lunedì 9 marzo 2015

The Woman in Black 2 - Angel of Death: Morirete tutti! (di noia)


La rinata Hammer torna a colpire sfornando il sequel di quello che probabilmente è l’unico film che hanno centrato da quando sono tornate in auge, ovvero: “The Woman in Black”. Questo sequel, che si gioca una canzone degli Slayer nel titolo, merita di essere visto? Beh, forse se avete problemi di insonnia…

Nel 1941, mentre Londra è sotto i bombardamenti tedeschi, due maestre portano un gruppo di bambini in salvo nelle campagne inglesi. Dove si rifugiano? A Eel Marsh House, proprio dove riposa il fantasma di Jennet Humfrye, anche se qui non la chiamano mai per nome, diamo per scontato che sia sempre la nostra signora in nero…

Tutta la nebbia che vedete nel film (e ne vedrete tanta) secondo me è un grosso METAFORONE della sceneggiatura che risulta confusa e nebulosa. Quello che si intuisce è che la donna sia morta senza aver mai avuto la possibilità di rivedere il figlio rapito. Quindi la spettrale signora cosa fa? Ha la bella pensata di prendersela con i pargoli ospiti di Eel Marsh, anzi, ancora peggio, si accanisce in modo particolare sulla giovane maestra Eve Parkins (Phoebe Fox), utilizzando contro di lei il bambino sfiga del gruppo (un paciarotto con le guanciotte belle piene e i capelli tagliati a scodella). Muto e pallido il bimbetto è il bersaglio ideale dei bulli, quelli vivi e quelli provenienti dall’oltretomba con intenzioni vendicative…

Adesso ci credete alle mie descrizioni dei personaggi?
Il fantasma fa leva sull’istinto materno che Eve prova per il bimbo-sfiga, tormentando costantemente la donna e facendole rivivere i traumi del passato che per altro, non mi spiego come facciano ad essere a conoscenza del fantasma. L’unica spiegazione che mi sono dato è che trattandosi di un fantasma-madre, le madri sanno SEMPRE TUTTO, tutto, tuuuuuuutto… (paura eh?)

Quindi l’ideona geniale dello sceneggiatore (tale Jon Croker, sparate a vista se lo incontrate) è che una donna, a cui hanno rapito e probabilmente ucciso il figlio, si vendica sui figli di alcuni perfetti sconosciuti finiti lì per caso. Non riuscite a vedere la logica in tutto questo? Tranquilli, è colpa della nebbia (nel cervello di Croker).

Così tanta nebbia che riempie anche il poster promozionale...
Croker non pago, ci dà dentro con le scene oniriche relative ai ricordi di Eve e dopo un minuto capisci quale mistero si cela dietro tale scena, ma non importa, perché comunque il flashback onirico viene ripetuto due o tre volte nel corso del film, in modo che il concetto sia bello chiaro per gli spettatori.

Il tutto è farcito da scene che prevedono ad esempio, il pilota d’aerei in lacrime per motivi allunga-brodo che non interessano a nessuno o da personaggi che spuntano a capocchia, facendo rivelazioni ai protagonisti, salvo poi sparire nel nulla dopo mezzo secondo. Tipo il vecchio cieco che cantilena una filastrocca? Vuoi non mettere dentro anche lui? Un vecchio cieco blaterante è come il brandy della pubblicità: crea un atmosfera.

In compenso sapete cosa è completamente assente da questo film? La paura.
“The Woman in Black 2 - Angel of Death” non è solo un film horror che NON fa paura, ma è anche noioso da morire. Ora, il film precedente, a mio avviso, funzionava perché sapeva incarnare alla perfezione i classici della Hammer con il protagonista che si aggira con candelabro in mano in bui corridoi farciti di ragnatele, in pratica la classica posa dell’eroe Hammer, quella in cui per anni abbiamo visto esibirsi Vincent Price e Peter Cushing (quindi non propriamente la pizza e fichi…).

Il primo film aveva l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe appeso al candelabro, ma soprattutto teneva in costante tensione, grazie soprattutto a quei 45 (Quarantacinque!) minuti muti, riempiti solo di scricchiolii, porte che sbattono, giocattoli-totem e soprattutto la sedia a dondolo, quella stramaledetta sedia a dondolo non ve la potete scordare…

Bene qui, tutto questo è completamente assente, il regista Tom Harper non fa altro che infilare qualche telefonato Jump Scare, per altro senza nemmeno preoccuparsi del fatto che il make-up dell’infermiera mostruosa sia orribile, anzi, lui lo sbatte in primo piano bello orgoglioso del suo effetto speciale comprato al discount.

Lidl, offerta delle settimana, effettaccio da jump Scare a soli 9,99 Euro!
Dopo aver visto The Babadook, direi che è necessario uno sforzo maggiore per spaventare con un horror i cui elementi che lo compongono sono madri, bambini, presenze paranormali e case scricchiolanti. La cosa curiosa è che in entrambi i film è presente la classica scena del personaggio che si nasconde dentro il lenzuolo e del mostro che gli gironzola attorno, ecco, in “The Babadook” quella scena ti metteva addosso la giusta strizza, qui? Noia assoluta e totale…

Si perché “The Woman in Black 2 - Angel of Death” è un film noioso, noioso al limite del soporifero, talmente noioso che mentre lo stai guardano, cerchi in giro qualcosa da fare per intrattenerti, tipo spacioccare le orecchie del tuo cane che dorme nella cuccia accanto a te.  Ti fa venire voglia di fare l’inventario dei calzini nel cassetto, insomma qualunque cosa, perché questo è uno di quei film che mentre lo guardi ti fa esclamare “Madò che palle quando finisce?”. Ecco, se guardano un Horror della Hammer ti ritrovi a sbuffare in questo modo, vuol dire che qualcosa è andato tremendamente storto…

Gli attori fanno quello che possono, sfoggiando tutto il corollario di facce e faccette spaventate, ma lo script resta ridicolo. Nemmeno pronunciare le battute con pesante accento inglese delle campagne londinesi mimetizza il fatto che si tratta di una sceneggiatura con svolte al limite del tragicomico. Vogliamo parlare del tipo che ha la fobia dell’acqua e non si sa nemmeno il perché? No guardate, lasciamo perdere, è un caso irrecuperabile…

Oddio! ho paura dell'acqua e non so nemmeno il perché!
Tom Harper è un semi esordiente è qui fa davvero un compitino senza guizzi, però sarebbe carino ricordargli che per dare al film un look da vero horror della Hammer, non è necessario per forza sparare a manetta sul nero e mettere su 11 la manopola delle macchine per la nebbia sul set.
In questo film non si vede una ceppa di niente! Ve lo giuro: tutto quello che non è avvolto in una nebbia densa e posticcia, è virato al nero più oscuro, roba da costringerti a strizzare gli occhi fortissimo nel tentativo di distinguere le sagome! A fine film ero seriamente a rischio congiuntivite, per fortuna la trama soporifera ha risolto il problema: il sonno ha avuto la meglio, liberando il cinefilo da tale agonia (le orecchie del mio cane ringraziano).

L’autrice del romanzo originale, Susan Hill ha collaborato sia con le sceneggiature del primo film che di questo sequel, ma oltre al regista fissato con il nero, sapete qual'è stata la differenza sostanziale? Il fatto che solo il primo film fosse co-sceneggiato da quella Pin-up di Jane Goldman.
A questo sequel non ha partecipato perché impegnata a scrivere Kingsman - Secret Service, che guarda caso è una figata. Mia madre direbbe “Ma tu pensa!”.

Io invece vi dico che se volete un film Hammer come si deve, andate a cercarvi qualcosa con Price e Cushing, o al massimo recuperatevi il primo “The Woman in Black” per quei 45 micidiali minuti. Questo lasciatelo proprio perdere. Guardate, se proprio siete in vena di un horror con case infestate, bambini e giocattoli-totem, recuperate quel capolavorone di “The Changeling” se non l’avete già visto, mi raccomando THE davanti, altrimenti è un film di Clint con la Jolie!

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