mercoledì 8 luglio 2015

Big Game (2015): Il Presidente di che?

 

Le premesse erano davvero ottime, un filmetto a metà tra Joe Dante e John Carpenter, diretto da un Finlandese forte di un film di esordio fighissimo, se solo riuscissi a trovare il modo di non avere un pezzo (quasi) omonimo e bellissimo di Peter Gabriel in testa, ogni volta che leggo il titolo, vivremmo in un mondo ideale…

Jalmari Helander ha stupito con il suo esordio, quel Rare Exports che si giocava la carte di un Babbo Natale lontano dalla rappresentazioni bonarie di una nota azienda di bibite gasate di Atlanta, ma molto più vicino al Folklore classico (e cattivissimo) delle leggende originali. Se non lo avete visto, è un film che vi consiglio caldamente, perché in grado di unire atmosfere alla Joe Dante, al paesaggio unico della Finlandia, giocandosi anche un riuscito protagonista: Onni Tommila il bambino con la faccia da anziano che sembra uscito dalle pagine di “Akira”… Se “Akira” fosse stato ambientato in Finlandia.

Il giovane Onni, con la faccia di chi sarebbe molto contento di vedere un remake di Akira.
Il problema che per vedere il secondo film di Jalmari Helander (Salute!) abbiamo dovuto attendere quasi cinque anni, durante i quali il nostro amico, forte del più grande Budget che il suo Paese abbia mai ammonticchiato per la realizzazione di un film (8 milioni di dollari), è tornato in pista con questo “Big Game”. Potremmo stare qui a discutere che laggiù a Yankeelandia, con 8 Milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde, al massimo pagano la manicure per l’Iguana che il Divo del film si porta sul set tutti i giorni, altrimenti si rifiuta di girare le scene, ma poi corro il rischio di passare per uno veniale sempre attaccato al vile denaro…

Il nostro Finnico regista è riuscito a tirare dentro una serie di facce e nomi giusti da mettere intorno al giovane Onni Tommila, nei panni del presidente sfigatello che non sa usare la sicura delle armi troviamo Samuel L. Jackson (se questo film fosse uscito in Era Bushiana, piuttosto che sotto il regno di Obama, sono sicuro che la caratterizzazione del personaggio sarebbe stata differente…), la granitica guardia del corpo (che si è beccata un proiettile al posto del Presidente…. Classic!) ha le spalle e la faccia di Ray Stevenson, uno capace di fare brutto con la sola presenza.

"Signor Presidente stiamo per atterrare" , "Proprio adesso che avevo trovato la pagina dei fumetti...".
Ma per 8 milioni di Dollari, ti danno anche un bel po’ di caratteristi di lusso, a coprire i ruoli di consulenti, agenti Cia, vice Presidenti ed espertoni vari troviamo: Jim Broadbent, Ted Levine, Victor Garber e Felicity Huffman, insomma le premesse per fare bene ci sono proprio tutte, ma è con il soggetto del film che “Big Game” ti compra definitivamente.

Ambientato in Finlandia (off course), il giovane Onni Tommila sta per compiere 13 anni e si prepara ad affrontare il rito di iniziazione che gli aprirà le porte del mondo degli adulti. Una notte intera da passare da solo nella foresta, con il compito di catturare qualcosa, una renna, un cervo, un muflone, un dinosauro, o qualunque bestia si aggiri tra i boschi. Una volta catturata la preda, ad attendere il neo-cacciatore c’è una foto celebrativa con la cacciagione, da appendere alla parete accanto a quelle di tuuuuuuuutti quelli che hanno eseguito questo rito di passaggio prima di Onni, tra cui suo padre, grande cacciatore bianco e cazzuto, sicuro che i suoi geni (e il suo testosterone) aiuteranno il figliolo nell’impresa, anche se Onni ha le braccette secche e non riesce nemmeno a tendere il suo arco di legno…

"Così ti sentirai un uomo arsenale” (CIT.)
Può sembrare una cosa strana che in Finlandia i ragazzi debbano passare attraverso questa maschia prova, ma nei primi minuti del film, l’atmosfera di un Paese che appare lontano e misterioso gioca a favore della storia. Che ne so io che magari in Finlandia le cose non vanno davvero così, forse è la storia autobiografica di Jalmari Helander, di questo Paese so a mala pena dirvi i colori della loro bandiera, che confina a Ovest con la Svezia, a Nord con la Norvegia e ad Est con la Russia…. Magari vado sotto “In riti di iniziazione Finlandesi”, ma in Geografia tengo botta.

Lassù lassù e via, nel cielo, svolazza felice l’Air Force One, con il suo ripieno di uomo più potente del mondo, che ha la faccia di Sam Jackson, ma si chiama William Alan Moore, detto Bill. Sul nome completo del Presidente, se siete appassionati di fumetti, vi siete alzati in piedi sventolando il pugno nel cielo, anche se è una trovata di purissima Nerdatio benevolentiae.
Per effetto di un razzo tutto matto, sparato da alcuni “Terroristi” (immaginatemi mentre faccio le virgolettone con le dita delle mani), l’Aria Forza Uno viene colpito, il Presidente (“Presidente di che?” CIT.) viene eiettato in una capsula di sicurezza che precipita…

A. Nella foresta dove si trova Onni.
B. Nella prigione di massima sicurezza situata a New York nell’anno 1997.

Se avete risposto A, vuol dire che avete capito la trama del film, se invece avete risposto B, bravi avete colto il film di riferimento su cui è stato plasmato “Big Game”.

Tutto chiaro no? Un giovane ragazzino nel suo percorso di maturazione che ricorda tantissimo tanto Cinema di Joe Dante e il Presidente Yankee da salvare, che in un attimo fa subito John Carpenter. Tutto bello, ovviamente il passo successivo è che quando i due personaggi agli antipodi, finalmente si incontrano, dovrebbe iniziare la rumba, il Boom-Boom Bang-Bang, ma anche il Buddy Movie di questa strana coppia…. Invece inizia la noia (noooooooo!).

"Mi spieghi come cavolo fai ad annoiarti con una trama del genere?".
Per qualche oscura e misteriosa ragione, Jalmari Helander si fa prendere dall'ansia di costruire una storia di background a prova di bomba, mettendo nel mucchio complotti e terroristi con le motivazioni più sceme di tutti i tempi. I cattivi viene dato per scontato che siano tali, quindi utilizzati poco più come mezzo per far partire la storia, ma l’errore più madornale, Helander lo compie spostando l’attenzione dalla (stramba) coppia di protagonisti in pericolo, al cast di caratteristi che dovrebbe fare da contorno.

In un film che dura un’ora e venti secca, la maggior parte del minutaggio viene sprecata a mostrare i vari Broadbent-Levine-Garber-Huffman, perfettamente al sicuro nel loro covo-Bunker, a monitorare i movimenti del Presidentissimo, senza poter fare veramente una mazza di nulla. Per altro questa “War Room” è veramente una poverata, a parte il maxi-schermo da concerto Rock, il resto sembra fatto con gli avanzi delle varie stanza analoghe viste in “Armageddon” o “Apollo 13”, ovviamente non mancano nemmeno i tecnici che esultano abbracciandosi, paese che vai, clichè che trovi…

"Quel puntolino minuscolo sarebbe Samuel L. Jackson giusto? Allora perché usiamo uno schermo così grande?".
Dove fallisce “Big Game”? Nel ritmo e dell’utilizzo dei personaggi, sì, perché anche se il film è molto breve comunque ci si annoia (purtroppo) e Helander si distingue in senso negativo, mandando a segno la peggior scena di rallenty vista quest’anno, il proiettile di American Sniper viene sostituito da una lentissima freccia…

Vorrei dire qualcosa sulla scena del frigorifero, se avessi la forza vi direi che è il miglior utilizzo di un frigorifero a scopo fuga dai tempi di Indiana Jones e il TescHKKKKKKK…. Fiuuu, il Teschio di CRKKKKKKK…. Non c’è la faccio, quel film non esiste!! Non esisteeeeee!!!

Cassidy abbraccia le proprie ginocchia, seduto sul fondo della doccia, sbattendo la testa contro il muro innaffiato da un getto di acqua gelata, ripetendo ossessivamente, “Non esisteeeeeee” per 57 minuti…

"Dillo a quella gente che non sono un gelato Sammontana! Diglielo!".
Il rapporto tra “Signor Presidente” e “Ranger” come si chiamano tra di loro i due protagonisti, viene quasi dato per scontato, Helander utilizza mezzo monologo intorno al fuoco a cementare il loro rapporto, voi direte? Ok, però è scritto come il Dio dei dialoghi comanda…. “Eh no!” (Citando mio Zio).
Di fatto il Presidente racconta di quella volta in cui si è spisciacchiato la patta dei pantaloni prima di fare il discorso alla Nazione sullo stato dell’unione, non so se avrei dovuto dire SPOILER, di sicuro vi dico Storia vera, perché questo dialogo purtroppo non me lo sono inventato, è davvero presente nel film (FACCIAPALMO).

Ti aspetti sempre che Sam Jackson faccia qualcosa alla Sam Jackson, anche solo una battutaccia tipo “Snake on a plane” (“I have had it with these motherfuckin' snakes on this motherfuckin' plane!”), speri almeno che Ray Stevenson abbia uno spazietto per fare brutto come lui sa fare, invece nisba, nulla, nada, zip. Insomma, al film manca il colpo del KO e i possibili paragoni con Dante e Carpenter si perdono come lacrime nella pioggia, o come vino nell’acqua, fate voi…

"Nessuno motherfuckin' snakes? Nemmeno un Ezechiele??! Dammi almeno un benda, ti faccio Nick Fury o Snake Plissken se preferisci...".
Prendendo solo ad esempio Giovanni Carpentiere e rischiando di passare per un fissato del regista di LA (tranquilli, lo sono…): i suoi film avevano nel soggetto dieci idee, mentre tutti i film che traggono ispirazione da Carpenter (da Crank a Lockout) rubacchiano un'idea a “1997 Fuga da New York” e costruiscono su una trama, può sembrare una differenza da poco, ma non lo è affatto…. Parlato di Carpenter anche oggi, una giornata ben spesa!

Jalmari Helander sembra molto più interessato a mostrare aerei ed elicotteri da combattimento in volo in decente (ma fastidiosa) CG, forse sarebbe stato meglio comprare un'iguana per fargli fare la manicure e concentrarsi di più su storia e personaggi, perché purtroppo “Big Game” arriva, passa e se ne va senza lasciarvi davvero molto, se non una bella canzone di Peter Gabriel in testa….

Big Time… I'm on my way, I'm making it...

16 commenti:

  1. Nello stesso post mi hai fatto fomentare per questo nuovo autore che ignoravo e smontare per il suo inciampo: non è da tutti :-P

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    1. Se fossi il suo agente avrei un nuovo lavoro la mattina e sarei disoccupato entro sera ;-) Grazie per il commento, guardati Rare export quello merita ;-) Cheers!

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  2. sarà sicuramente una delle mie prossime visioni...mi attira troppo!!

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    1. Ti capisco, a me basta un presidente precipitato e mi hanno già comprato, il Carpenter nel mio sangue urla forte ;-) Fammi sapere come lo hai trovato, cheers!

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  3. E' molto vero che le premesse fossero ottime, ma sai qual'è il problema di fondo? La Scandinavialità. Ti muore tutto con quella. E' poi possibile che la fisiognomica trista di quella gente in infanzia faccia solo pensare a fornicazioni tra parenti strettissimi per ere storiche? Il protagonista sembra il fratello minore del Pirlunga Iettatore di Vlahalla Rising.

    Peccato vero, caTso

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    1. In effetti la somiglianza é notevole, mi sa che la tua teoria degli accoppiamenti tra parenti é dimostrabile... Poi sono sempre asserviti ai colonizzatori, finiscono tutti a fare i vichinghi nei film americani, oppure i criminali... Lombroso si sfrega le mani soddisfatto. Cheers! ;-)

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    2. Aggiungo una nota a marginissimo/nerdissima/inutilissima: c'è un pregio molto preciso (ed un precedente narrativo fondamentale) a stornare il girato "dall'esterno remoto" dell'azione...Ossia guardando tutto dalla sala controllo... La struttura del Jurassick Parck di Crichton che era tutto così e t'incazzimmava alla lettura per arrivare di nuovo al pezzo "de vivo". ..Voluto o no, l'artifizio- anche per sparagnare sul budjet per gli esterni- è quello..
      ;)

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    3. Ho capito, devo assolutamente leggere quel romanzo, anche per rivalutare le scene davanti ad uno schermone ;-) Cheers!

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  4. Questa del frigo ala Teschio di Cristallo però c'è la devi spiegare meglio in ogni suo maledettissimo dettaglio.

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    1. Te la potrei spiegare se il teschio di cristallo esistesse, allora ti direi che lì un frigo decollava per effetto esplosivo (nucleare) qui invece un grosso frigo svolazza appeso ad un elicottero con Sam Jackson dentro e Onni fuori.... Ma il teschio di cristallo non esiste, così come non esistono i figli di Indy e le marmotte in CG... Non esisteeeeeeeeeeeee.....

      P.S. Un giorno affronteró il trauma di quel "film" ma prima dovró diventare cintura nera di delusioni cinematografiche ;-) Cheers!

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    2. Un giorno un giornalista chiese a Borges di un suo vecchio libro in cui raccoglieva recensioni giovanili, "La misura della mia speranza". Il Maestro di Buenos Aires batté il bastone da passeggio e dichiarò con voce che non ammetteva repliche: «Quel libro non esiste». Malgrado i molti sforzi di Borges di ignorare quel testo, gli editori l'hanno scovato ed è arrivato anche in Italia: e ancora fino alla morte il grande autore, che non si riconosceva più in quel libro, si rifiutò di ammetterne l'esistenza...
      Un giorno anche tu ci parlerai di quel film di Indiana che non esiste... ^_^ (e che non esiste neanche per me, visto che non ho mai preso in considerazione l'idea di vederlo)

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    3. Dopo questo tuo (bellissimo) aneddoto penso che un giorno lo farò, ma prima pretendo di avere anche io un bastone da poter battere in terra ;-) Cheers!

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  5. Non so cosa pensare... Mi tocca vederlo

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    1. Vedi tu, se é una cosa nelle tue corde... Se non altro dura poco quindi richiede poco tempi ;-) Cheers!

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  6. è comunque un arciere piu faigo che occhio di falco di Avengers 1 ahahahah

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    1. Eheh vero! Il povero Clint Barton lì faceva davvero da tappezzerie, per fortuna si è rifatto con il secondo film. Sfiga! A pochi piace davvero "Age of Ultron"... gira sempre male al povero Occhio di Falco ;-) Cheers!

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