giovedì 19 febbraio 2015

The Last Winter: Benvenuti nell’era del pianeta Terra


Se non mi fosse bastata la visione della pellicola, ci hanno pensato i “The director whish to Thanks” nei titoli di coda a galvanizzarmi: quando vedi che un regista ringrazia, Guillermo Del Toro e Neil Young, in quest’ordine, capisci subito di aver trovato un nuovo amico.
Il mio nuovo amico si chiama Larry Fessenden che in effetti avevo già incrociato per il suo buon film del 2001 “Wendigo” (che dovrei anche commentare un giorno…). Newyorkese, figlio di un banchiere (non è un insulto anche se potrebbe sembrare) la faccia di uno che nella vita poteva fare due cose:
1. l’assassino cannibale che incontri quando sbagli strada la sera (andate a vederlo se non mi credete!),
2. il regista di film Horror.

Per fortuna ha scelto l’opzione numero 2, poi, però non vorrei incontrarlo la sera sbagliando strada.


"Ciao, vuoi essere mio amico?"
Il ragazzo è sempre a pochi passi da tutti gli Horror degni di nota degli ultimi anni:
mentore di Ti West (ha prodotto i suoi “The Innkeepers” e “The House Of The Devil”),
avrebbe dovuto dirigere “The Orphanage” (alla fine lo ha solo prodotto con Guillermo Del Toro), ha fatto un episodio di “Fear Itself” e presto lo vedremo in “The ABCs Of Death 2” (anzi lo vedranno, noi in uno strambo Paese a forma di scarpa stiamo ancora aspettando il primo di ABC’s). Insomma, livello di “Street Cred” altissimo, a questo aggiungete che il buon Larry, non vive di solo Horror, infatti è uno studioso appassionato dei miti dei Nativi Americani, ha scritto alcuni libri, saggi, articoli… "Cose" senza le immagini che si muovono, insomma, relative alla salvaguardia ambientale: Larry è un noto ecologista militante, uno di quelli che scriveva e parlava di surriscaldamento globale, prima che diventasse una roba per Pop Star fighette. 
Insomma, ho la vostra attenzione adesso?

Bene, alziamo ulteriormente l’asticella: per questo “The Last Winter”, Fessenden fa venir giù Rob Perlman (il che per quanto mi riguarda, è motivo sufficiente per guardare qualunque film).


"Brrrr mi tremano i baffi!"
Andiamo avanti? Occhio che si sale ancora: Fessenden fa un Horror, i protagonisti fanno parte di un'équipe di ricercatori e come ambientazione il nostro regista dove decise di piazzarli? In Alaska. Alaska-Alaska, non la città di Alaska (CIT.).

Insomma: al minuto uno, realizzi che stai per guardare un Horror, ambientato tra paesaggi completamente innevati, con un gruppo di protagonisti isolati, attaccati da… Qualcosa… E, come se non bastasse, sono affetti da paranoia di gruppo.
Sì, Fessenden decide di sedersi allo stesso tavolo da gioco, esponendosi agli inevitabili paragoni con “La Cosa” di John Carpenter. Per una sfida del genere o hai due palle così e un'idea precisa di cosa fare con il tuo film, o sei votato allo morte. Sapete che c’è? Larry ha un'idea e il suo film funziona alla grande!

Alaska, 1968, la KIK corporation effettua delle trivellazioni nel permafrost glaciale, in un rifugio nazionale della fauna artica, scopre qualcosa, racchiude la scoperta nel sottosuolo, dentro una cabina bianca.
Dieci anni dopo, la North Industries, investe un sacco di ex presidenti morti stampati su carta verde, per mappare la regione, alla ricerca di punti idonei alla trivellazione (“I Drink your milkshake!”… Scusate non ho resistito!), iniziano a succedere cose strane, molto strane…


"Avevo detto al corriere di telefonare prima di consegnare il pacco"
Da una parte abbiamo Hoffman (James LesGros) lo scienziato, quasi uno sciamano, che percepisce prima di tutti i cambiamenti che la natura sta per mettere in atto. Suo contro altare Ed Pollack (Ron Perlman che si mangia tutte le scene con i suoi dentoni) che malgrado tutti gli avvisi e i segnali, non ha intenzione di fermare le ricerche della sua azienda (pagante). I due personaggi totem riassumono tutta la gamma della razza umana, sempre più affamata di nuove risorse e servono a Larry Fessenden per parlare dei temi di suo interesse: ambientalismo e i suoi studi sulle popolazioni autoctone del Nord-America (come già fatto nel precedente “Wendigo” appunto).

Hoffman sul suo diario si chiede, dandoci anche una spiegazione del titolo della pellicola: "Come mai la natura non ci combatte come farebbe un organismo con un virus?". Tutte le tematiche care al nostro Crazy Larry (senza Dirty Mary) convogliano nella storia principale del film, qualcosa di antico si risveglia e torna a rivendicare ciò che è suo…

Basterebbe già questo a fare di “The Last Winter” un film da vedere, poi ci sarebbe l’altra questione: l’etichetta “Horror” che trovate dietro al DVD sotto la voce genere, che risveglia quel paragone con Giovanni Carpentiere, bene… E’ proprio qui che il film dà il suo meglio!

Fessenden è bravissimo a rendere l’oppressione che attanaglia i protagonisti: l’intreccio è ben scritto, i nostri scienziati sono tormentati dalla noia, dal freddo, dai pochi metri quadrati del rifugio, la forza che viene risvegliata dalle trivellazioni si fa strada, e attraverso i vari cedimenti psicologi dei protagonisti, anche lo spettatore viene tirato dentro questo gioco paranoico…

Il senso di claustrofobia all’interno del rifugio, e quello di agorafobia degli infiniti, letali, spazi innevati fuori, genera altissima tensione, inevitabile non rimanere coinvolti durante la visione, intanto il dubbio aumenta: sono i personaggi che stanno perdendo il senso della realtà o e la natura che li sta isolando, mettendo in atto un piano diabolico? ... Paura eh?


John Carpenter Approved
Il finale è bellissimo. Forse l’unica nota dolente di tutto il film è che, ad un certo punto, Fessenden per far arrivare in maniera chiara il suo messaggio ambientalista, decide di mostrare (poco, ma lo fa) ed il problema sono gli effetti speciali digitali, non proprio di ottima qualità, che riducono (purtroppo) il senso di coinvolgimento/tensione/ansia/paranoia/ "dai cazzo voglio vedere come finisce!” del film..

Resta un problema da poco, perché il finale vero e proprio (l’ultimo minuto del film) ci lascia con una raffinata (e fighissima) trovata apocalittica. Non solo Fessenden ha saputo confrontarsi con atmosfere Carpenteriane senza andare sotto, ma ha anche centrato quel senso di Apocalisse imminente che è tipico dei film, e soprattutto dei finali, di Giovanni, vi sembra poco? Non lo è.

Cosa vi devo dire? Giù il cappello, il film finisce ed io sono in piedi ad applaudire, ho un nuovo amico, si chiama Larry Fessenden ed è uno di Noi! Musica!


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