domenica 29 marzo 2015

In diretta dal mio comodino: Rat-Man Collection 107, Outcast e The Manhattan Projects 3



Sul mio comodino, una pericolante pila di fumetti ogni tanto partorisce qualche gioia, pescando dal mucchio oggi vi parlerò di un paio di novità: l’ultimo numero di Rat-Man in cui Ortolani continua a parodiare “The Walking Dead” e la nuova serie a fumetti proprio di Robert Kirkman, ovvero Outcast. Buona lettura!

Rat-Man Collection N. 107: La città dei morti viventi

Continua la pseudo-parodia Ortolaniana intitola “The Walking Rat” (trovate la prima parte QUI). Brick e compagni giungono nella città dei morti viventi, un tempo famosa per una grande fiera del fumetto. Ogni riferimento ad un certa cittadina toscana penso che non sia casuale.

Qui i protagonisti trovano un luogo infestato dai non morti che claudicanti, maleodoranti, avanzano guidati solamente dalla loro fame. Se siete stati almeno ad una mostra del fumetto in vita vostra, conoscete benissimo la situazione.

Un classico, la mano Zombie in versione Ortolani (Hey bel cappello!)
La storia è come al solito divisa in due parti: la seconda omaggia nel titolo un famoso film del maestro Lucio Fulci, ovvero “Paura nella città dei morti viventi”, ma dove Ortolani dà il meglio e nel suo smontare la struttura originale di TheWalking Dead (fumetto e serie tv). Leo ci dà dentro nel sottolineare come molte situazioni siano a dir poco ripetitive, in particolare le morti di alcuni personaggi che arrivano con puntuale precisione. Il resto delle stoccate Ortolani lo riserva tutto al mondo dei fumetti, tra Rambola che è finalmente lieta di vedere pile di Comics, perché stanca di pulirsi con le foglie e la sala B piena per la presentazione di “Vampirette”, la cui tag-line promozionale non vi rivelerò per non rovinarvi la lettura (eh eh).

Ho adorato l’idea delle nuove parolacce per un nuovo mondo, Vazzo che grande idea!

Per il resto Favarini mi fa sempre morire dal ridere, specialmente all’inizio quando è intento a cantare un pezzo di Claudio Villa. Ortolani mescola le carte, tra il nuovo mondo organizzato dai non morti (con il servizio troppo lento ai ristoranti) e il grosso Cosplayer di Batman, Leo riesce in poche pagine a darci uno spaccato di un mondo gestito dai non morti, o forse preferiscono essere chiamati diversamente vivi?

L’ultima battuta è l’ennesimo sfottò meta-fumettistico al cliffhanger, un espediente che in “The Walking Dead” è usato spessissimo, proprio leggendo i dialoghi, capiamo che non sarà necessario aspettare due mesi per vedere cosa succederà al protagonista. Noi, invece, dovremo aspettare lo stesso per vedere la fine di questa storia che per ora mi sta piacendo un sacco.

Ah dimenticavo! La battuta su Brick in coma mi ha fatto ragliare come un cretino durante la lettura, praticamente una costante di Rat-Man.

Outcast

La nuova serie scritta dal papà di “The Walking Dead”, Robert Kirman, che si cimenta con un altro intramontabile classico dell’Horror, ovvero le possessioni demoniache. Un genere abbastanza inflazionato, ma a ben pensarci, anche le Zombie-Story prima di TWD non erano in condizione diverse…

Kyle Barnes è un uomo alla deriva, con un oscuro passato di violenza familiare alla spalle, Kirkman ci mostra sprazzi di quel passato che il protagonista non è mai davvero riuscito a lasciarsi alle spalle (o non ha mai voluto), in poche pagine presenta tutti i personaggi secondari, dalla sorellastra Megan, al Parroco Anderson. Quello che funziona di “Outcast” è l’atmosfera.

Non siamo in un mondo post-apocalittico come in “The Walking Dead”, i personaggi di “Outcast” vivono in un West Virginia contemporaneo, ma anche opprimente, a pagina due Kirkman piazza subito una splash page sul giovane Joshua, che mette subito in chiaro la volontà dell’autore di fare paura al lettore, il che per una serie Horror non è affatto male.


Di mamma c'è ne una sola (Per fortuna!)
In questo senso i disegni di Paul Azaceta giocano un ruolo fondamentale: l’artista aveva già dimostrato sulle pagine di B.P.R.D. di sapere come spaventare usando le sue matite, se “Outcast” funziona è anche grazie al suo talento e al suo ottimo storytelling.

Sappiate che a breve “Outcast” diventerà una serie tv a sua volta, poiché il primo numero ha polverizzato il già alto record di vendite mensili di “The Walking Dead”, quindi è stato opzionato dal canale americano Cinemax.

La Saldapress di suo sta cavalcando il successo della serie: il primo numero è disponibile con due copertine (la variant limitata e numerata) e ha optato per un formato “Bonelliano” da edicola, già rodato grazie alle ristampe di TWD.

Solo per l’edizione italiana Azaceta ha curato le tavole in bianco e nero, anche perché bisogna dirlo, negli stati uniti, “Outcast” esce solamente a colori. Ora, io che sono mal pensante, già mi vedo prossimamente la Saldapress mandare alle stampe una bella edizione con albi giganti a colori, ma questo lo dico io che sono un noto complottistia…

In ogni caso il primo numero della serie si lascia leggere, a mio avviso le storie di esorcismo hanno un limite tecnico dato dal tema religioso di fondo. Ora, non voglio trasformare il commento in una tirata sulla religione e sulla mia posizione nei confronti degli esorcismi, ma sono abbastanza sicuro che Kirkman abbia un piano a lungo termine per la serie, già in questo albo qualcosa si intravede.


The Manhattan Projects 3 - Costrutto

Con Jonathan Hickman ho uno strambo rapporto, ho adorato la sua run su “Fantastici Quattro”, però ho anche mollato i suoi Avengers dopo 12 (faticosi) numeri, perché ormai erano una valida alternativa al Valium di cui per fortuna non ho bisogno…

Eppure continuo ad apprezzare “The Manhattan Projects”, con il terzo volume Hickman alza (un pochino) il piede dall’acceleratore, soffermandosi sui personaggi e prendendosi il tempo per mostrarcene un paio in dettaglio, il radioattivo Harry Daghlian e l’italiano dalle buffe orecchie Enrico Fermi. Non entrerò nei dettagli per non rovinarvi la lettura, ma sappiate che per quanto riguarda il secondo, Hickman ci ha preparato delle grosse sorprese.

Il nostro Johnny fa un ottimo lavoro anche con i personaggi di contorno, ad esempio utilizza davvero poche pagine per tratteggiare molto bene Yuri Gagarin e la cagnetta Laika.


E=Motosega² 
La cosa bella di questa serie, è il fatto che praticamente nessun personaggio abbia una connotazione solamente positiva o solamente negativa, tutti quanti sono scissi in due metà distinte, sottolineate anche dall’utilizzo dei colori Blu e Rosso, tranne Oppenheimer, lui di personalità ne ha qualcuna in più degli altri (giusto un paio…).

I disegni di Nick Pitarra mi ricordano un po’ quelli di Frank Quitely, e riescono ad essere molto dettagliati, anche nelle scene di massa, tipo quella della “Guerra Civile Oppenheimer”.

Insomma questo volume continua l’opera di post-modernismo fumettistico messa su da Hickman, se siete appassionati di Storia e di Fantascienza, questo fumetto potrebbe davvero fare per voi.

2 commenti:

  1. Ma sai che da Outcast mi aspettavo molto di più? Ho letto solo la prima storia ma mi ha lasciata piuttosto tiepida. Magari poi la serie prenderà il volo ma al momento non mi convince molto.
    Quanto a The Walking Rat devo ancora leggerlo ma già rido XD

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    Risposte
    1. Siamo in due allora, ho apprezzato come Kirkman abbia mostrato sprazzi del passato del protagonista, ma secondo me il tema degli esorcismi è un po’ limitato, in generale sono d’accordo con te. Poi questa trovata della Saldapress di uscire subito in bianco e nero (ma con due copertine) mi sembra un bello sfruttamento.

      “The Walking Rat” rischia di diventare un classico Ortolaniano, sicuramente dopo non si può più guardare il Daryll della serie Tv con gli stessi occhi, Buona lettura e grazie per il commento!

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