sabato 4 aprile 2015

Time Lapse: Accadde domani


Lo dico spesso, i minuti iniziali di un film ne determinano un po’ tutto l’andamento, non è sempre così, ma per “Time Lapse” questo concetto è riassunto nei suoi titoli di testa, che sembrano un omaggio low cost sia a quelli di Saul Bass che alla sigla di “Ai confini della realtà”.

Ma visto che il 2015 è l’anno di “Ritorno al futuro”, perché non mescolare tutte le fascinazioni in una sola pellicola? Deve aver pensato questo l’esordiente Bradley King, regista e sceneggiatore di questa sua opera prima.

Callie (Danielle Panabaker) e Finn (Matt O'Leary), sono una coppietta che divide appartamento e affitto con il loro amico/reggi moccolo Jasper (George Finn). Per sbarcare il lunario fanno lavoretti nel condominio dove vivono. Jasper è appassionato di scommesse e drugucce di varia natura, mentre Finn vorrebbe dipingere, anche se è arenato nel più classico dei blocchi dell’artista.

Il loro equilibrio salta come un tappo di Champagne a capodanno, quando ritrovano nello scantinato il cadavere del loro vicino di casa, un anziano scienziato. Nell’appartamento dell’uomo, perennemente puntata verso la finestra del loro soggiorno di casa, c’è una gigantesca macchina fotografica, che puntualmente alle 8 di sera sforna una polaroid, uno scatto che proviene da 24 ore nel futuro.
In pratica una versione fotografica di quella bella storia di Dylan Dog (“Accadde Domani”) in cui l’investigatore di Craven Road riceveva il giornale di domani.


Provate a farvi una Selfie usando questa.
Il grosso macchinario non è proprio comodo da spostare, anche perché sembra uno di quei computer degli anni ’50, in più la polaroid aiuta Finn ha superare il suo blocco artistico, e Jasper a fare un po’ di soldi facili con le corse dei cani, quindi per un po’ i ragazzi sfruttano le previsioni fornita dalla macchina, ma ovviamente seguiranno una serie di casini di tipo “Wibbly Wobbly, timely wimely…. Stuff”.

Mettiamo subito le cose in chiaro, “Time Lapse” è uno di quei film in cui alcuni snodi narrativi risultano un po’ forzati. Bradley King si sforza di giustificare le scelte dei personaggi, ma spesso ricade nel manicheo, quindi ci troviamo di fronte ad una pellicola in cui i protagonisti decidono (senza avere delle vere prove) che non si può alterare il futuro, e anche quando non sono più costretti a farlo, gli strambi comportamenti di Jasper vengono giustificati da King, con la classica soluzione “Beh ragà, Jasper si droga, quindi fa delle cose insensate”.

Se riuscite a digerire questi tutto sommato piccoli difetti, dovuti alla poca esperienza di Bradley King, “Time Lapse” è un film che funziona ed è in grado di tenerti incollato allo schermo per i suoi canonici 100 minuti, anche solo per vedere come la storia si conclude. Uno di quei film che ti fa fare teorie a voce alta mentre lo guardi, cercando sempre di indovinare la prossima svolta un minuto prima che accada, questo di solito si chiama coinvolgimento.


"Dite CHEESE anzi, dite PARADOSSO TEMPORALE!"
Anche se non tutte le svolte sono inaspettate, il film piazza un paio di momenti niente male, il tutto poi è recitato più che decentemente dai tre protagonisti, George Finn ha la sfiga di interpretare il “tossico” del gruppo, quindi speso deve andare sopra le righe, ma il vero mistero del film è capire come mai la Panabaker (vista anche in “The Ward” di Carpenter”) stia insieme a quello sfiga di Matt O'Leary, che sembra più interessato ai suoi quadri (dei discreti “Crosta” se posso esprimere un parere) piuttosto che alla fidanzata.

A proposito dei quadri, almeno uno ricorda molto le scenografie curate da Salvador Dalí per “Io ti salverò”, ma è solo un'altra piccola citazione al maestro Alfred Hitchcock. Si perché “Time Lapse” parte da un elemento di base sci-fi, ma funziona più come un thriller.
Malgrado la regia di Bradley King sia efficace ma tutto sommato ruspante, il nostro esordiente si gioca abbastanza bene la mono-location del soggiorno e della macchina fotografica puntata, è chiaro che prima di scrivere e dirigere questo film, sia andato a rivedersi 14 volte “La finestra sul cortile”. Ok, le differenze qualitative sono abissali, ma se non altro, King riesce a risultare non fastidioso anche se omaggio in modo così palese Zio Hitch, il che, vi assicuro non è una cosa da poco…

Come detto non tutti i passaggi sono propriamente cartesiani, e forse il finale risulta un pochino moralista, però si arriva a quel finale dopo un discreto colpo di scena, il ritmo è buono, e per tutta la durata della pellicola si fa il tifo, ci si schiera, si espongono teorie sugli sviluppi della trama, insomma si cerca di intuire cosa succederà, esattamente come fanno i protagonisti quando analizzano le polaroid provenienti dal loro futuro.


Ciribiribì Kodak!
Tante volte si inciampa in film con un soggetto perfetto per un episodio di “The Twilight zone” che però esaurisce la sua forza dopo 20 o 30 minuti, “Time Lapse” invece tiene botta fino all'ultimo minuto, riesce a non essere irritante quando cita e omaggio Alfred Hitchcock, e in generale, per essere un film d’esordio non è affatto male, ma soprattutto ci insegna una grande lezione: Se avete dei vicini di casa bizzarri, compratevi delle buone tende per le finestre, e prendete l’abitudine di chiuderle.

2 commenti:

  1. Ne stanno parlando in molti e sembra bellino. Certo, mi avanzasse un po' di tempo libero lo vedrei molto volentieri...

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    1. Ci vorrebbe una macchina che moltiplica il tempo, lo dico sempre ;-) onestamente non mi aspettavo nulla da questo film, ma per essere un esordio, riesce a tenere bene e non è urticante quando cita (palesemente) Zio Hitch. Cheers!

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