sabato 3 ottobre 2015

Preacher - L'Orgoglio d'America: These are the hands that built America


Dopo l’apice assoluto del volume precedente Fino alla fine del mondo, il terzo capitolo dedicato al Predicatore Jesse Custer potrebbe sembrare un piccolo passo indietro, ma mai come questa volta la raccolta in volume (Magic Press) di questo ciclo di storie non fa che confermarmi quello che già so: Garth Ennis scrive come un'Ira di Dio.

Jesse e Tulip sono in viaggio verso la Francia per andare a salvare Cassidy, finito nelle mani del Graal, a Masada, città roccaforte della potente organizzazione, si scatenerà il finimondo… Letteralmente!

“L’Orgoglio d’America” del titolo, è un chiaro riferimento alla “cazzima” con cui il predicatore Americano (anzi, Texano) si rivolge all’alto Padre del Graal, ma l’orgoglio d’America vero, Ennis lo mostra nella prima e nell’ultima storia del volume, ideali prologo ed epilogo dello scontro di Masada. Due storie molto simili anche se con location molto differenti, ma che di fatto riassumono quello che per Ennis è la spina dorsale di un Paese, gli Stati Uniti d’America, di cui lui, Irlandese (del Nord) ha saputo decantare le lodi meglio di tanti Americani.


Una delle icone di "Preacher" il mitico zippo di Jesse.
Nella prima storia al banco nel bar dell’aeroporto, Jesse incontra Cosmo (Spaceman in originale), un commilitone amico di suo padre John, la storia è un dettagliato spaccato della vita dei soldati in Vietnam, ma è anche l’esordio di una delle icone più riconoscibili di tutta la serie, il mitico Zippo di Jesse ed ora ditemi quello che volete, ma la storia di come John Custer sia venuto in possesso di quell’accendino, non solo è qualcosa di paragonabile all’altrettanto mitico orologio d’oro di “Pulp Fiction”, ma è anche il più sentito omaggio al Duca John Wayne che io abbia mai visto nella mia vita.

La doppia storia che conclude l’albo, invece, inizia sulle sponde del fiume Limmey, nella Dublino della rivolte di Pasqua del 1916, qui è lo stesso Cassidy a raccontarci di suo fratello e dello strambo modo in cui è diventato una creatura della notte, grande occasione per Garth Ennis per dare due picconate anche alla politica Irlandese.

Ma se la prima storia omaggiava John Wayne, il racconto di Cassidy (non ve lo dico il suo vero nome, dovete leggere il volume per saperlo…) è un sentito omaggio a New York, a mio avviso gli unici che hanno saputo descrivere la magia della grande Mela oltre ad Ennis, sono stati i Pogues, guarda caso, irlandesi anche loro.


Penso che Garth Ennis avesse la stessa faccia la prima volta che ha visto New York.
Basterebbero queste storie a fare di “L'Orgoglio d'America” un volume meraviglioso da consigliare a tutti. Porzioni del passato di Jesse e Cassidy che sono un omaggio alla spina dorsale degli Stati Uniti. 

La prima storia, intitolata in originale "Spaceman and Texas” parla di amici che scoprono la lealtà uno nei confronti dell'altro, combattendo spalla a spalla nella peggiore nella "Sporca guerra". Allo stesso modo Cassidy, in fuga da un altra guerra, trova una nuova vita e una nuova casa nel nuovo mondo, reduci del 'Nam e immigrati Irlandesi, quelli di cui canta Bruce Springsteen e di cui Ennis scrive, le mani che hanno costruito l'America (anche se è il titolo di un pezzo degli U2). Oh! E queste storie non sono nemmeno quelle principali del volume!

Sì, perché, l’azione vera è la liberazione di Cassidy, torturato da uno dei (tanti) personaggi pazzeschi e scritti alla grande di “Preacher”. A proposito di personaggi assurdi, meriterebbe un capitolo a parte l’Alto padre del Graal, la più grossa (in tutti i sensi) stilettata alla figura del Papa piazzata da Ennis, ma tranquilli, in carriera è riuscito a fare anche di peggio quando ha sfornato il primo volume de “Le cronache di Wormwood”.

Jesse e il suo difficile rapporto con i Francesi.
Il volume ci presenta finalmente quello che in Fino alla fine del mondo ci era solo stato spiegato, ovvero: il Messia che il Graal ha protetto per tutti questi secoli. Ora, se la Chiesa cattolica è impazzata quando uno scrittore da niente (Dan Brown) ha sfornato un romanzetto all’acqua di rose (“Il codice Da Vinci”) dovete solo augurarvi che non scoprano mai cosa si è inventato Ennis in questo ciclo di storie!

Non voglio rovinarvi la lettura, ma in questo volume Jesse riceve qualche altra informazione si Genesis, Herr Starr si guadagna un'altra mutilazione piuttosto caratteristica, una cicatrice, ma in una parte del corpo capace di generare giusto una paio di momenti ironici e, tranquilli, Ennis ve li farà notare tutti.
Ma forse il mio momento preferito è lo scontro tra le truppe del Graal e il Santo degli Assassini, uno dei personaggi più fighi di “Preacher” che qui scatena i suoi temibili revolver.


Un plotone di soldati contro due Colt Walker... Voi su chi scommettete?
Steve Dillon disegna il tutto con feroce convinzione, passa dal Vietnam al disegnare grottesche sue Santità senza batter ciglio. 
Per nostra fortuna, il viaggio del Predicatore è appena cominciato, ci sono ancora un sacco di volumi che ci aspettano.

9 commenti:

  1. Preacher è uno dei fumetti della mia vita.
    Ennis lo adoro, anche se con The Boys mi sta deludendo ogni numero di più (ma tanto ha scritto così tante altre cose che avoglia a stupirmi!)
    Io ho l'edizione 2007 della Planeta, quindi non questi megavolumi di raccolte, ma ricordo bene questa saga centrale a Masada... oh, ma secondo te il telefilm come sarà?? :D

    Moz-

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  2. Ti capisco molto bene, guarda con che avatar vado in giro ;-) Non so dove sei arrivato a leggerlo The Boys, ma tieni duro, non è Preacher ma gli ultimi numeri sono veramente belli secondo me. Ci stavo pensando pure io di comprarmi i volumoni, perchè alcuni dei miei vecchi Magic Press cadono a pezzi per le troppe letture ;-)

    Sulla serie tv ho dei dubbi, uscirà per AMC, che non è HBO, quindi ci saranno dei taglia inevitabili, inoltre il casting è una roba da facciapalmo.... L'Unico azzeccatissimo è Cassidy, che è veramente identico ;-) Dita incrociate, anche quelle dei piedi.... Cheers!

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  3. Preacher è forse il vero capolavoro di Ennis, certo su tante altre cose scazza parecchio però in questa serie dà il suo massimo.
    P.s
    Detto tra noi anche io tempo per la serie TV dal momento che la produce la AMC tempo proprio in qualche cavolata alla "The Talking Dead" (l'errore è voluto)

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    1. Ennis tende un pò a ripetersi e a volte ha bevuto troppe Guinness per tenere il ritmo (le cronache di wormwood dopo il primo bellissimo volume è diventato una robina di poco conto...), però ancora oggi piazza delle belle zampate, ma "Preacher" resta il suo Moby Dick ;-)

      The Boring Dead ;-) Preacher è troppo estremo, i tagli saranno invevitabili, AMC forse del successo del fumetto di Kirkman è andata in fumetteria e ha trovato "Preacher".... Sono preoccupatissimo. Cheers! ;-)

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    1. Segna segna, ti tornerà utile poi ;-) Cheers!

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  5. Un altro volume che ho consumato a furia di leggerlo, ovviamente in lingua originale. Adoro Ennis quando parla di guerra, credo siano le storie che gli riescono meglio, alla faccia di tutte le stilettate al cristianesimo, sempre comunque apprezzate :)

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    1. Le stilettate gli vengono facili, ma si vede che la sua passione sono le storie di guerra, ci mette proprio un energia in più, e comunque trova sempre il modo di incastrarle in modo coerente nelle sue trame ;-) Cheers!

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  6. It was the time of the preacher
    When the story began
    With the choice of a lady
    and the love of a man

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