domenica 7 giugno 2015

1992: Benvenuti in uno strambo Paese a forma di scarpa


Avete provato a leggere in giro qualche commento su questa serie? Troverete un sacco di materiale, spesso in pagine che normalmente trattano roba seria (si fa per dire) piuttosto che roba di serie (televisive).

Ovviamente l’entusiasmo per “1992” è guidato dall’orientamento politico del sito/giornale che scrive, in pratica tutto normale, per uno strambo Paese a forma di scarpa.

Malgrado la mia idiosincrasia per i prodotti sfornati da questo Paese e da Stefano Accorsi, posso dire di aver apprezzato molto “1992”, a differenza di altri film o serie prodotte da questo Paese, non mi ha fatto venire la depressione, per colpa di una qualità generale che sta tra la poverata e il complesso di inferiorità.

Nata da un’idea di Stefano Accorsi e sviluppata dai tre sceneggiatori Alessandro Fabbri, Stefano Sardo e Ludovica Rampoldi, questa serie fila via liscia, quasi come un unico grande film diviso in 10 episodi. I dialoghi sono efficaci senza scadere mai nel didascalico o nel macchiettistico. Pensate che persino Stefano Accorsi, che di solito trovo irritante per il modo in cui pronuncia i dialoghi, qui è del tutto funzionale, quel suo modo un po’ da primo della classe di recitare, è perfetto per Leonardo Notte, il rampante pubblicitario di Publitalia, con un passato tormentato (e di Sinistra) divenuto fiore all’occhiello della squadra capitanata da Dell’Utri.

Accò anche se mi stai sulle balle, questa volta te la sei cavata bene...
La serie ripercorre le tappe fondamentali di Tangentopoli, offrendo una credibile ricostruzione dell’Italia degli anni ’90. Tra i personaggi principali troviamo il magistrato Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi somigliante e credibile, ma in confusione sull’accento da usare, a volte opta per il Barese, in altri casi per una Napoletano misto a Siciliano…) e uno dei componenti della sua squadra, ovvero Luca Pastore (Domenico Diele) un ragazzo mosso quasi da una volontà di vendetta più che da un senso di giustizia.

Anche Antonio Di Pietro non si capacita della presenza di Natalino Balasso.
Pietro Bosco (Guido Caprino, a mio avviso il più bravo di tutti) è un reduce della Guerra del Golfo, che finisce candidato per la Lega Nord, che nel 1992 muoveva i primi passi. Il suo personaggio è il duro, puro, trucido e “candido” che offre il punto di vista ignorante sulla vicenda, il classico personaggio che si sporca le mani e finisce invischiato in un gioco corrotto, con la variante di essere un bonaccione, ma anche un razzista, uno sfigato, ma allo stesso tempo un bullo. Sulla carta dovremmo odiarlo, in pratica è quello con il quale, forse, è più facile empatizzare… Un Leghista, mica male come tacca alla cintura di questa serie!

Un altro personaggio molto importante è la soubrette, o aspirante tale Veronica (Miriam Leone) protagonista di quasi tutte le scene di sesso della serie (e non sono propriamente poche), attraverso questo personaggio gli autori riescono a tirare svariate picconate al mondo dello spettacolo, delle raccomandazioni e delle belle ragazze che svolazzano attorno ai potenti. La Leone oltre ad essere guardabile è pure brava, peccato sia fidanzata con Boosta, il tastierista dei Subsonica che cura le musiche per questa serie… Speriamo non si sia immedesimata troppo con il suo personaggio.

Futura ministra delle pari opportunità.
Passiamo alle note molto dolenti, apriamo il capitolo Tea Falco.
Alla sua entrata in scena, la figlia dell’industriale che interpreta, è strafatta, la prima cosa che ho pensato è stata “Beh dai, brava ‘sta qua a fare la parte di una fusissima”, poi ho capito che pronuncia (oddio…) TUTTE le battute in quel modo atroce! Lo so che si è già parlato diffusamente della sua performance, ma in certi momenti è davvero imbarazzante, suggerisco l’utilizzo dei sottotitoli, come fatto per “Gomorra”.

"Riesci a scandire una parola? Una, non dico tanto.... Una!".
Sky, in collaborazione con La7, guardano l’Italia dell’espansione di Mediaset senza paletti o limitazioni, immagini di repertorio dei veri Bossi, Berlusconi e Craxi, si mescolano con l’utilizzo di altrettanti imitatori, poco somiglianti e inquadrati da lontano ok, ma comunque riuscendo a ricreare una dettagliata ricostruzione dei fatti, in cui i personaggi di fantasia, come quello interpretato da Accorsi, si incastrano alla perfezione.

Come al solito, siccome siamo in uno strambo Paese a forma di scarpa, si è fatto un gran parlare delle scene di sesso, ma quello che ho apprezzato di più di “1992” è stata la capacità di autoanalisi, quasi come fanno gli Americani quando fanno film o serie tv che parlano della loro storia. Sono volati paragoni secondo me esagerati con HBO, a mio avviso, la serie realizzata da Wildeside, guarda più a produzioni recenti come House of Cards o Mad Men, senza scadere nella brutta copia, ma come chi ha guardato e, per fortuna, ha imparato.

Lo so, non c'entra nulla, ma parlando di 1992 non ho potuto resistere...
“1992” è un ‘come eravamo’ che, però, sembra tanto un ‘come siamo’ a mio avviso avevamo bisogno di una serie così e anche se continuo a non sopportare Stefano Accorsi (che ancora non ha imparato a recitare la parte di uno incazzato) devo dargli atto di aver avuto un'idea giusta. A questo punto, però, voglio vedere anche “1993” e soprattutto… “1994”.

10 commenti:

  1. ce l'ho lì pronto...però mi devo preparare fisicamente alla maratona...

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    1. Ti dico, io l'ho finita nel giro di un paio di giorni, ogni episodio dura circa 45/50 minuti, e sono solo 10, quindi procede piuttosto velocemente, fammi sapere come la troverai ;-) Cheers!

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  2. Io l'ho apprezzata per tutti i suoi aspetti.
    Persino per Tea Falco, che comunque per la parte calza a pennello. E poi la sua scelta di parlare in maniera incomprensibile è voluta... come no? :)

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    1. Anche a me è piaciuta molto, quando capisci che la Falco parla davvero così, ti rassegni e alla fine è anche giusta per la parte ;-) Grazie per il commento, Cheers!

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  3. Per ora mi sta piacendo..
    Quasi quasi potrei abituarmi a queste serie italiane di qualità

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    1. Alla qualità ci si abitua subito ;-)Grazie per il commento, cheers!

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  4. Incredibile il tuo commento sui dialoghi! E la parte più amara (come fruizione) del tutto.



    P.S. Vuoi rivalutare L'Accorsi (su cui ho sempre avuto opinioni anche peggio delle tue) ? Guardati "L'Arbitro" di P.Zucca

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    1. Hai ragione avrei dovuto distinguere, ho trovato validi quelli relativi alle parti politiche, scadenti invece quelli relativi alle parti da soap opera, ci sono due-tre episodi centrale che si potevano tranquillamente sforbiciare. Non so se l'ho visto quel film, mi pare di no... Grazie per la dritta, mi fa troppo strano aver dovuto parlare bene di Accorsi ;-) Cheers!

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  5. Credevo che la forma fosse quella di uno stivale, a meno di qualche condono.

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    1. Siamo andati in prescrizione quindi derubricati a semplici scarpe ;-) Cheers!

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