lunedì 5 ottobre 2015

Everest (2015): Altissima, purissima, patinatissima


Se mi conoscete avrete intuito che spesso ho un approccio abbastanza cazzaro ai film (e non solo), a questo aggiungete il fatto che sto cercando di recuperare quella gioia di poterli guardare senza vedere tutti i 473 trailer e le 289 clip che precedono l’uscita, con “Everest” ci sono riuscito… Anche se la visione non è stata tutta pesche e crema.

So che questo film ha aperto la 72esima mostra del Cinema di Venezia perché ne ha parlato anche il Gazzettino delle giovani marmotte (di cui non mi perdo un numero), quando una pellicola viene scelta come film di apertura al Lido, ci sono due opzioni:
1. C’è George Clooney nel cast
2. Ci sono abbastanza divi nel cast da sopperire all'assenza di George Clooney.

Proprio riguardo al cast, non ho nulla da dire, sono tutti attori che per un motivo o per l’altro apprezzo (tranne Keira “Clavicole” Knightley), abbiamo: Josh Brolin nella parte di un texano (cosa che gli viene anche facile visto che è texano), l’ottimo John Hawkes, la sempre intensa Emily Watson, Sam “per favore fatevi fare il nuovo Avatar” Worthington, Jake Gyllenhaal (che dopo “Nightcrawler” e Southpaw è caldo come una stufa), direttamente da House of Cards, abbiamo il grande Michael Kelly e la straordinaria Robin Wright, mentre il ruolo del protagonista è stato affidato a… Con un cast del genere verrebbe da pescare tra i miei preferiti… Jeff Bridges? Ed Harris? Al Pacino? Ehm… Jason Clarke.

"Campo base qui Jason Clarke sono il protagonista del film... Campo base? Mi sentite? Campo base?".
Jason Clarke, quello che ha fatto “Zero Dark Thirty” e “Nemico pubblico” (ma nessuno se lo ricorda), quello che ha fatto un film con le scimmie (in CG) dove le scimmie erano più carismatiche di lui. Lo stesso Giasone che ci ha regalato la versione più pezzente di John Connor mai vista in tutta la storia, insomma, uno con la faccia simpatica, ma avrei preferito Goffredo Ponti ecco.

Per altro, il film è anche diretto da Baltasar Kormákur, uno che dopo il suo “Cani Sciolti” (2 Guns) si era guadagnato dei punti presso il sottoscritto (per quello che valgono), poi vogliamo mettere? Una spedizione sul monte Everest, la lotta tra l’uomo e la natura, i paesaggi innevati, tutta roba che fa subito Corvo Rosso e mi compra facile, dai aggiudicato, malgrado Jason Clarke decido di guardarlo.

Dopo qualche minuto, non molti in effetti, la mia mente inizia a vagare (cosa che avrebbe fatto varie volte durante la visione e questo già dovrebbe dirvi qualcosa) mi metto a pensare che io tempo fa, avevo anche letto un bel libro su una spedizione sull’Everest finita male, si intitolava “Aria sottile” ed era scritto dal saggista/giornalista/scalatore Jon Krakauer, lo stesso che aveva scritto “Nelle terre estreme” da cui è stato tratto il guardabile film di Sean Penn “Into the Wild”, che mi piace, appena appena un pochettino, giusto due righe (… Filmone!).

Complimenti per il ciuffo Josh, sembri la versione Texana di Tintin.
Certo, vedere sullo schermo Michael Kelly che interpreta Jon Krakauer, con tutto il cast che dice: “Lui è Jon Krakauer, fa lo scrittore” avrebbe dovuto farmi intuire qualcosa… Chiamami Aquila (Cit.).

Al che realizzo, tratto da un libro figo, diretto da un regista fresco di un film che ho apprezzato, ottimo cast (esclusa Clavicole e Jason che è in bilico), “Uomo Versus Natura”, beh, dai, poteva andarmi peggio… Mi è andata peggio.

Capisco anche perché Jon Krakauer (il vero non Michael Kelly) si sia lamentato dell’adattamento, dichiarando che chi fosse interessato a sapere come sono andate davvero le cose, farebbe meglio a leggersi il suo libro. Non posso che spalleggiarlo, perché la lettura di “Aria sottile” è stata per me coinvolgente, in particolare da metà in poi ho divorato le pagine, mosso dall’ansia per i protagonisti della vicenda.

"Gente, quello è Jon Krakauer, ci sta inseguendo con un libro in mano... E sembra bello incazzato".
Non posso dire la stessa cosa del film, purtroppo. Ha una caterva di personaggi, ma non tutti sono approfonditi allo stesso modo, il risultato è una parata di facce note, in un continuo aggiungere sottotrame una sopra l’altra. Inoltre, ho trovato “Everest” una pellicola eccessivamente patinata, tanto patinata (troppo!), tecnicamente Baltasar Kormákur fa un buon lavoro, anche grazie alla valida fotografia di Salvatore Totino, il problema è che troppo spesso la montagna sembra uno scenario, a tratti anche finto (con grossi sospetti di green screen). Il risultato è qualcosa che definirei “Cartoline dall’Everest” o al massimo, paragonabile alle pubblicità dell’acqua minerale che faceva Reinhold Messner, avete presente la montagna posticcia alle sue spalle? Ecco, in certi passaggi non ho potuto fare a meno di fare questa associazione mentale.

E' piuttosto palese, anche per chi non avesse letto il libro, che “Everest” sia una pellicola in equilibrio, sempre troppo preoccupata di non offendere nessuno dei (veri) protagonisti, mi è sembrato uno di quei film fatti con la voglia di non suscitare nessuna polemica, evitando magari una bella causa per diffamazione, il risultato è un film (patinato come detto) fatto con il freno a mano tirato.

Baltasar Kormákur si limita a mettere in scena tutto quello che ci si aspetterebbe da un film del genere, il fatto che la pellicola esca anche in 3D, è un effetto boomerang, perché Kormákur pare costretto ad inserire a tutti i costi scene spettacolari (per valorizzare la terza dimensione) che ai fini della storia non servono molto. Era davvero necessario mostrare l’elicottero di salvataggio in volo, che sembra sempre stia per precipitare? Bah…

"Ragà! Di chi è 'sto perizoma?".
L’effetto cartolina patinata è accentuato nel finale, dove le immancabili (per un film come questo) foto dei veri protagonisti, piazzate sui titoli di coda, con tanto di mini necrologia che ci spiega dove si trovano oggi e come stanno, non sono altro che la cartina al tornasole (dove sei andato sole? Torna!) di quanto Baltasar Kormákur abbia avuto le mani legate. Senza rovinarvi la visione, ci sono due personaggi che si ritrovano a fine film e si concedono un abbraccio liberatorio che, guarda caso, non è altro che la ricostruzione esatta (anche nei vestiti scelti per gli attori) del vero abbraccio immortalato in aeroporto tra i corrispettivi personaggi nella realtà… Compitino, cartolina, patinato (“Didascalico! Letterario!” cit.).

"Adrianaaaaaaaa! Sono il re del mondo!".
Il cast alla fine fa il suo sporco lavoro: Brolin nei panni del milionario Texano sborone che sbatte il naso contro la realtà offre una solida prova, così come Emily Watson che segue tutto in apprensione via radio dal campo base. Michael Kelly è identico a Krakauer, ma ha così pochi minuti che non ci mostra il suo vero talento (che è tanto, ve lo assicuro). John Hawkes scompare nel mucchio e Jake Gyllenhaal sembra tornato all’era in cui recitava con le palpebre costantemente a mezz’asta, l’eterno Donnie Darko. Sam Worthington? Non pervenuto, ancora più anonimo che in “Sabotage”.

Keira “Clavicole” Knightley si vede 42 secondi ad inizio film, e 27 alla fine. Va un po’ meglio a Robin Wright che ha qualche minuto (consecutivo), alla fine la vera sorpresa è proprio Jason Clarke, l’unico che riesce a cavare fuori qualcosa dal suo personaggio, ci mette l’intensità giusta, e le parti più riuscite del film, sono proprio quelle incentrate intorno a lui, il buon Giasone si è quasi fatto perdonare il suo inguardabile John Connor, il che non è poca cosa.

"Se avessi saputo che per espiare John Connor avrei dovuto fare 'sto casino, facevo un altro film con le scimmie...".
Quando vedo così tanti attori in un cast, il mio senso di Cassidy inizia a pizzicare, il risultato troppo spesso sono film come questo, dove in ogni ruolo c’è una faccia nota. Indipendentemente dal fatto che non la sopporto, serve far venire giù Clavicole per una parte del genere? Non sarebbe stato meglio prendere un'attrice qualunque? Qual è il valore di una diva di Hollywood in un ruolo del genere? Io credo solo stipare nomi sulla locandina.

Alla fine è proprio vero che non esiste un'equazione precisa per sfornare un buon film, qui un regista valido, un bel libro di base e un nutrito cast comunque non hanno portato a casa il risultato. Io volevo l’uomo contro la natura, qui mi mettono in scena una roba a metà tra “C’è posta per te” e “Cartoline dal monte Everest”, almeno la prossima volta metteteci solo George Clooney, così a Venezia sono tutti più felici.

26 commenti:

  1. Sapevo che dovevo guardarlo per una ragione (il bel libro alla base), ma una vocina mi diceva "Laaaaaaascia perdereeeeeeee" (ho l'eco nella mia testa vuota...), avrei dovuto ascoltare la voce, oppure le lamentele di Jon Krakauer ;-) Cheers!

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    1. Oh che bella parola americanata di solito é dispregiativa, ma a volte può non esserlo... In questo caso si però, meglio leggersi il libro ;-) Cheers!

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  3. Con tutto quello che avevano apparecchiato, da te ben descritto, questo era il minimo che mi potevo aspettare.Non credo valga la visione, chè m'avvalgo del tuo compassatissimo giudizio.

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    1. Clamoroso caso di accumulo do persone degne di stima che sfornano una roba da poco, visto il titolo é il caso di dirlo la montagna che partorisce Mickey Mouse ;-) Cheers

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  4. non l'ho visto ma ora ho capito bene che tipo di film è...:-)

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    1. Sai quando dicono "il libro era meglio" ecco é quel tipo di film li ;-) Cheers!

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  5. Visto che siamo fratelli separati alla nascita, un paio di anni fa ho letto per la prima volta un saggio di alpinismo, la ricostruzione della conquista del K2: complicea bravura del saggista, l'ho divorato e ho scoperto che adoro le storie di montagna. Però sono assolutamente incompatibili con il buonismo e il luogocomunismo americano, quindi a parte un piccolo film anni '90 con Bill Paxton (Vertical Limit) evito i prodotti che vengono da oltreoceano. Piuttosto mi sono rivisto "Grido di pietra" di Herzog (che sta riuscendo in DVD questi giorni): nessuno al mondo può battere Brad Dourif fingerless come alpinista ^_^

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    1. Concordo in pieno con te, quando si parla di Alpinismo il cinema inizia e finisce con Herzog, uno che sa di quello che parla perché lui le pareti di roccia è abituato a scalarle sul serio, non mi dire altro di quel mitico Tedesco che già volevo rispolverarmi i suoi film, e mi ci manca solo quello…. ‘Ste maledette giornate con solo 24H! ;-) Cheers!

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    2. Stavo per menzionare grido di pietra nel mio commento sotto e poi ho visto che ne avevi già parlato tu, quello è un buon film, lo ricordo un po' lento ma nel complesso un ottimo adattamento -molto romanzato e molto inventato- della vicenda del Cerro Torre. Quello me lo rivedrei volentieri....

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    3. I film di Herzog hanno il ritmo lento della fatica dei protagonisti, basta sennó me lo vado a rivedere ;-) Cheers

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  6. Difatti ero molto in dubbio se andarlo a vedere o no.. devi sapere che per un buon lustro sono stato un discreto alpinista, una sorta di faccenda genetica dal momento che in famiglia c'è un po' il vizio di andarsi a cacciare nei guai in montagna e mio fratello arrampica tutt'ora. Ebbene, il cinema purtroppo ha sempre maltrattato alla grande il mondo dell'alpinismo, ricordo quando uscì quel vomito di Vertical Limit che fece venire la nausea a tutti i miei amici per le puttanate atroci che mise in scena. Nell'ambiente si criticava moltissimo anche Cliffhanger perché quando uscì venne spacciato per un film in cui si portava sullo schermo in modo spettacolare l'arrampicata e il mondo dell'alpinismo in generale.... bé quello quantomeno era un discreto action con molti buoni elementi, e poi c'era Sly, ma la pistola sparachiodi da mezza tonnellata che perfora il granito non gliela perdonò nessuno.
    Insomma, tutto questo pippone per dire che Everest mi puzzava già lontano un miglio, Aria Sottile lo lessi anch'io a suo tempo e mi aspettavo che visti i termini della vicenda prima o poi qualcuno ne girasse un'adattamento... il problema è che quando girano i milioni intorno alle pellicole sul mondo dell'alpinismo, alla fine ne escono delle gran boiate: o film pallosi e senza sostanza, o robe assolutamente incoerenti.

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    1. Cliffhanger era figo fin dal titolo, di la pistola me la ricordo pure io, e poi ci ha regalato la parodia di Jim Carrey in Ace Ventura ;-) Anche secondo me l'alpinismo é solitario tutto questo cast stellare é di troppo ;-) Cheers!

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    2. Da NON alpinista quale sono, anch'io trovo fuorvianti i prodotti cinematografici, proprio perché cercano disperatamente una spettacolarità visiva che non fa parte della sfida di una montagna. I libri che ho letto su storiche imprese invece mi hanno appassionato e ammaliato, anche perché non avevo idea di come sarebbe andata a finire quindi oltre che saggi erano pure thriller ^_^
      La memoria non mi assiste, ma nel ciclo 2014 di Lezioni di Storia Laterza un bravissimo relatore (di madre alpinista!) ha raccontato un'impresa tragica di Bonatti: ho sentito il podcast in auto, ma avevo il cuore in gola!!!

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    3. Io ho imparato a domare la scala per dare il bianco adesso, fai un po' te ;-) Concordo il bello é mostrare la fatica dell'impresa non saltoni nel vuoto... Insomma Herzog escluso la montagna funziona in tutti i media tranne che al cinema ;-) Cheers

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  7. Un film che assolutamente non avrei mai visto al cinema, manco se costretto.
    Non è il mio genere.
    Probabilmente non lo vedrò nemmeno in tv, specie dopo quello che mi ha detto proprio ieri un mio amico e dopo la tua rece.
    Odio i film-compitino, i finti kolossal piatti fatti in modo didascalico che rassicurano senza alti né bassi.

    Moz-

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    1. Hai appena descritto questo film… Delusione su tutta la linea, mi aspettavo poco o nulla, e arrivato ancora meno ;-) Cheers!

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  8. No, grazie.
    Lo salto a piè pari.
    Preferisco la pubblicità di Messner. :-P

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    1. Indubbiamente, Messner vince a mani basse, spero ancora di vederlo in un film della Asylum: Messner VS Bigfoot ;-) Cheers!

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    2. Io metto 5 euro su Messner, secondo me vince a mani basse ;-) Cheers!

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  9. Ne sto parlando male da tutti. Penso che non lo vedrò...
    O a limite quando lo passeranno in tv tra secoli e secoli...

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    1. Quando lo passeranno l'everest si sarà eroso e non sarà la montagna più alta del mondo ;-) Cheers!

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  10. L'aggettivo "patinato" mi spaventa sempre, non chiedermi perché! :P
    Comunque... non mi aspettavo che fosse un film tanto malvagio, e dire che ultimamente ne ho anche letto diverse recensioni positive (a meno che io non le abbia inventate di sana pianta: è anche possibile... non mi capita spesso di delirare, ma quando l'insonnia torna a colpire qualche volta sì, ehehe! XD)
    A questo punto mi sa che aspetterò anch'io di vederlo in home-video, o addirittura in tv! :)

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    1. Di solito per me è un aggettivo negativo, poche volte riesco ad utilizzarlo in maniera positiva ;-)
      Sono sicuro che tu abbia letto recensioni positive (magari arrivate da Venezia) non credo sia colpa dell’insonnia, tranquilla ;-) Solo che mi è sembrato un compitino, che non morde quando dovrebbe, e la montagna che dovrebbe essere protagonista, è solo uno sfondo da green screen, si poteva fare meglio. Cheers! ;-)

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