lunedì 19 gennaio 2015

The Town that Dreaded Sundown: Spagnoli con tre nomi contro gli Anni 70


Se il nome Texarkana, vi va venire in mente in banjo che suona, gente che balla la quadriglia, e bistecche con salsa Barbecue, allora roteate il vostro cappello a tesa larga nell'aria e sparate due colpi di revolver insieme a me!

Se invece Texarkana vi fa pensare alla famigerata serie di delitti battezzati dalla stampa come “The Moonlight Murders”, allora vuol dire che siete super esperti stile Lucarelli, oppure che avete visto il film del 1976 “La città che aveva paura”/ The Town That Dreaded Sundown, e comunque siete dei super esperti lo stesso.



Diretto da Charles B. Pierce, autore Western (“L’Uomo delle grandi pianure”) e collaboratore di Milius, Pierce è noto soprattutto per due film, “The Legend of Boggy Creek” (Un giorno potrei anche decidermi a commentarlo come merita) e appunto “The Town That Dreaded Sundown” (TTTDS visto che sono già prolisso di mio). Il film era uno Slasher ante litteram, ispirato appunto agli omicidi del “Fantasma di Texarkana” un assassino incappucciato, che colpiva coppiette appartate, uccidendole a colpi di pistola, ha seminato il terrore per anni, per poi sparire, impunito come Jack lo Squartatore.
Storia vera.
Se il genere Slasher, ha sempre avuto come vittime sacrificali ideali, giovani arrapati e festaioli, l’origine di questo va ricercata a sud, giù a Texarkana.
Il film di Pierce a sua volta, ha ispirato un sacco di roba, il sacco in testa dell’assassino, era lo stesso indossato da Jason in "Venerdì 13 Parte 2 - L'assassino ti siede accanto" (parleremo anche di questo…tranquilli!) si perché Jason non ha SEMPRE avuto la famosa maschera da Hockey…

Se leggendo dei delitti del Fantasma di Texarkana avete pensato alla scena iniziale di “Zodiac” di David Fincher, bravi…mi date delle soddisfazioni, anche perché i due film iniziano praticamente con la stessa scena, e mi rifiuto di credere che Fincher non conoscette il film di Charles B. Pierce e non lo abbia visto 187 volte prima di dirigere il suo film più riuscito (Posso dirlo che è il suo film più riuscito? Nessuno si offende vero?).

Quello che “La città che aveva paura” aveva in più, era un atmosfera puramente Western, un po’ per l’ambientazione di Texarkana, un po’ per lo “Straniero in città”, lo sceriffo che viene chiamato da fuori a risolvere il caso, il film mescolava alla grande Horror e Western, come pochi hanno saputo fare…COFF Carpenter!! COFF COFFF…scusate, colpo di tosse (Eh eh).

Tutto questo giro di parole per dire cosa? Niente…ciao, ci vediamo domani, buona serata…
No, dai scherzo…sì perché inevitabilmente qualcuno ha deciso di fare un remake di “La città che aveva paura” che ha lo stesso titolo (Originale) ovvero: The Town That Dreaded Sundown (TTTDS sempre perché parlo troppo…).

Le novità rispetto ai solito Remake sono due: il film si gioca la carta meta-cinematografica, e stranamente, NON fa proprio totalmente, completamente, assolutamente, schifo.

Il nuovo TTTDS è un sequel del film di Pierce, ambientato nella Texarkana del 2013, un paesello dove ogni anno, viene proiettato “La città che aveva paura” di Charles B. Pierce, allo scopo di non dimenticare. Inevitabile che se ogni anno, la visione di uno Slasher con Serial Killer, è puntuale come il Natale e il Super Bowl, alla fine qualcuno tenta la strada dell’emulazione, e un nuovo Fantasma inizia ad uccidere…Riassumendo, TTTDS è un sequel dell’originale, che sfrutta l’originale come film nel film, nel tentativo di rilanciare la serie…è venne il fantasma, che ammazzo il regista che al mercato di Texarkana, Charles B. Pierce comprooooò…

Non ci avete capito niente vero? nemmeno io, tranquilli.


Questo lo capisci invece! ho detto meta-cinematografico!!
Se volete, non è nemmeno un idea così originale, Nightmare - Nuovo Incubo era basato sulle stessa idea, ma è un trucco che se lo sai usare, non è mica male, ecco, se lo sai usare…

Essendo un remake di un classico, la tradizione vuole che o lo si fa dirigere a quel cagnaccio ridicolo di Marcus Nispel (Via! Da questo corpo!!) oppure lo fai dirigere ad un generico regista dal triplo nome spagnoleggiante, in questo caso Alfonso Gomez-Rejon, che da quello che so di lui (ma non ho visto) ha diretto un sacco di episodi di “American Horror Story”. Tanto per essere sicuri, hanno tirato dentro anche uno sceneggiatore dal triplo nome spagnoleggiante, ovvero Roberto Aguirrre-Sacasa, un ex ragazzo prodigio, uno dei pochi che è riusciti a fare un run interessante di storie sui “Fantastici Quattro” della Marvel (Bene), poi si è un po’ perso, e si è ritrovato a scrivere la sceneggiatura del remake di “Carrie” (MALISSIMO!!), ora lo dico subito, Robertino Aguirrre-Furore-Di-Dio-Stai-A-Casa, si gioca la carta metacinematografica subito, poi butta giù una sceneggiatura tutto sommato non-negativa, con almeno una coppietta di vittime mai vista in un Horror a memoria mia (e se avessero osato di più, forse avrebbero fatto la storia...forse.) per poi scadere in un twist finale che purtroppo ricorda tanto (Troppo!) quello di un altro Slasher che non vi posso citare, altrimenti vi rovinerei il finale, quindi il nostro Roberto, inizia bene, poi da un calcio al secchio del latte…

Tutto da buttare? No, perché comunque Alfonso Gomez-Rejon (Olè!) ha un buon occhio, imprime il giusto ritmo ad un film comunque breve (un ore e venti circa), riesce a sfornare un paio di buone sequenze, tra inquadrature strambe, dettagli sugli occhi, buone carrellate, un solido montaggio e almeno un paio di ammazzamenti coreografati come si deve, insomma, è uno che sa il fatto suo, forse tende un po’ troppo a far notare la sua presenza dietro la macchina da presa, come a dire, ci sono eh? sono bravo eh? ma il risultato è comunque godibile…


Il capo della banda di Texarkana
Ve lo dico subito, per essere uno Slasher le tette ci sono, ma si vedono poco e sono anche poco memorabili, quindi rassegnatevi, lo so, dovete essere forti…

Oltre all’assenza di tette e al twist finale comprato al discount, il film ha il…difetto? Non so, fate voi, di essere uno slasher puro, quindi molto aderente ai canoni del genere, quindi troverete tutto quello che vi aspettate da uno Slasher, ma nulla di più:
C’è un omicidio “Illustre” (la prima vittima è Spencer Treat Clark ho dovuto cercare la sua filmografia per capire dove lo avevo già visto...era il figlio di Bruce Willis in “Unbreakable”), trovate la Final Girl (Purtroppo non in canottiera) che combatte il cattivo, la molto guardabile  Addison Timlin, bravina, anche se il suo personaggio, il giorno che distribuivano il carisma, probabilmente era dal parrucchiere.

Ovviamente in questa versione del film, di Western non si trova NULLA, però devo dire che, se non avessi avuto la conferma iniziale della didascalia con scritto “Summer 2013”, per lunghe porzioni del film, la pellicola sembra ambientata negli anni 70, solo la comparsa di alcuni laptop, serve a dare le coordinate temporali, ma in ogni caso la mancanza di tutta la parte Western, che era la marcia in più del film originale, ti fa capire che gli Anni 70 battono i remake, in qualunque giorno della settimana, con una mano legata dietro la schiena.

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