mercoledì 18 marzo 2015

The Drop - Chi è senza colpa: Ultima chiamata per Mr. Gandolfini


Lo ammetto candidamente: sono in carenza di Tony Soprano.
Ho da poco recuperato la fondamentale serie di David Chase, in cui Gandolfini letteralmente giganteggiava del Boss criminale del New Jersey.

Guardando la serie tv, Tony con tutti i suoi casini familiari, è diventato uno di noi, solo con molti più sgherri a libro paga. Da spettatori non c’è troppa differenza guardando un film recitato da un attore ancora in vita, piuttosto che uno defunto, sullo schermo: sono tutti lì, al massimo della forma o della rotondità trattandosi di Gandolfini…

"Se scopro che hai fatto una battuta sul mio peso ti mando a dormire con i pesci"
Il lutto cinematografico è un'esperienza strana, lo scontro tra i tempi di produzione e distribuzione di un film, sono decisamente più lunghi di quelli della signora di nero vestita che della post produzione se ne frega abbastanza. Il risultato è vedere il nuovo film di James Gandolfini quasi due anni dopo la sua morte. Se non bastasse questo a gonfiare le aspettative ci pensa lo sceneggiatore Dennis Lehane.
Autore dei romanzi da cui sono stati tratti “Mystic River”, “Shutter Island” e “Gone baby gone”, ha scritto anche un paio di episodi di quel capolavoro di “The Wire”.  Lehane si è occupato dell’adattamento per il grande schermo della sua storia breve “Animal Rescue”, che è diventata appunto il film “The Drop”, che in uno strambo Paese a forma di scarpa ha cambiato titolo in “Chi è senza colpa”. Bah, sicuramente non è senza colpa chi scegli i titoli italiani…

Bob Saginowski (non chiedetemi MAI più di scriverlo, comunque ha la faccia di Tom Hardy), gestisce il bar del cugino Marv (James Gandolfini) nei pressi di Brooklyn. Tutto normale? Mica tanto, perché il posto è in realtà di proprietà della mafia cecena che utilizza il locale come luogo di scambio del denaro sporco: un Drop bar, appunto. Bob cerca di condurre una vita normale. Un giorno trova un cucciolo di Pitt Bull ferito, vicino a casa di Nadia (Noomi Rapace) ed ecco che da qui in poi le cose si complicano.

Il cane è di proprietà dell’ex di Nadia, un simpaticone dalle mani pesanti che inizia a ricattare Bob, nello stesso tempo il suo bar viene rapinato e quindi bisogna far conto dei soldi scomparsi ai boss ceceni…


"Vi prego, salvatemi da 'sti due fessi..."
La trama ovviamente poi si intreccia e tutti i personaggi hanno (letteralmente) qualcosa da nascondere.
Si riconosce l'impronta di Lehane in questo film, il personaggio di Bob infatti ha qualcosa in comune con il Jimmy di “Mystic River”, entrambi i personaggi cercano di seppellire il loro passato criminale.

Noomi Rapace è capace (non potevo resistere) ed è giusta per il ruolo, Tommaso Resistente con la sola presenza, poi, è una specie di SPOILER umano.
Sì, perché si sa già che se c’è lui in un film, il personaggio che interpreta prima o poi esploderà in un colpo di testa, un'uscita da pazzo, però c'è anche da dire che l'attore è molto adatto al ruolo: qui in pratica tutto il film è un'attesa al momento in cui Bob esploderà. Quella che vediamo è un'esplosione calma, controllata, ma pur sempre un'esplosione. Dopo cose come “Locke” e “Bronson”, hardy ha dimostrato di essere adatto per il personaggi fuori di melone, quindi sulla carta (spero di non dovermela rimangiare questa) è giustissimo per il ruolo di Mad Max.

Purtroppo il doppiaggio italiano (ogni tanto faccio l’errore di guardare qualche film doppiato) lo fa parlare per tutto il tempo come uno affetto da narcolessia (sembra il Principe Valium di “Balle spaziali”).


Un primo timido approccio...
James Gandolfini è perfettamente a suo agio nel ruolo, ormai ci sguazza nell'ambientazione criminale e forse il suo personaggio è fin troppo standard per un attore di tale talento, alla fine le svolte che lo vedono protagonista non sono poi così impossibili da intuire con svariati minuti di anticipo.
Sicuramente è un'uscita di scena migliore per lui questo film, piuttosto che il (moscio) “Non dico altro” o di due camei quasi invisibili in “L'incredibile Burt Wonderstone” e “Zero Dark Thirty”.

La regia di Michaël R. Roskam non ha particolari guizzi, non avevo visto nessun altro film di questo regista che si limita a fare il suo compito, lasciando spazio agli attori (e visto il cast non è una brutta pensata). Così facendo, certo non vinci proprio la gara di Mr. Personalità, però porti almeno a casa il risultato.


Gli appassionati di gossip avranno pane per i loro denti.
Il paragone con gli altri film tratti dai romanzi di Dennis Lehane non lo faccio nemmeno, questa è un'opera minore, d’altra parte è tratto da una storia breve. Il film fila via liscio, forse con qualche lungaggine di troppo specialmente nel rapporto tra Nadia e Bob, ma la storia è molto coerente con i temi cari allo scrittore di Boston.

Purtroppo, giunti i titoli di coda, ci tocca salutare James Gandolfini, questa volta nemmeno i lunghi tempi di distribuzione ci faranno mai più vedere un suo nuovo film. Non voglio buttarla nella banalità e nei lacrimoni facili, ma Tony Soprano è destinato a mancarci ancora a lungo. Ciao James, ci vediamo nei film… 
"Ciao guaglioni, fate i bravi"

2 commenti:

  1. Visto (e piaciuto) al TFF in v.o., e, se ti può consolare, la parlata di Bob non è molto differente.
    Aggiungerei che Rocco è splendido.

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    Risposte
    1. Al TFF me lo sono perso, immaginavo ci fosse lo zampino del doppiaggio… per altro, a breve arriverò con un altro titolo recuperato dal TFF, che a distanza di tempo mi dà ancora delle gioie ;-)
      A proposito di zampe e zampino, da padrone di cane quale io sono, mi sono sciolto per Rocco. Cheers!

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