mercoledì 25 marzo 2015

The Book of life: Celebriamo los Dia de los Muertos!



Quando c’è lo zampino di quel diavolaccio di Guillermo Del Toro tutte le cose tendono a diventare subito estremamente fighe. Succede anche con “The Book of life” film d’animazione prodotto da Del Toro, scritto e diretto da Jorge Gutierrez.

Non sono in tantissimi a ricordarsi di Grim Fandango, li riconosci perché sono quelli che quando sentono questo nome, hanno gli occhi che si illuminano dalla gioia.
Questo vecchio videogioco della Lucasart era un avventura grafica che mescolava una storia noir al look da “Dia de los Muertos”, il celebre giorno dei morti Messicano. Non sono mai stato un grande videogiocatore, ma tra le avventure grafiche della Lucasart, questa era davvero un apice.

“The book of Life” mi ha ricordato quel fantastico video games perché, nella storia che gira intorno ad un triangolo amoroso, è il design dei personaggi a fare la parte del leone in questo film.


Ve lo immaginate così l'aldilà?
Un gruppo di pestiferi bambini in visita al museo vengono introdotti ad una storia contenuta nel libro della vita: Manolo (Diego Luna) è un torero di terza generazione che sogna di diventare un grande chitarrista, ma è incastrato nella tradizione di famiglia. Il suo migliore amico si chiama Joaquin (Channing Tatum) cresciuto per diventare una grande soldato. Sono entrambi innamorati della bella Sofia (Zoë Saldana).

Sarebbe la storia più vecchia del mondo, ma qui il guacamole è garantito dalla presenza della Morte (Kate del Castillo) sovrana della terra dei ricordati e da suo marito, Xibalba (Ron Perlman) sovrano della terra dei dimenticati. I due spettrali coniugi decidono di fare una scommessa su chi fra Manolo e Joaquin riuscirà a conquistare il cuore di Sofia.

Il film ha un buon ritmo, spesso intervallato da canzoni, qualcuna originale, altre scelte ad hoc per la pellicola. Ad esempio vediamo Manolo nell’arena, esibirsi sulle note di “The Ecstasy of Gold” di Morricone, o lanciarsi armato di chitarra, in una serenata alla sua bella, sulle note di “Creep” dei Radiohead (per altro Diego Luna non lo sapevo, ma è abbastanza bravo come cantante).

La cosa che colpisce di “The Book of Life” è proprio il look e il design dei personaggi: Manolo e Joaquin sembrano due marionette in legno dalle grosse spalle e la barba scolpita. La morte è rappresentata con il sombrero e il trucco sul volto dello “Dia de los Muertos”, mentre Xibalba è un oscuro e riuscito mix di tutte le rappresentazioni del Dio dell’oltretomba dei Maya, per altro, la voce di Ron Perlman lo rende piuttosto convincente come creatura infernale, anche perché il vecchio Ron ha il background giusto per la parte…


"Chi devo doppiare? un altro diavolo? forza diamoci una mossa"
Uno dei personaggi dal look più bizzarro è quello doppiato da Ice Cube. Candle maker è composto in parti uguali di cera e nuvole. Si muove con pose Hip Hop sfoggiando un collanone Maya che piacerebbe tanto ai rapper moderni.


"E' il momento di restare vivi..."
Per altro il cast vocale del film è una specie di raduno dell’orgoglio latino, ci sono dentro tutti: persino Danny Trejo e gli stessi Jorge Gutierrez e Guillermo Del Toro a doppiare i bizzarri personaggi che popolano il film. Del Toro doppia un battuta sola, ma se scopriretr quale, non potrete non scoppiare a ridere.


Loro due sembrano già dei personaggi da cartone animato
Il tutto scorre in equilibrio tra storia d’amore e messaggi proto-animalisti, come il torero Manolo che proprio non se la sente di far del male ad un toro, anche se la sua famiglia lo spinge a praticare l’arte della corrida. Essendo un film d’animazione rivolto al pubblico dei più pechegni (mi sono fatto prendere dall'onda latina del film), non manca la morale del dover essere se stessi e cercare la propria strada nella vita.

Se vogliamo dirla tutta tutta, alcune canzoni sono anche una brusca frenata al ritmo del film, specialmente quelle più zuccherose. Ok “Can't Help Falling in Love” è un evergreen, ma cose come “Te Amo y Más” fanno un po’ calare la palpebra…


Lui, lei, l'altro e... un maiale, che torna sempre utile.
L’estetica del film di Jorge Gutierrez riempie schermo ed occhi: la fuga nel labirinto che sembra il giochino che si trovava sul tappo della confezione delle bolle di sapone, ma in versione gigante. Oppure la lunga scena d’azione finale, ben coreografata tra esplosioni da sventare, salvataggi al volo e atti di eroismo a non finire. Insomma, Gutierrez dimostra di avere la mano bella ferma e di sapere il fatto suo nel campo dell'animazione, sfornando un film davvero godibile.

Raramente un filmaker affermato riesce ad essere anche un produttore efficace, lasciate perdere Spielberg che è fuori scala per essere usato come termine di paragone. Di solito un regista, quando veste i panni di produttore, perde un po’ delle sue caratteristiche principali, invece Del Toro riesce ancora a produrre dei film che dopo una sola occhiata, sono immediatamente riconducibili alla sua estetica. Succede lo stesso anche con questo “The Book of life” e non essendo un caso isolato, bisogna riconosce a Del Toro anche questo talento.

4 commenti:

  1. Non conosco il videogame che hai citato ma ho visto i trailer di questo film al cinema e non posso permettermi di guardarlo su schermo piccolo. Al diavolo le voci originali, aspetto l'uscita nelle sale italiane per immergermi come si deve in questo trionfo di colori!!

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    1. Hai ragione i colori e il design fanno da soli l’80% del film, poi io non faccio testo, guardo tutti i film con Ron Perlman, doppiati o recitati poco importa ;-)

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  2. Pur avendo lavorato nel settore, non conosco molto vi videogame, quindi pure io come la Bolla non conosco quel titolo :/ il film però mi ispira molto. O almeno, c'è DelToro di mezzo, quindi mi ispira a prescindere.

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    1. Sono sempre stato un videogiocatore strano, praticamente giocavo solo a NBA live e alle avventure grafiche della Lucasart ;-) come diceva Bolla il film ha dei colori da grande schermo, e il buon Guillermo è una garanzia ;-)

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