giovedì 28 maggio 2015

Alléluia (2015): Gloria manchi tu nell’aria (ma anche no)


Non conoscevo Fabrice Du Welz, questo è il primo lavoro del regista Belga in cui mi è capitato di imbattermi. Sono arrivato a fine visione abbastanza pesto e con il fiato corto, non ho idea di come siano gli altri film di questo regista, posso dirvi che questo è molto bello… Se non avete paura di farvi trattare male da una pellicola.

Gloria (Lola Dueñas) è una madre single che lavora all’obitorio di una città Belga. E’ una donna comune con poca autostima, ma quando la vediamo guardare in camera verso lo spettatore, capiamo che dentro Gloria si agita qualcosa di più terribile. Michel (Laurent Lucas) è un gigolò con il debole per l’esoterismo e per le signore mature (e piene di soldi), seduce Gloria che per un po’letteralmente rifiorisce di fronte ai nostri occhi. Ma quando lui la abbandona, lei lo ritrova facendo il giro dei Night club, insieme vanno alla ricerca di signore a cui spillare denaro… Segue massacro grondante sangue.

Il soggetto di “Alléluia” si ispira ai fatti reali di Martha Beck e Raymond Fernandez i cosiddetti “Lonely Hearts Killers”, solo che De Welz, con l’aiuto del suo co-sceneggiatore Vincent Tavier, prosciuga la storia di ogni sua possibile spettacolarizzazione. E' impossibile ammirare Gloria e Michel, non parliamo poi di provare empatia per loro, non troverete fascinazione nei confronti degli assassini, ma soltanto un orrore malato, che Du Welz ti costringe a guardare per 90 e qualcosa minuti.

Invece di girare glorificando (non sono riuscito a resiste alla tentazione…) il dramma e sfoggiando sangue a palate, Du Welz divide la pellicola in quattro atti, ognuno dedicato ad una delle donne cadute vittima di Michel, la prima è proprio Gloria, quindi il primo capitolo serve ad introdurre la protagonista e a farci vedere come riesce a trasformarsi da vittima a carnefice.

E' importante per una coppia avere interessi comuni, la fotografia, lo sport, il massacro, cos'è così...
Ma da qui in poi “Alléluia” sceglie di percorrere tutte le strade meno battute, la storia non è raccontata in maniera lineare, ma procede saltando interi blocchi narrativi senza apparente soluzione di continuità, lasciando allo spettatore il compito di riempire le abbondanti porzioni mancanti di storia e spesso tali salti, coprono anche spazi temporali abbastanza lunghi… Ve lo dico così vi mettete l’anima in pace.

In tutto questo gli omicidi sono diretti in maniera realista e del tutto non spettacolare, il fuoco sotto la pelle di Gloria, fa a cazzotti con il gelo della regia, che imprime tutto il dramma su pellicola da 16mm, il risultato sono immagini costantemente sgranate che riescono, però, ad essere anche bellissime. La scena del falò, anche grazie alla fotografia di Manuel Dacosse è una gioia per gli occhi, i due protagonisti che danzano intorno al fuoco sono completamente folli, ma non si può evitare di restare ipnotizzati.

I due protagonisti fanno un percorso inverso: Gloria inizia fragile e traumatizzata, per poi diventare la figura dominante della coppia, Michel si presenta come un maschio alfa, un elegante “Tombino di femmine”, ma sotto sotto è un ometto da niente, incapace di opporsi alla piega sanguinolenta presa dalla vicenda. Ho adorato il modo in cui Du Welz dà l’assist allo spettatore per decrittare il personaggio.
Nella sua camera ha foto e poster di Humphrey Bogart, del quale imita le pose nella vita, ma alla fine è più simile a Bogey di quanto vorrebbe, se al Cinema il Divo sembrava alto tre metri, nella realtà rimbalzava tra un matrimonio e l’altro, scegliendo sempre donne forti che lo rendevano succube. Questo parallelismo Du Welz lo suggerisce allo spettatore, mentre continua a prenderti a pugni in faccia con il suo film. Michel non sa come reagire all'amore di Gloria, di fronte ai cadaveri collezionati dalla donna, ridacchia come uno scemo, non è chiaro se la sua sia una reazione al terrore o semplice sottomissione.

Sabbath bloody sabbath...
Il film alterna sequenze realistiche, a momenti onirici surreali e sistematicamente anticipa ogni pronostico, facendo svoltare la trama e la narrazione in una direzione completamente inattesa, appena ti abitui alla telecamera tremolante, arriva la bellissima scena del falò, dove luci e colori virano su una scala cromatica inedita fino a quel momento. Quando pensi di aver trovato un filo conduttore tra le varie ellissi temporali, Du Welz ti butta dentro delle scene che (probabilmente) sono il frutto della mente di Gloria: il suo matrimonio immaginario, oppure i filtri rossi che sottolineano i momenti orgasmici della protagonista. Ma dove il film arriva a spaccarti le gambe con una mazza da baseball e quando piazza una scena tanto delirante quanto composta nella messa in scena, Gloria canta una tenerissima canzone ad un cadavere sdraiato sul tavolo della sua cucina, prima di segargli via un piede. Grazie Du Welz, ti voglio bene anche io…

Per prendere una storia come questa e farla volontariamente andare in una direzione costantemente opposta a tutte le aspettative, devi essere un regista con la mano fermissima, anche per chiedere ai tuoi attori di calarsi nei panni di personaggi tanto disturbanti. Du Welz guida il suo carrozzone psicotico verso quel finale che un film con più soldi, più visibilità e un regista meno convinto dei suoi mezzi, non potrebbe mai permettersi. Io l’ho trovato fantastico, ma prima di rivederlo magari ci penso su 14 volte, se avete voglia di lanciarvi nell'impresa vi avverto: ne vale la pena, ma preparate i cerotti per rattopparvi a fine visione e non ditemi che non vi avevo avvisati!

Ma se siete arrivati alla fine ancora interi, vi siete meritati la più facile citazione musicali di tutti i tempi, consolatevi con questa:


8 commenti:

  1. ho letto qua e là per non guastarmi una delle prossime visioni...recupera gli altri di Du Welz perché sono validissimi, Calvaire e Vinyan

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    1. Lo farò questo mi é piaciuto dovró approfondire, ma prima devo riprendermi, se Du Welz fa tutti film così serve un po' di decompressione ;-) Grazie per il commento! Cheers

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  2. Noooo non dare retta, Calvaire è una MMMM....eenchiata pazzesca!!! C'è sempre sta belin di Gloria che manca nell'aria, ma che diavolo hanno fatto le Glorie a Du Welz?
    Se vuoi farti due spoilerose risate sul Bollalmanacco l'ho recensito Calvaire... ho fatto praticamente un cineracconto. L'orrore XD

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    1. Forse aveva una fidanzata con quel nome che lo ha mollato ;-) Andrò a leggermelo di sicuro, a questo punto devo vederlo assolutamente ;-) Cheers!

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  3. Recupera assolutamente Calvaire e (soprattutto) Vinyan che a mio parere modesto e umile, è il capolavoro di Du Weltz. O almeno, io un film più nero di quello non l'ho mai visto. E ho dovuto aspettare circa quattro anni per vederlo una seconda volta. E alla fine ero, ancora, arrotolata sotto il letto a dondolarmi in fase autistica.

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    1. Il mio letto ha il cassettone, quindi dovrò trovarmi un posto dove andare a rifugiarmi… magari il tavolo della cucina ;-) Mi mandate segnali contrastanti, ma con un filo comune, in ogni caso devo recuperare i vecchi film di questo Belga pazzo, vi farò sapere, non mi tiro mai indietro a qualche film nerissimo ;-) Cheers!

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  4. Non credo che lo vedrò...
    Oh, però non si può dire che questi due si annoiano!

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    1. É abbastanza tosto come film, devi essere un po' in vena. Loro si divertono abbastanza, chi li incontra un pochino meno ;-) Cheers!

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