venerdì 24 luglio 2015

Addio al re (1989): L'Apocalypse Now Miliusiano


Questa settimana parliamo di come sarebbe stato "Apocalypse Now" se fosse stato scritto e diretto da John Milius, benvenuti ad un nuovo appuntamento con...



Penso sia cosa nota a tutti che John Milius abbia contribuito a scrivere la sceneggiatura di “Apocalypse Now", la prova concreta sono tutte le parti dedicate al Surf che si trovano nel filmone di Francis Ford Coppola.

Molto note sono anche le difficoltà che ci sono state sul set del film, non ci provo nemmeno a riassumerle, io e i riassunti non siamo tanto amici, vi dico solo che là fuori ci sono libri interi scritti su tutti i casini legati alla produzione di “Apocalypse Now”.

Non soddisfatto dell’andazzo preso dal film di Coppola, Milius a suo modo, torna sul luogo del delitto.


Milius che torna rombando (Il teschio di Yorick arriva dalla sua collezione privata).
Durante un lungo conflitto bellico (la seconda Guerra Mondiale), un soldato diserta e si rifugia in un luogo lontano dal conflitto. Diventa Re di una tribù del Borneo che lo idolatra come un Dio (e che lui chiama i miei Comache). Alcuni soldati Inglesi, lo raggiungono per chiedere il supporto dei locali contro i Giapponesi, vengono prima presi prigionieri e poi si lasciano sedurre dal fascino del Re, tanto carismatico da convincere il suo popolo a fare qualunque cosa, anche sacrifici eclatanti.

Inserite il Vietnam e i soldati Americani ed è chiaro che il riferimento è il Colonnello Kurtz interpretato da Brando. Anche come materiale di partenza Milius sceglie “L’Adieu au roi” di Pierre Schoendoerffer, ma avendo chiarissimo in testa anche “L’uomo che volle farsi Re” di Kipling, portato al Cinema da John Huston, grande fonte di ispirazione per Milius.


Che dite? Fa abbastanza Kipling questo inizio?
Il protagonista di questo film si chiama Learoyd (Nick Nolte), di fatto è quello che sarebbe stato Kurtz, se si fosse ritirato nella giungla, prima che il morbo della guerra lo consumasse completamente. La differenza sta nel fatto che l’Occidentale mandato alla sua corte, non viene per ucciderlo, ma per cercare un dialogo.

L’inizio del film a mio avviso è molto bello: ci sono cinque minuti buoni di flashback, in cui vediamo il passato del protagonista, la voce off sottolinea il fatto che la storia sia un viaggio nella memoria del protagonista, che ricorda il Secondo Conflitto Mondiale come parte del suo passato, della sua giovinezza. Con veramente poco Milius tratteggia un personaggio che si auto nomina Re del Borneo e si comporta come se lo fosse davvero.

Lo so Nick, la guerra è una brutta bestia...
Ancora una volta abbiamo due personaggi contrapposti che intrecciano un rapporto di amicizia virile, non macchiata dal rischio di apparire ambigua. I due sono costantemente in conflitto, impegnati a mettersi alla prova (come la scena in cui il bambino viene minacciato), mentre sviluppano un reciproco rapporto di stima.

Tutta la prima parte ha un'atmosfera sospesa, il film è ambientato negli anni del Secondo Conflitto Mondiale, ma in realtà sembra che i protagonisti si muovano in un tempo non ben definito, ma tutte le svolte delle storia sembrano attingere a piene mani dalla letteratura classica. Ci sono conflitti che cominciano per l’amore tra due giovani provenienti da famiglie rivali. Si può diventare Re uccidendo in un duello (che nei racconti dura ore) un guerriero nemico, e una delle mie scene preferite è quando Learoyd convince le donne del villaggio a fare “L’embargo della patata” per convincere i rispettivi mariti, a tornare in riga. Insomma, si respirano echi di Kipling e Burroghs (inteso come Edgar Rice), ma anche e ovviamente il Conrad di “Cuore di Tenebra”.

All hail to the King...
Bisogna, però, registrare un clamoroso calo di ritmo nel secondo tempo del film. Milius ha passato anni a lamentarsi con la produzione, attribuendo a loro la colpa delle modifiche di montaggio fatte al film. Comunque anche nella parte che precede il finale, Milius riesce a spiazzare, infilando una serie di bellissime contraddizioni quasi tutte legate al personaggio di Learoyd.

Il Re è sicuramente un pacifista in fuga dalla guerra, ma quando è il momento, si dimostra pronto a insegnarne l’arte ai suoi uomini e ad armarli con fucili automatici, in un dialogo arriva a pretendere le granate che serviranno per non farsi portare via i fucili. Salvo poi nel finale, quando la guerra si scatena di nuovo, Learoyd rinnova la sua volontà a non alzare mai più una mano contro nessuno (anche perché ormai aveva già ucciso tutti…).


Re Learoyd tenta la via delle mediazione diplomatica.
Sembra quasi che Milius voglia dirci che la violenza per gli uomini è una vecchia abitudine a cui non si può rinunciare, ma appena pensi di aver capito il messaggio di Milius, lui mette in bocca al suo protagonista un'altra riga di dialogo (scritta come al solito alla grande) per confonderti ancora un pò. Learoyd parlando del suo folle passato, dichiara di essere stato anche comunista e quando gli chiedono: “Come può un comunista diventare re?”, lui risponde deciso “Solo ad un comunista sarebbe potuto venire in mente!”.

Anche nella parte del film più confusa (anche eticamente), a tener banco è sicuramente Nick Nolte, grande e grosso lo è sempre stato, qui sfoggia la magrezza che avrebbe dovuto avere il Colonello Kurtz, se Brando non avesse avuto altre idee (e una passione per le ciambelle). Nolte recita sfoggiando sistematicamente tutte le espressioni sbagliate, lo guardi e sembra uno più adatto a stare nella natura che con le persone, in questo film Nick Nolte ha lo sguardo da pazzo ancora più del solito, recita credendoci, credendoci tantissimo, una prova magnifica, in cui ha portato alla luce tutto il suo lato più selvaggio.


Tipo Marlon ma senza la panza... Like a boss!
I personaggi in fuga dalla guerra, si ritrovano a doverla di nuovo affrontare, una volta superata, tutto è pronto per il gran finale. Un piccolo capolavoro in cui di nuovo un bravissimo sceneggiatore come Milius, rinuncia alle parole in favore delle immagini. Ritorna il saluto da lontano visto in Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, un gesto semplice, che da solo vuol dire più di mille parole. Anche se i due uomini sono lontani fisicamente, non sono mai stati più vicini di così, non si sono mai voluti così bene come ora che si stanno dicendo addio… Tutto questo senza proferire una singola parola.

È il cinema, bellezza! E tu non ci puoi far niente...
La scena è carica di emotività grazie ad un montaggio alternato fatto come Cristo comanda e alle musiche del fidato Basil Poledouris che ancora una volta azzecca il tema giusto, sentimentale senza scadere nel melenso e sempre carico di epica. Insomma, malgrado il presunto boicottaggio in fase di montaggio e qualche contraddizione sparsa, John Milius è riuscito a fare la sua personale versione di “Cuore di tenebra”. Non ha potuto metterci il Surf solo perché non era stato ancora inventato, altrimenti avremmo visto anche un paio di tavole su tutte quelle belle spiagge.

12 commenti:

  1. Stavolta colpisci dritto al cuore: questo film l'ho amato violentemente prima ancora di sapere chi fossero Milius e Nolte, ho squagliato la VHS a forza di rivedere le mitiche scene della seconda parte. Mi spiace che non corrispondano a come Milius le voleva, ma il combattimento Bombe vs Katana è un mito, e la mano del morto contro il cielo è un'immagine entrata subito nel mio immaginario cinematografico.
    La musica di Poledouris mi manca: provvederò!
    Mitico classido dei classidy e mitica rece ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, non l’ho messo tra i Classidy solo perché è un film che ho scoperto tardi, anche grazie a questa panoramica “Un Milius alla volta” però mi è piaciuto subito, ha tutta la potenza cinematografica (come dici giustamente tu, la mano) e i temi cari a Milius, veramente una bombetta di film. Ti ringrazio per il commento e l’entusiasmo! ;-) Cheers!

      Elimina
  2. Buono tutto! Film ( per me superiore a quelli analoghi da te citati, in molti punti), Interprete, analisi, considerazioni!! Mi sa che a breve me lo rivedo. ehssì.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molte grazie ;-) É un film coeso e tirato malgrado il calo di ritmo nel secondo tempo, Milius ha le idee chiare su cosa vuole fare e si vede, non ha il mito di Apocalypse Now, ma perché quel film é stata un tempesta perfetta di situazioni e talenti bello stesso posto, devo dire però che mi é piaciuto moltissimo, Nolte sugli scudi ;-) Buona ri-visione! Cheers ;-)

      Elimina
    2. Cheppoi Nolte e Gary Busey potrebbero essere fratelli...a Milius piacevano tanto stè facce scolpite a motosega..

      Elimina
    3. Ma meno male che non lo penso solo io allora ;-) Sono due attori molto ben distinti nella mia testa, ma quando vedo uno dei due, penso all'altro, come se fossero non so, siamesi, o almeno cugini ;-) Aggiungi Henry Dean Stanton e allora si, Milius ha sempre avuto occhio per le facce scolpite con l'accetta ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Questo me lo segno!
    E lo recupero in nottata :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, fammi sapere come lo trovi, sono curioso di saperlo ;-) Cheers!

      Elimina
  4. Pazzesco, stai scrivendo questi pezzi sul cinema di Milius proprio nei giorni in cui io ne faccio indigestione. Addio al Re lo sto vedendo ora per la seconda volta in due settimane. È un incanto, la colonna sonora di Basil Poledirius fa sudare di brutto gli occhi. Sicuro che non ci sia del surf in questo film? Dai flashback iniziali "Eravamo tutti disertori. Mi ricordo di quelle onde... gigantesche."
    In pochi hanno ripreso le onde dell'oceano con lo stesso sguardo epico di Milius..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio mi fa piacere che siamo allineati ;-) Le onde ci sono all'inizio e soprattutto alla fine del film, Milius é sicuramente il più grande cantore del surf, magari nel film nessuno ne fa, ma sul set sono sicuro che le tavole c'erano eccome ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Già, me lo immagino anch'io.
      Per la cronaca, dopo averlo rivisto mi sono guardato nuovamente l'incipit dai titoli di testa al lancio col paracadute. E ancora ieri sera, rientrato dopo un giro in moto, l'ho visto due volte. Fatico a definire cos'è che mi entusiasma tanto, eppure quei 3/4 minuti e le parole introduttive del capitano Fairbourne sono fantastici, penso sia il modo in cui tutti vorrebbero iniziare il racconto della loro grande avventura.
      Complimenti ancora per il blog, l'ho messo nei preferiti! Alla prossima!

      Elimina
    3. Concordo vorremmo tutti vedere la nostra storia raccontata con tanta epica, ti ringrazio moltissimo continueremo a leggerci anche in futuro ;-) Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...