domenica 8 marzo 2015

The Scarehouse: Il colore dell’Horror non è il rosso, è il rosa


L’Horror ha sempre relegato le donne a ruoli molto precisi: quasi sempre vittime sacrificali, spessissimo portatrici sane di poppe da sfoggiare. Anche se è un genere che spesso viene considerato (erroneamente secondo me) tipicamente maschile, come la pubblicità della celebre crema spalmabile: "Che Horror sarebbe senza l’altra metà del cielo?"

A differenza di The Babadook o Honeymoon (in uno strambo Paese a forma di scarpa ancora ingiustamente invisibili) “The Scarehouse” non è diretto da una donna, ma è praticamente composto solo da donne. Il regista si chiama Gavin Michael Booth, un giovanotto dalla faccia simpatica che la teoria delle quote rosa nell'horror l’ha sposata, anzi, ha sposato Sarah (Booth), ha deciso di fare come Dario & Daria (Argento) o Rob & Sheri (Moon) e far recitare sua moglie nei film da lui diretti.

La mogliettina sembra una Gina Carano senza l’armatura di muscoli, una che incarna alla perfezione la Tagline del film (“Revenge is a bitch”) ed è anche quella con l’espressività migliore di tutte le attrici del cast. I cattivi potrebbero dire che ci va anche poco, perché alcune sono abbastanza delle “Cagne maledette” (CIT.), ma lo sono per una ragione, vado a spiegare:

Corey (Sarah Booth) ed Elaina (Kimberly-Sue Murray) sono impegnate a preparare la festa dell’anno, l’evento per cui tutti i loro compagni di college si metteranno in fila spingendosi, come le mucche sul nastro trasportatore del macello. Il tema della festa è la casa degli orrori che dà il titolo alla pellicola, fino a qui fila no?

A volte bisognerebbe semplicemente fidarsi dei cartelli affissi in giro.
La cosa bella del film è il suo essere andare dritto diretto al punto, nessun maldestro tentativo di twist finale, Gavin Michael Booth ci dice subito le cose come stanno: Corey ed Elaina sono appena uscite di prigione (erano dentro con l’accusa di aver sedotto e ucciso un compagno di classe), ma le vere colpevoli, erano un gruppo di odiose (non avete idea) Party girl di una confraternita, che guarda caso, tra uno shot e una selfie, si stanno recando alla festa a tema. Se siete delle brave creaturine della notte avrete già capito come continua il film…

Alfa, Gamma.... MORTE
Il fatto che il Signor Booth sia così diretto e non cerchi l’autorialità a tutti i costi, fa sì che noi spettatori possiamo slacciarci il primo bottone dei jeans, lanciare le scarpe dall'altra parte della stanza e svaccarci a vedere un massacro grondante sangue condotto dalla signora Booth e dalla sua socia in affari.

Corey ed Elaina sembrano le bambine nate da una notte d’amore tra la Carrie White del film di Brian De Palma e il Jigsaw di “Saw”: dalla mamma hanno preso la voglia di vendetta nei confronti delle compagne di college fighe, dal papà il gusto per l’inventiva ad architettare morti bizzarre.

"Sorpresa! indovina chi fa una brutta fine?"
Quindi vedere queste odiosissime "cagne maledette" che muoiono male è quasi catartico, non vorrei lanciarmi in intellettualismi inutili, ma sembra quasi di vedere due cattive da Horror ben scritte che uccidono (malamente) tanti stereotipi femminili di un genere che deve tantissimo alle donne, ma che le tratta male e le riduce troppo spesso a ruoli minori.

Fine delle modalità “Letture di secondo livello” perché a “The Scarehouse” per essere godibile bastano quelle di primo livello, il rapporto tra le protagoniste è ben fatto, sembra che giochino a sbirro buono/sbirro cattivo tra di loro, ma sono sempre pronte a scannarsi una con l’altra, come a dire, occhio che faccio fare la stessa fine pure a te se ti metti in mezzo…

"Ti ho detto che tocca a me fare il Dirty Harry, tu l'hai già fatto l'ultima volta..."
In “The Scarehouse” le odiose sgallettate (forse metaforiche) muoiono tanto, muoiono male, muoiono molto poco vestite con torture scelte per sottolineare la frivolezza delle colpevoli: un bustino tirato fino all'eccesso, protesi al silicone estirpate, usi non consigliabili di acqua e phon per capelli.

No sul serio, dove lo potete trovare un cat fight tra due poverette, costrette a fare a cuscinate tra di loro sì, ma usando cuscini impregnati di polvere acida, il che vuol dire che ad ogni colpo di cuscino uno strato di pelle saluti amici e parenti e se ne va.

Tempi brutti per essere il cliché della bionda da film Horror.
Quanti horror avete visto nella vostra vita dove, in scollacciate scene di raccordo, due sgallettate facevano candidamente a cuscinate? Scene furbette che servono a mostrare il numero minimo di centimetri di cosce richiesti in un film horror. Bene, “The Scarehouse” è il film che si prende gioco del ruolo di oggetto delle donne in troppi film dell’orrore, il che basterebbe a farne un film da vedere.

Aggiungiamo anche (ed è bene ricordarsene) che ci sono poche cose al mondo pericolose come il rancore femminile. Noi maschietti, facciamo i guappi e quando siamo arrabbiati diamo due calci al frigo, ma poi alla fine ci passa. Viene da chiedersi come mai tutti i grandi assassini dei film Horror siano quasi tutti maschi, quando in realtà siamo dei dilettanti, abbiamo molto da imparare dal gentilsesso.

2 commenti:

  1. E tre...lo devo proprio recuperare a sto punto...

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    1. Mi sono divertito un sacco a guardarlo, Gavin Michael Booth è uno di noi, senza troppo grilli per la testa, quando è ora di far scorrere il sangue non si fa troppi problemi… Recupera, recupera ;-)

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