sabato 20 giugno 2015

NBA Finals 2015: Golden-State Warriors - Cleveland Cavaliers GARA 6



Lo so che sono in ritardo di qualche giorno, inoltre nel titolo del post non ho messo il risultato, perché Gara 6 è stato un match point e non voglio fare con voi quello che i miei adorabili (lì mortacci loro…) colleghi di lavoro hanno fatto con me.

Bene, se siete arrivati a leggere fino a qui lo avete fatto di vostra spontanea volontà, quindi ormai saprete già il risultato. Non come è successo a me l’altro giorno, arrivato in ufficio sembrava la gara a chi mi “Spoilerava” il risultato finale per primo.

Dimostrando una certa dimestichezza con le regole del basket e la struttura a sette partite, mi sono sentito dire frasi volutamente non rivelatrici del tipo “Io so chi ha vinto il titolo NBA”, oppure “Quando nomineranno l’MVP fai una foto alla tua faccia e mandamela”. Su una serie sul 3-2 tanto varrebbe entrare in ufficio con la faccia dipinta di giallo-blu.

Sì, perché dopo 40 anni, dal titolo firmato dal grande Rick Barry nel 1975, Golden-State è nuovamente campione NBA, dopo un match in cui hanno saputo esistere alla “Last Stand” di Cleveland, che abbandona il campo di casa sicuramente delusa ma a testa altissima, consapevole di aver fatto tutto quello che era possibile fare per arrivare fino in fondo, superando anche i limiti di un roster funestato dagli infortuni.


Let's get this party started...
Il risultato (95-107) è frutto dell’ennesima buona prova di Andre Iguodala (25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, più la difesa di James che richiede sempre del lavoro extra), dall’ottimo lavoro di Draymond Green (tripla doppia 16/11/10) e dalle letali triple mandate a segno da Steph Curry, impossibile non citare la prova di Festus Ezeli, che si è caricato sulle spalle Golden-State nel terzo quarto.

Nel primo tempo le squadra partono con qualche intoppo, i Cavs perdono troppi palloni e faticano a trovare soluzioni in attacco, mentre i Warriors sbagliano parecchi tiri da tre punti. Il primo break lo firma Iguodala con 7 punti personali, ma grazie ad un alto numero di assist di squadra, Golden-State scappa a +13. Dopo 3 errori, King James piazza una clamorosa tripla che dà il via al mini parziale 6-0 e anche grazie all’utilizzo di Mozgov, vero antidoto al quintetto piccolo di Coach Kerr (3 stoppate e 9 rimbalzi) manda le squadra al riposo sul 43-45.

Nella seconda frazione di gioco, i Cavs vanno avanti, ma vengono riagganciati dalla triple di Barnes e Green, poi sembra mancare un po’ di benzina nei serbatoi della squadra di casa, ma la tegola sulle teste di Cleveland si chiama Festus Ezeli, praticamente un esordio in finale per lui, che porta il risultato sul 57-69, e diventa un rebus di difficile decrittazione per i Cavs, ritrovarsi a Gara 6, a fare i conti con un giocatore praticamente mai visto in queste finali, è un problema per la squadra dell’Ohio, ma soprattutto un lusso che non possono permettersi, visto anche il loro roster ridotto al minimo.

Da notare la prestazione di un commovente Livingston, che è passato dall’esplosione (letterale) del suo ginocchio, a giocare (e vincere) le finali NBA, una delle mille storie che questa serie ci ha regalato.

Vediamo se riuscite a riconoscere al volo quale di questi è l'Australiano...
I Warriors volano a +15, con i punti di Iguodala, Curry e Green, ma King James va a pescare delle energia extra riportando i suoi colori a -7. Da qui in poi inizia la sparatoria, Curry, Iguodala e Thompson mandano a segno 4 triple, ma Coach Blatt non molla, disegna uno schema per JR Smith e quel pazzarello tatuato manda a segno una clamorosa tripla (tirata con la semplicità che sono un talentuoso sconsiderato come lui potrebeb sfoggiare) che porta la partita sul 97-101, ma ormai il cronometro è a favore dei Warriors, Curry esulta, Coach Blatt mette in campo le seconde linee, e Lebron va a stringere la mani a Curry e a Coach Kerr, riconoscendo la sconfitta come se si trattasse delle presidenziali americane.

Lebron James firma una partita da 32 punti, 18 rimbalzi e 9 assist, tripla doppia (l’ennessima) sfiorata per un nulla, e la consapevolezza di aver fatto tutto quello che era possibile. L’unico rimpianto forse solo quella Gara 4, sul 2-1 per i Cavs, giocando in casa, purtroppo è arrivato un match dove i Cavaliers non ne avevano davvero più (cosa anche comprensibile dopo il super lavoro dei supplementari delle prime due partite), una vittoria a quel punto avrebbe cambiato la storia, ma una delle 1578485 cose belle del Basket è proprio il fatto che sia un gioco giusto, e in una serie a sette gara, vince sempre la squadra che ne ha di più, di talento, di energie, di voglia, fate voi…

L’ultima sorpresa di una serie bellissima arriva dalla nomina dell’MVP, quando il Commissioner Adam Silver ha annunciato il nome di Iguodala, il primo ad essere sorpreso è stato lui, che ha dovuto passare la palla a suo figlio (Sorriso da tempia a tempi e faccia di chi dice “Papà, ti hanno chiamato, vai…”) per prendere il premio dalla mani di Bill Russell (a mio avviso già essere di fronte a lui è un premio).

Entrare nella storia con il benestare di una leggenda...
Sorpresa? No perché i match decisi dalla costanza di Iguodala sono stati gli stessi decisi dal talento di Curry, inoltre “Iggy” ha anche dovuto difendere su James, non proprio un’impresa semplice o riposante. A 33 anni e dopo 11 stagioni NBA, Iguodala corona un sogno, con un premio a mio avviso meritatissimo. Anche se, l’MVp di questa serie, per quanto mi riguarda è stato Lebron James, con una prestazione dominante da storia del gioco, ma purtroppo, la storia è scritta dai vincitori, e l’MVP non viene mai scelto (anche se mi pare un caso ci sia stato) tra i giocatori della squadra perdente.

Non mi dispererei se fossi in Cleveland comunque, con Irving e Love sarebbe stata tutta un'altra finale, i Cavs hanno dimostrato di avere un solido gruppi di gregari, di avere il miglior giocatore della NBA in questo momento, e un Coach che ora sarà bersagliato, ma ha saputo motivare i suoi, facendo le giuste scelte strategiche in finale, li rivedremo presto giocare verso fine Giugno, e non è detto sempre con questi risultati amari.

Concludo dicendo che Coach Kerr, al suo esordio in NBA, va a sedersi al tavolo di Pat Riley, come secondo esordiente Head Coach, a vincere il titolo al suo primo anno. Si tratta soltanto dell’ennesimo risultato straordinario, di un giocatore dalla carriera straordinaria, mi sembra l’altro ieri che urlavo a squarciagola per le sue triple (su scarico di MJ), non posso che essere felice per lui.

Anche quest’anno è stata una lunga galoppata, magari si tornerà a parlare di NBA per qualche clamoroso movimento di mercato (il 25 c’è il Draft gente!), fino a quel momento, buone ferie cestistiche a tutti e tranquilli…. Ad Ottobre si ricomincia!

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