giovedì 12 febbraio 2015

Moon Knight - Dalla Morte: Out of the black and into the white…


E’ troppo presto per parlare di migliori fumetti del 2015?


Da un po’ di tempo a questa parte, la Marvel sta cercando di rilanciare Moon Knight, personaggio nato sulle pagine dell’Uomo Ragno a metà degli anni ’90: Marc Spector è un mercenario, ritornato dalla morte grazie ad un patto con il dio egizio Khonshu. In seguito a questo strambo evento, Marc arriva a sviluppare tre personalità distinte: Il vigilante Moon Knight, il milionario Steven Grant, e il tassista Jake Lockley.
Tanto per semplificare il tutto, in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza, il personaggio esordì con il nome di Lunar, per venire in contro alla pronuncia Italica della lingua di Albione (o forse perché la traduzione Cavaliere della Luna, lo faceva sembrare il fidanzatino di Sailor Moon).

Il film della Pixar “Gli Incredibili” ci ha insegnato quanto in realtà i mantelli da super eroe siano più di intralcio che altro, a questo aggiungete il fatto che il nostro Moon Knight, sfoggia un vistoso costume completamente bianco, non proprio una grande idea se devi muoverti sui grattacieli di New York e mimetizzarti nel cuore della notte (per non parlare poi nel numero di lavatrici da fare, provate voi a non macchiare un mantello bianco!).

Viene da chiedersi (o magari no) come mai un personaggio del genere sia stato relegato per anni alla serie B dell’universo Marvel. Come detto, il primo tentativo di rilancio è arrivato qualche tempo fa, con la miniserie scritta da Brian Michael Bendis disegnata dal fidato Alex Maleev, a mio avviso, un passo falso nella carriera di Bendis e se già pensavo fosse un fumetto fregatura quello, ora che ho letto “Moon Knight - Dalla Morte” ne sono più che certo.


In questi casi si dice, discesa nella follia...
Ai testi troviamo quello Scozzese fuori di melone di Warren Ellis (Transmetropolitan, Doom 2099, Nextwave, Iron Man: Extremis e tante altra roba figa) alle matite Declan Shalvey (Deadpool).
Ad una prima analisi, questo volume della Panini Comics, potrebbe sembrare solo la giusta mediazione tra la tradizione del personaggio, e la volontà di rilancio: sei storielle ben riuscite che proiettano Moon Knight in una New York malsana e infestata da ogni genere di scherzo della natura.

La prima storia “Sfregiatore” in originale “Slasher” è palesemente orrifica, fin dal titolo che cita apertamente un genere Horror, ed è ben incarnata dal primo avversario di Moon Knight. Nella quarta storia “Scarlet” vedrete il protagonista combattere da solo contro i pazzoidi che popolano un intero condominio, questo potrebbe ricordarvi due cose: la prima, il palazzo dove vivo io, la seconda, un certo film Indonesiano, quel capolavoro intitolato “The Raid”.


Immaginate Iko Uwais ma con il look curato da David Bowie
Il nostro (Anti)eroe ne esce rivalutato, se come cantavano i Gem Boy, pensate che “Batman è figo” dopo la lettura di questo volume, penserete che Moon Knight è ancora più figo dell’uomo pipistrello. Warren Ellis è riuscito a rendere perfettamente credibile (e lasciatemi aggiungere, cazzutissimo) anche il famigerato manto bianco di Moon Knight e per farlo gli è bastato scrivere una sola riga di dialogo che da sola basterebbe a cambiare per sempre la percezione del Lunatico (in tutti i sensi) protagonista.

Basta questo a fare di “Moon Knight - Dalla Morte” un serio candidato a miglior fumetto del 2015? No, perché limitarsi ad una frettolosa valutazione farebbe perdere il vero valore dell’opera. Raramente si può parlare di espressionismo nei fumetti di Super Eroi, ma in questo caso, non si corre il rischio di essere fischiati dal loggione.

Nella quarta storia “Sonno”, vediamo il Cavaliere della Luna planare con il suo grande mantello bianco a forma di mezza luna, sopra un paesaggio onirico (facciamo anche lisergico), dietro di lui, si vede che la radura altro non è che un grosso teschio rovesciato, scorrendo le vignette, il mantello del protagonista letteralmente si fonde, andando a perdersi nel bianco della pagina.

La stessa cosa succede nella storia numero due, “Cecchino”, in cui le vignette si fanno sempre più rarefatte, lasciando spazio al bianco, il colore di Moon Knight, e allo stesso modo, la storia ci chiede di riempire quegli spazi bianchi così ben delineati dalla matite di Shalvey.


Una cosa tipo così... Brutto?
Warren Ellis sparge per tutto il volume degli indizi, sempre e soltanto suggeriti, trasformando sei storielle che rendono omaggio al vigilantismo in qualcosa di molto più profondo. Ogni avversario che Moon Knight affronta, incarna una delle tante personalità devianti del protagonista: Troviamo un militare, e dei personaggi tornati dalla morte, proprio come il Cavaliere Lunare. Il protagonista si intrufola in fogne ed anfratti nascosti, tutte metafore degli angoli malsani della sua mente.

L’indizio più grosso di Ellis arriva dall’utilizzo del nuovo costume di Moon Knight: con il suo look aggiornato, provate a farci caso, lo vedrete comparire solo in determinate situazioni.
La frase pronunciata da una bambina in presenza dell’anti-eroe, potrebbe sembrare solo una citazione al Rorschach di “Watchmen”, in realtà è tutto il manifesto della versione data da Warren Ellis del personaggio, infatti, lo vediamo mai senza maschera? Sì, solo una volta, ma di sfuggita e mentre tiene in mano la maschera come se fosse il teschio di Yorick… Indizi, indizi in ogni pagina…

Purtroppo, la Marvel ormai lavora solo come succursale a supporto dalla sua sezione cinematografica (molto più remunerativa in termini di entrate), quindi questa run di Ellis si conclude in questo volume: ennesima portata in faccia da parte della Casa delle Idee agli autori, quelli geniali davvero, che appena modificano lo status quo dei loro personaggi, vengono allontanati. Non è la prima volta che succede a Ellis: Nextwave stroncata prima del tempo, Doom 2099 circoscritta al recinto di una continuity tutta sua, o le idee di Thundebolt, saccheggiate da tutti gli autori arrivati dopo Ellis. Questo volume, quindi, è un'anomalia, come il suo protagonista, godetevelo finché ne avete la possibilità.

Per essere un Super Eroe, bisogna per forza essere malati di mente, non si può pensare che un costume sgargiante sia la cosa migliore da indossare per fare a botte con criminali e assassini. Solo un pazzo potrebbe pensare di risolvere il problema della criminalità da solo. Warren Ellis non solo ci fa accettare il punto di vista folle di Moon Knight, lavorando ai fianchi, fa digerire al lettore il fatto che la follia non sia logica e facilmente etichettabile, ma che abbia confini frastagliati, che vanno sfumando nel bianco, proprio come le tavole di Declan Shalvey.

Neil Young in un suo fantastico pezzo cantava, “Out of the blue and into the black”, qui andiamo ancora oltre, il nero della tragedia sfuma nel bianco, tra camicie di forza, camere imbottite dei manicomi, voi quale colore assocereste alla follia?

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