mercoledì 9 settembre 2015

The Brink - Stagione 1: Ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il Rock classico


Sarà abusato, forse è stato ripetuto negli anni anche troppe volte, ma a mio avviso bisogna sempre ricordarlo: Stanley Kubrick è un genio.
Sì, perché è stato il primo a fare satira sull’incubo Nucleare, a trasformare i grandi leader mondiali e i generali in macchiette che fanno cominciare una guerra in reazione alle loro vite sessuali (frustrate), ovviamente mi riferisco a quel capolavoro senza sterzo che è “Il Dottor Stranamore”, il film del 1964 con Peter Sellers a coprire ben tre ruoli.

Nel 2015, la HBO ha dimostrato di aver imparato la lezione del grande Stanley, perché “The Brink” sembra ricalcato sul celebre film del Maestro.

Questa prima stagione è incentrata su una crisi tra USA e Pakistan, ma non aspettatevi di vedere il classico Presidente degli Stati Uniti da film, l’uomo tutto d’un pezzo che risolve la crisi senza alterare il numero di battiti cardiaci, no tutt’altro, in “The Brink” il presidente è una marionetta che si affida ai suoi consiglieri, il più delle volte dei fanatici che non aspettano altro che bombardare tutto.

Per fortuna c’è il segretario di stato Walter Larson (un Tim Robbins divertito e divertente), lui sì che è uno pacato, facciamo la sua conoscenza mentre è a letto, impegnato a farsi soffocare da una prostituta orientale… Ma tranquilli, nella serie farà ben di peggio.


"Tranquilli, ho appena iniziato a fare casino...".
In Pakistan uno dei suoi uomini di punta è l’agente degli affari esteri Alex Talbot (Giacomo Nero, alle prese con un personaggio perfetto per i suoi schemi), uscito furtivamente dall’ambasciata Americana per compiere un'importantissima missione (comprarsi l’erba) si ritrova nel mezzo della rivolta e con il suo autista Rafiq Massoud (Aasif Mandvi) sarà centrale per tutta l’intricata vicenda e si ritroverà a dover fuggire dall’ambasciata o a trattare con un folle dittatore.

In compenso, le forze armate sono ben rappresentate: il miglior pilota di caccia della portaerei Americana in missione è Zeke "Z-Pak" Tilson (Pablo Schreiber, visto in “The Wire”, ma noto al mondo come il Pornobaffo di Orange is the new Black) che per sostentarsi (e tenersi allegro) spaccia farmaci a tutti i suoi colleghi.

Su una trama completamente credibile e realistica, vengono applicati i personaggi più scemi che vi possano venire in mente, l’escalation militare va di pari passo con le assurde trovate che i nostri protagonisti sono costretti ad inventarsi per evitare una guerra nucleare su scala globale. Una satira (anche politica) che ironizza sull’America e sul Medio Oriente, senza curarsi minimamente di risultare politicamente corretta.


"Mi sa che qualcuno si è offeso sul serio...".
Tra i produttori esecutivi della serie troviamo gli stessi Tim Robbins e Jack Black, specialmente il primo è noto per il suo impegno politico e qui non si tira certo indietro quando è ora di snocciolare una battutaccia contro i Repubblicani, o a prendersi gioco dei Democratici attraverso il suo personaggio, una specie di malato di sesso, brillante a gestire le crisi e incapace di tenere la patta chiusa.

A condire il tutto troviamo dei comprimari di buon livello, la guardabile Carla Gugino, oppure Esai Morales e Geoff Pierson. Personalmente sono andato già di testa per il folle Z-Pak, Pablo Schreiber è un cristone di un 1.90 incastrato in un aereo piccolissimo, ha il fisico da G.I.Joe, l’occhio da psicopatico e dei tempi comici micidiali, grazie ad un budget adeguato, anche le ricostruzioni di costumi e combattimenti aerei risultano ben fatti e vi ritroverete a fare il tifo per lui e il suo strampalato navigatore Glenn "Jammer" Taylor (l’azzeccatissimo Eric Ladin).


Posso proporre loro due per la prossima stagione di True Detective?
Trattandosi di una commedia ogni episodio dura 20 minuti, il che contribuisce a dare un gran ritmo, vista la situazione i personaggi sono sempre di corsa e la serie scorre alla grande, ma la vera chicca sono le musiche.

I trascorsi musicali dei due produttori esecutivi sono ben noti: Jack Black quando può infila sempre la musica nei suoi film ed è normale vederlo bazzicare Dave Grohl e i Foo Fighters. Tim Robbins suona in un gruppo (l'ho scoperto da poco) ed è stato testimone di nozze di Eddie Vedder (storia vera), mi piace pensare che i pezzi che chiudono gli episodi siano stati scelti da loro, perché ci troviamo di fronte ad una selezione musicale di tutto rispetto. Ogni episodio si conclude con il giusto pezzo musicale, si passa da "Can't find my way home" dei Blind Faith, a “Subterranean homesick blues" di Bob Dylan, fino ad arrivare a Lennon e Jimi, passando per i miei Creedence (Bad moon rising) e Buffalo Springfield (Everybody look what's goin down).

Insomma, mettetevi comodi, rilassatevi e non preoccupatevi della bomba, tanto i destini del mondo, sono in mani capaci… Davvero credete che i leader mondiali siamo meno scemi dei protagonisti di questa serie?

6 commenti:

  1. Visto il primo episodio, ammetto di essermi divertita parecchio..mi sa che lo continuerò...

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    1. Molto meritevole, i singoli episodi durano poco e la serie ha un buon ritmo quindi la si guarda in fretta, a me é piaciuta un sacco ;-) Grazie per il commento, cheers!

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  2. Orcoboia che segnalazione dellamatriosca! Segno e te ne devo una di lusso.

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    1. Figurati sto qui apposta ;-) Fammi sapere come ti sembra, cheers!

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  3. Cast stellare, musica stellare e trama stellare: hai fatto filotto! :-D
    P.S. Viva i Creedence!!!

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    1. Triplete ;-) I Creedence sono una fede, tra i miei ascolti costanti, occhi a forma di cuore ;-) Cheers!

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