ultimato (nel 1885) è solo l’occasione per la spettacolare distruzione della locomotiva e del salvataggio volante di Doc.

"Scusa la rozzezza di questo modello, non ho avuto il tempo di farlo in scala".
Essendo l’ultimo capitolo della trilogia, il film ha il dovere di concludere tutte le sottotrame, soprattutto la più importante: completare l’arco narrativo di Marty e la sua maturazione. Pensateci, se siete qualcuno che non ama essere chiamato “fifone”, quale posto migliore del vecchio West per una full immersion? Un luogo dove la gente metteva mano al revolver per molto meno. La bellezza del film sta proprio in questo: dopo tre capitoli, grazie all’ottima sceneggiatura di Gale, nessuno spettatore dubita del fatto che Marty sappia usare una Colt (si è allenato con Wild Gun Man… Quando i videogames servono nella vita), il bello è proprio il modo in cui il giovane McFly impara, evitando così il disastroso futuro visto nel secondo capitolo.

Considerando gli ultimi dischi dei Red Hot, hai poco da sfottere gli altri Flea...
La scena della corsa in auto e dell’incidente, ci viene mostrata sfruttando di nuovo la faccia da schiaffi di Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers di nuovo nei panni di Needles, a proposito di musica, “Ritorno al futuro - Parte III” è anche il primo capitolo della trilogia senza gli Huey Lewis and the news, qui sostituiti da niente popò di meno che… Gli ZZ Top.

La loro celebre “Doubleback” si sente nei titoli di coda del film, ma anche in versione bluegrass durante la festa di inaugurazione dell’orologio, infatti il celebre trio compare proprio nei panni dei musicisti alla festa, panni non tanto diversi da quelli che sfoggiano di solito, per altro, il costumista con Billy Gibbons e compagni ha risparmiato tempo.

Per loro è SEMPRE il 1885.
Personalmente, essendo cresciuto a pane e Western, non avrei potuto immaginare un finale migliore per questa trilogia, ovviamente la morale della favola la fa Doc, lo stregone buono che ha dato il via a tutta questa corsa contro il tempo in tre atti: il futuro non è scritto, perciò createvelo buono, considerando il fatto che questa trilogia è diventata un classico del Cinema e un film di riferimento per almeno un paio di generazioni, “Ritorno al futuro” non solo ha predicato bene, ma ha razzolato meglio.

Anche se è il meno ritmato dei tre film (avercene di film con poco ritmo come questo!) resta una pellicola che guardo sempre con molto piacere, sul fatto che lo conosca a memoria non ve lo dico nemmeno, ma sono sicuro di non essere il solo, per quei due che non lo sapessero, consiglio di buttare un occhio al film di Seth MacFarlane “A million way to die in the west”, non perché sia un bel film (anzi, tutt’altro), ma perché potreste trovare una sorpresa guardandolo e, soprattutto, la prova di quanto la saga di “Ritorno al futuro” abbia influenzato l’immaginario collettivo, come pochi altri film sono stati in grado di fare. Ancora oggi capita di trovare qualcuno che non ha mai visto “Guerre Stellari” (eh lo so, pare incredibile, ma è così…), ma non ho mai sentito nessuno che non abbia visto “Back to the Future”, figuriamoci qualcuno che non lo apprezza!

Avrei sempre voluto una copia di questa da mettere sulla mia scrivania...
Per la trilogia di “Ritorno al Futuro” è tutto, spero di essere riuscito a rendere omaggio ai primi 30 anni di un mito del Cinema, il modo più giusto per accomiatarmi è anche il primo che mi viene in mente: cosa faccio? Ritorno al Futuro? Considerando che vi scrivo in diretta dal 2015 no… Ci sono già stato.

Può partire Alan Silvestri a palla adesso, grazie.


PAAAA-PARA-PA-PA-PA-PAAAAAA! PA PA! PARA-PA-PA-PA-PAAAAAA!

10 commenti:

  1. Forse il meno riuscito, probabilmente perché non l'ho guardato fino a saperlo a memoria come i primi due. Comunque, una degna conclusione di una stupenda trilogia!!

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    1. Vero è il più debole, anche se pure questo l’ho abbastanza consumato, diciamo che è un classico non preso singolarmente, ma è il perfetto ultimo atto di una spettacolare trilogia quello si ;-) Grazie per il commento, cheers! ;-)

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  2. Sarò sicuramente strano io, ma a me è piaciuto parecchio: magari l'avrò semplicemente visto in un momento migliore rispetto al secondo. La scena finale l'ho adorata, col monopattino e la locomotiva. 《È una rapina?》 《È un esperimento scientifico》 :-D
    comunque all'epoca impazzii per Doubleback dei ZZ Top, e visto che Napster era ancora lontano dovetti operare come facevo sin dagli anni Ottanta: jack dalla cuffia della TV al canale aux dello stereo e registrai l'audio su cassetta, per una delle mie raccolte di colonne sonore da sentire fino allo sfinimento (ricordo che c'era pure Abyss di Silvestri e Dovevi essere morta di Bernstein)
    splendido omaggio e aspetto il prossimo tra altri 30 anni :-D

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    1. Hai pazienza di aspettare o prendiamo la Delorean? ;-)
      Gli ZZ Top sono eterni, ancora oggi tra i miei ascolti frequenti, sono una sicurezza ;-) Guarda, ogni volta che il macchinista apre bocca fa venire giù il soffitto "Se il fuoco fosse bello caldo, e con caldo intendo dire caldo come le fiamme dell'inferno" un mito! ;-) E' il più lineare dei tre, però l'atmosfera western mi compra tutta le volte ;-) Cheers!

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  3. Da piccolo mi piacque molto.
    Non so dirti il perchè: saranno i cowboy, i momenti molto più tranquilli, forse la fuga finale verso il presente.
    Una grande conclusione.
    Ti ringrazio Ritorno al Futuro!

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    1. Alla fine ha i suoi momenti ben fatti, il West fa il resto, 30 anni in grande forma ;-) Cheers!

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  4. Un giorno dovrò fare un lungo articolo sul doppiaggio di questa trilogia, prometto che mi ci metterò. Fino ad adesso ho parlato di questi film solo a sprazzi... Come al solito ci sono molti momenti molto ben adattati e soprattutto recitati. Il "caramelloso damerino" ad esempio era già stato evidenziato in questo articoletto con tanto di video https://doppiaggiitalioti.wordpress.com/2014/10/14/frammenti-di-doppiaggio-7-ritorno-al-futuro-3/
    Nello stesso ci troverai altre perle da me amate come il conducente del treno e le sue fiamme calde e per calde intendo più calde delle stesse fiamme dell'inferno, la voce di uno degli scagnozzi di Cane Pazzo che sembra quasi quella dell'orso Yoghi.

    Altre piccole battute passano un po' inosservate per via del doppiaggio. La scena della pistola allo specchio alla Taxi Driver termina con una citazione da Clint Eastwood quando dice "go ahead, make my day" che in italiano hanno tradotto letteralmente "avanti, fammi contento" (o qualcosa di simile) mentre avrebbero forse dovuto tradurre con "coraggio, fatti ammazzare".
    Ma in generale adoro ciò che hanno fatto con il copione per adattarlo in italiano (stop being a jerk -> smettila di fare il Rambo).

    Del film l'unica cosa che non mi piace è il finale col treno del tempo a vapore volante, ho capito che Doc ha usato il "volopattino hover board" come base per costruire una nuova macchina del tempo ma lascia che dubiti che possa farci molto con la tecnologia del 19esimo secolo. Poi dice di non tornare nel futuro perché ci è già stato quindi possiamo supporre che torni nel passato... vuole continuare a fare danni? Insomma, gli ultimi 3 minuti di film mi sono sembrati molto arrangiati frettolosamente. Per il resto, geniale l'idea di ambientarlo nel west. Le parti con Clara potranno anche risultare noiose (specie quando si è più piccoli) ma ha senso che ci siano.

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    1. "Smettila di fare il Rambo" è talmente una genialata che lo usata anche come didascalia ;-) La sensazione è che avessero bisogno di un finale spettacolare per forza, vedo che anche tu ti sei ritrovato a cogitare su quel finale ;-) Anche io sono giunto alla conclusione che il volopattino fosse alla base della tecnologia della locomotiva-del-tempo, ho anche ipotizzato che il treno è stato scelto perchè di fatto è l'unico mezzo del 19esimo secolo che può raggiungere le 88 miglia/h, il primo viaggio sarà stato nel futuro per le modifiche necessarie, non so se si può fare un flusso canalizzatore con la tecnologia del West, ma fatto una volta, forse Doc ha potuto replicarlo ;-) Per la battuta, è stata scelta perchè è sicuramente ad effetto, ma nel mio elucubrare ho pensato che Doc e Clara vivessero nel passato, almeno a giudicare dai vestiti anche di Jules e Verne, ma questa è solo una teoria ;-) Cheers!

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    2. il volopattino è stato certamente alla base della tecnologia per far volare il treno (forse il tender conteneva l'equivalente di tutti i microchip presenti sulla DeLorean), tuttavia il flusso canalizzatore sarebbe dovuto essere ricostruito con i mezzi dell'800. Dato che non sappiamo niente sul materiale usato per il flusso canalizzatore, prendiamo per vero (sebbene con grande fatica) che si possa ricostruire il flusso canalizzatore con i materiali dell'800 e che Doc ci abbia messo una decina d'anni per completarlo (i figli mi sembrano sui 10 anni al massimo)... rimane però il dubbio logico sul senso che potrebbe mai avere il volersene andare nel passato, quali altri danni vuole compiere all'umanità? Non avrebbe più senso, dal suo punto di vista, che egli porti la sua nuova famiglia nel 1985?
      Posso solo pensare che tornino al 1885 perché i figli ormai sono cresciuti lì e la loro vita si svolge effettivamente nel vecchio west, vivendo il sogno alla Giulio Verne... buona fortuna a passare inosservato con un treno a vapore volante, a tenerlo nascosto e a non alterare la storia di Hill Valley crescendo addirittura dei figli che potranno alterare l'andamento degli "accoppiamenti" nella cittadina, potenzialmente interferendo anche con la vita di Marty.

      Altra insensatezza del film (o forzatura, dai), la moglie di Sheamus McFly che assomiglia alla madre di Marty... a meno che la famiglia di Lorraine nell'800 non fosse già imparentata con quella dei McFly, il che giustificherebbe la poca intelligenza di molti dei suoi componenti nel secolo successivo

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    3. Sicuro sono passati degli anni, almeno a giudicare dai bambini, la vedo dura difficile vivere nella ill Valley del 1885 già solo per nascondere il treno, a meno che non vivano in viaggio (nel tempo, come Scott Bakula) sposandosi qua è la, ma questo sarebbe forse anche più dannoso... Temo che non lo sapremo mai per certo ;-)

      La somiglianza della signora McFly me la sono sempre spiegata con la ciclicità del tempo (e del film) come se fosse destino che i McFly siano sposati con una che somiglia a Loraine, anche se la tua teoria sui figli di Marty non è campata in aria ;-) Cheers!

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