venerdì 27 febbraio 2015

Wyrmwood: Per una volta la locandina non mente



Quanti film di Zombie a basso budget avete visto negli ultimi anni? Non rispondete, potrebbe non bastare il pallottoliere per contarli tutti. Quanti ne avete visti originari dell’Australia? Già meno vero? Ecco, quanti di questi, avevano la spocchia (o l’incoscienza) di vendersi come un mix tra “Mad Max” e “Dawn of the Dead”? Insomma, ci sono tutte le premesse per un disastro… Sorpresa! Il film funziona ed è pure divertente!

Barry (Jay Gallagher) è un meccanico, la sua vita viene sconvolta da una misteriosa Apocalisse zombie, provocata dal passaggio di una meteora, ok ok ok! Non sono zombie, sono persone infette trasformate in cannibali ed altamente contagiosi.
Barry si trova costretto ad uccidere moglie e figlia dopo la loro trasformazione in zombie. Rimasto solo l’uomo fa la conoscenza di alcuni strambi personaggi, tra i quali Benny (Leon Burchill) un aborigeno bizzarro e dalla parlantina sciolta. I due faranno squadra nel tentativo di salvare l’ultimo parente rimasto in vita di Barry: sua sorella Brooke (Bianca Bradey).
Anche la ragazza non se la passa benissimo, però: rapita da un paio di militari con maschere anti-gas, si ritrova vittima di folli esperimenti da uno scienziato svalvolato… E questi sono solo i primi 15 minuti di film!


"Ciaaaaaao, per carnevale ho deciso di vestirmi da Walter White"
Kiah Roache-Turner (regista e sceneggiatore) e suo fratello Tristan (produttore e sceneggiatore), come tanti esordienti, si sono messi in testa di fare il loro film di zombie, grazie al crowdfunding hanno racimolato 20 mila dollari australiani (salvo poi dover tornare a batter cassa rimasti al verde prima delle post-produzione), benedetti da altri 10 mila dollari i due fratellini hanno completato il film facendolo girare in tutti i festival del genere. Crowdfunding, Festival ed esordienti pieni di buona volontà, non scappate, davvero questa volta vale la pena dare una possibilità al film!

Parliamo dei due modelli di riferimento strombazzati nella locandina e nel sottotitolo (Road of the Dead):
Come detto i non-morti in realtà sono persone infette, a tratti corrono, o comunque si muovono più velocemente dei classici zombie, in alcuni momenti utilizzano anche qualche oggetto (contundente) quindi lo Zio George A. Romero da purista, avrebbe sicuramente qualcosa da ridire.

Per quanto riguarda Mad Max: nel film troviamo le macchine elaborate trasformate in carri armati stradali, maschere, spalline, fucili a canne mozze e armature che richiamano ad un medio evo post-Apocalittico. Possiamo, quindi, dire che, almeno a livello estetico, il riferimento è sicuramente quel capolavorone di “Mad Max 2 - The Road Warrior” (in comune a “Wyrmwood” ha anche il problema del carburante che scarseggia). Se vogliamo dirla tutta, anche per l’origine geografica, i fratelli Roache-Turner omaggiano il loro connazionale più famoso, George Miller.


"Provate ad indovinate da chi mi sono vestito IO per carnevale?"
Piccola parentesi, lo so, lo so... Tra un po’ uscirà il nuovo Mad Max “Fury Road”, quarto capitolo della saga, non so voi, ma io sono leggerissimamente in fomento nero, roba da gorilla sulla spalla che si batte il petto con i pugni e abbate gli aerei da combattimento in vola sulla sua tesa con i rutti, quindi ve lo dico subito: da queste parti troverete un obbligatorio ripasso preparatorio prima del nuovo film, come al solito, restate tonnati!

Ora, tirare in mezzo Romero e Miller inevitabilmente alza la posta in gioco, per fortuna i due fratelli Roache-Turner si giocano in maniera efficace la carta dell’ironia e sono diligenti sia in fase di regia, che in fase di scrittura, questo gli permette di salvaguardare il loro film dalle ingiurie dei paragoni diretti.
A proposito di locandine che non mentono, mica male no?
Sì perché “Wyrmwood” si apre con un primo atto dedicato a Barry e al rapimento di Brooke, il dramma del padre viene mostrato senza giocarsi i soliti sentimenti facili o le solite scene viste mille volte di un personaggio costretto ad eliminare un mostro con le sembianze di una persona amata.
Kiah Roache-Turner riesce ad essere essenziale, a tratti gli bastano tre inquadrature per riassumere la serenità familiare di Barry (moglie e marito che si lavano i denti davanti allo stesso specchio, il bacio della notte alla figlia, etc.) e quando decide di passare all'azione, opta per zoomate veloci che ricordano volutamente molto la regia di Sam Raimi, altro grande Maestro i cui film sono stati evidentemente consumati dai due fratelli australiani. Basterebbe questo a farvi capire che questi due ragazzi sono due di noi.

Il film a suo modo riesce anche a dare due piccoli scossoni al genere Zombie, di suo molto codificato e ultimamente un po’ troppo fossilizzato (ogni riferimento a QUESTO è puramente voluto). I due Aussie decidono di unire gli zombie al problema della scarsità di carburante tipica di “Mad Max”, non aggiungo altro per non rovinarvi la visione, sappiate che è un'idea veramente spassosa!

I personaggi sono ben caratterizzati, c’è cura nei loro dialoghi: ad esempio è il cattolico Frank che ci spiega il titolo del film, tirando fuori una citazione biblica poco utilizzata, dimostrando la costante ricerca di originalità, in un film comunque basato sue due iconografie ormai leggendarie.
Benny l’aborigeno è una spalla comica sì, ma non invasiva o fastidiosa (troppo spesso le spalle comiche risultano odiose, Benny invece riesce a farsi voler bene dallo spettatore).


"Te lo do io il Walkabout"
La stessa Brooke è talmente tosta che la canotta da final girl la indossa fin dal minuto uno del film, in più è potenziata da un potere che non vi rivelerò, ma che contribuisce a dare una prospettiva nuova al classico Zombie-movie. Per altro, lo scienziato pazzo (e ballerino) che la tiene in ostaggio, fa reparto da solo per quanto riguarda l’ironia, lanciandosi in balletti estemporanei e quando lo vedrete maneggiare una motosega (è di nuovo a Sam Raimi che dovete pensare, a buon intenditore…).

"Aspetta che mi libero poi vedi quella siringa dove ti finisce..."
Come detto il film ha un buon ritmo, non inciampa nei solito clichè da Zombie movie (per dirne un paio: le auto si spaccano o restano senza benzina e i proiettili finiscono), il livello dello spaltter è piuttosto alto e c’è anche un cattivo interpretato da Luke McKenzie che ha la faccia da bastardo giusta da contrapporre al gruppo di protagonisti.

Ogni tanto si vedono i limiti di un budget comunque risicato, ma i due fratelli australiani compensano dimostrando di avere buona conoscenza del genere, proprietà registiche da affinare, ma solide e una propensione a buttare tutto in caciara che non fa mai male.

Il risultato è una “Porcata di Mezzanotte” come la chiamo io, però fatta piuttosto bene, spassosa, divertente e che dimostra di aver fatto i compiti a casa, omaggiando i titoli giusti. Forse il finale aperto è un po’ troppo ambizioso, ma se tutti gli esordienti, finanziati da un Crowdfunding, sfornassero sempre film come questo, ci sarebbe da metterci la firma, con entrambe le mani, ad occhi chiusi.

2 commenti:

  1. Vabbe' sei gia' il secondo che ne parla alla grandissima...dovró provvedere al recupero

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  2. Se sei in vena di un film con gli Zombie, che per una volta non cita Mad Max a casaccio, vai con il recupero, consiglio visione notturna e birra fredda di accompagnamento. Grazie per il commento… Cheers!

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