venerdì 12 giugno 2015

Dillinger (1973): Fare il tifo per i tipi giusti


Altro giro, altra corsa, altro Milius in questa lunga maratona. Il 1973 vede l'esordio del nostro dietro la macchina da presa... Ho visto esordi peggiori in vita mia. Benvenuti ad un nuovo capitolo di...


In questi giorni sono fissato con i minuti iniziali dei film che ne determinano l’intero andamento, è una cosa che tendo a notare, ecco anche questo, nelle prime scene devasta tutto, ti dice subito chiaro e forte i suoi intenti e, in buona sostanza, ti compra.

Di questa pellicola avevo visto solo un pezzo svariati anni fa, si trattava delle scena della sparatoria (mica pizza e fichi) me lo sono appuntato nella mente, “Dillinger” di John Milius, ci ho messo un po’, ma posso dire di essere felice di aver colmato questa lacuna.

John Milius non si limita ad essere uno sceneggiatore prestato alla regia, uno che inquadra gli attori mentre recitano le sue battute, lui scrive già pensando alla scena finita (i dissidi con John Huston per L’uomo dai sette capestri sono un indizio). La scena iniziale di questo film come detto è micidiale, siamo in una banca, che poi, se stai facendo un film sul più grande rapinatore di banche di sempre, è anche un modo logico per cominciare?


"Mani in alto, questo è un filmone!".
Dillinger ha “Il sorriso mangiamerda” (Cit.) di Warren Oates, una di quelle facce da Cinema che viene spontaneo chiedersi come mai non ne facciano più così: cappello di paglia da giornata estiva degli anni ‘30, baffo sì, ma non ditegli che somiglia a Douglas Fairbanks altrimenti si incazza (malamente). Con la lingua sempre in movimento, si rivolge al banchiere parlando da una piccola finestrella e in un secondo ci salta letteralmente dentro con la 45 in mano, come se la stesse puntando verso noi spettatori. La scena si conclude con il personaggio che dice: “Questo potrebbe essere uno dei momenti migliori della vostra vita”, titoli di testa, con charleston allegrone che parla del denaro. Ecco, questo è l’inizio di quel film che mi ero appuntato mentalmente: “Dillinger” di John Milius.


"Dillinger, tieni a mente il nome cocco".
Il film è classico, cosa c’è di più classico di raccontare la storia di John Dillinger? Milius che come tanti registi della sua generazione (e come molti di noi) è cresciuto a pane e Western, vede nel personaggio l’ultimo bandito di frontiera, che usa la Ford al posto del cavallo e “Mitra Thompson” al posto del Winchester, ma se escludete questi elementi, il film è assolutamente un Western.

Siccome Milius è un'ira di Dio a scrivere, il solito dualismo Buono/Cattivo ha dinamiche differenti rispetto al solito, il regista non si trincea dietro il classico Poliziotti (=Buoni) contro banditi (=Cattivi), non utilizza nemmeno il facile ribaltamento di fronte (tutti i banditi sono bravi, tutti i poliziotti sono stronzi), no, lui ci mostra personaggi che affrontano la vita a testa alta, lo farà per tutto il suo Cinema e quindi nella sua distinzione non manichea, ci sta che i soci di Dillinger siano dei cialtroni.

Pretty Boy Floyd entra nella banda da sbruffone, fa il grosso con Dillinger, finisce inseguito, piagnucolante e preso a calci nel sedere (letteralmente) da John, che lo rimette in riga.
Homer, interpretato da Harry Dean Stanton (Il Numero Uno!!) è protagonista di una scena apparentemente fine a se stessa, ma rappresentativa degli intenti di Milius:
cercando di fare il duro di fronte ai suoi soci, Homer se la prende con un signore anziano, seduto nel portico davanti al suo negozio, il vecchio non si smuove, nemmeno quando il criminale tira fuori il ferro, in un tripudio di “E quindi tu saresti quello armato?” il vecchio fa fare una figura di niente ad Homer, che raccoglie solo risate. Questo illustra la posizione di Milius rispetto ai personaggi e lo fa con lunghi monologhi e spiegoni? No, ci mostra le cose mentre succedono, le parole al massimo le usiamo per fare altro.


Harry Dean Stanton è talmente un mito che può indossare la pelliccia anche il 15 di Agosto.
Per un film che si intitola “Dillinger” è abbastanza logico che ad un criminale segua un uomo di legge. L’altra faccia della medaglia è Melvin Purvis, l’agente dell’FBI che dava la caccia a John Dillinger, i due sono simili nei modi, ma si trovano su lati opposti della barricata.

Purvis è interpretato da Ben Johnson, un'altra di quelle facce per cui lo stampo è andato perso anni fa, se quello che dà il titolo al film è un criminale smargiasso per cui facciamo subito il tifo, Purvis sarà sicuramente un viscido bastardo che tutto il pubblico deve odiare dal primo minuto del film giusto? Invece no!

Have no fear... Melvin is here!
La prima scena di cui è protagonista Purvis è micidiale: la polizia tiene sotto assedio una casa in mezzo alla campagna, dentro un criminale con un ostaggio, lo sbirro arriva, non alza la voce, si infila l’antiproiettile sopra la giacca, sistema il cappello e indossa i guanti, impugna una 45 automatica per ogni mano e chiede a qualcuno di accendergli il sigaro, un sigaro da fumare per ogni componente della banda di Dillinger da catturare o uccidere.
Va verso la casa da solo, non c’è colonna sonora, entra in casa, si sentono solo degli spari. Vediamo uscire prima il criminale crivellato di colpi, poi esce Purvis, con in braccio l’ostaggio.


In qualunque altro film, questa sarebbe stata la scena finale...
Più avanti nel film c’è una mega sparatoria girata come gli Dei del Cinema comandano, un tripudio di revolver e Mitra Thompson (Olè!) Purvis qui concede il Bis: trova la ragazza di Dillinger ferita ad un piede, la toglie dalla mani di uno dei poliziotti, la prende in braccio e la porta via, come se fosse l’ultimo Gentlemen della Terra. Oh! Questo sarebbe il Cattivo del film eh?

Lasciatemi l’icona aperta, perché più avanti in questa pagina, per tutti voi Lupi Manniani all’ascolto, ho almeno un'altra cosa da dire…

Per essere un film classico, di classico c’è ben poco: il buono è un rapinatore di banche romantico e senza paura, mentre il cattivo è un tostissimo Monte Rushmore per il quale in qualunque altro film faresti il tifo subito. Per tutto il tempo i due si sfidano a distanza, entrambi in momenti diversi della pellicola fanno i conti con il loro ruolo e con il lascito del loro avversario (Purvis parla con il bambino, che però è un ammiratore di Dillinger). Entrambi fanno riflessioni sul loro ruolo nella società e sulla loro condizione di outsider rispetto alla massa, addirittura hanno una riga di dialogo uguale identica (“Il tempo è l’unica cosa che possiede in abbondanza”).
Insomma, Dillinger e Purvis sono due veri, dritti contro il vento, rispettosi del loro avversario perché lo riconoscono come un loro simile, nel loro duello c’è onore, quando si incontrano al ristorante a Chicago, Purvis manda un biglietto al tavolo dell’avversario e rimanda lo scontro per un luogo e un momento consono. Questo è preso da pagina quattro del manuale del duellante modello.
I due hanno un codice morale simile, anche se sono su due schieramenti diversi, tanto che persino Pretty Boy Floyd è sollevato di venire ucciso da uno come Purvis, un uomo da cui non è disonorevole essere ammazzati.


I due attori Richard Dreyfuss e Mitra Thompson in una scena del film...
John Milius inizia a marcare un sentiero che poi altri avrebbero seguito, giusto per non fare nomi, lo scontro tra Buono/Cattivi simili, ma su schieramenti opposti, di fatto è “Heat” di Michael Mann: poca musica, immagini forti, nessun eccesso di virtuosismo, cura degli effetti sonori realistici, spari, urla, stridere di gomme, dialoghi pochi, ma incisivi, e molta cura per le scene d’azione. Non è un caso se i due registi abbiano dato la stessa interpretazione di una scena, quella in cui Purvis porta via la ragazza di Dillinger tra le braccia…

Dedicato ai Lupi Manniani la fuori...
John Milius è più interessato a queste cose che al mito di Dillinger in sè, non che il film non sia rigoroso nella ricostruzione storica, si trova tutto: lo sforzo dell’FBI per contrastare la forza mediatica di Dillinger (attraverso la creazione dei G-Men), Dillinger come un novello Robin Hood con i giornalisti che pendono dalle sue labbra... In questo film troviamo tutto, ma non è il centro della pellicola.

Milius dirige alla grande, come detto, le sparatorie sono un crescendo di figoseria e se Milius è un destrorso (SPOILER: Lo è. E neppure poco) nel film non si vede, perché i suoi personaggi sono per prima cosa puro materiale da Cinema, gente con valori forti. Dillinger con la sua spacconeria romantica incarna la gioia di una vita vissuta a tavoletta, mentre Purvis quella passata nel rigore della legge, sentendosi vivo solo quando è impegnato in una caccia fumando il sigaro (dettaglio sottolineato dalla didascalia a fine film, che ci descrive il destino che Purvis ha scelto per sè).

Di fatto, i personaggi più riusciti di John Milius sono tutti così: dritti tosti e fatti alla loro maniera, il mondo deve piegarsi alla loro volontà o ai loro desideri, non viceversa.

2 commenti:

  1. Altro film che non ho visto... devo rimediare

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    Risposte
    1. Non é molto famoso, ci ho messo un po' anche io a recuperarlo, ma secondo me é molto figo ;-) Grazie per il commento, cheers!

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