mercoledì 28 gennaio 2015

Birdman: Il Ritorno del Cavaliere Oscuro


Non esiste una formula scientifica per fare un bel film, spesso non è sufficiente comporre una squadra di grandi nomi, per coprire tutti i ruoli principali (Anche se avere Emmanuel Lubezki come direttore della fotografia aiuta) ed essere sicuro che il risultato sarà un capolavoro. Di solito i maggiori responsabili di un buon film (O di un disastro) sono il regista e gli sceneggiatori, ma per una volta, parlando di Birdman (Le imprevedibili virtu' dell'ignoranza) bisogna aggiungere tra i responsabili della buona riuscita della pellicola anche un'altra persona: Il responsabile del Casting.

Non ho idea a che punto fosse la sceneggiatura, quando Michael Keaton è stato selezionato come protagonista, mi piace pensare che sia successo a script ampiamente terminato, e questo film, classico caso di arte che imita la vita, che a sua volta imita l’arte, abbia trovato la sua quadratura del cerchio proprio nella personcina di Keaton.

Riggan Thomson (Michael Keaton) è un ex famoso di Hollywood, tutti lo ricordano per la sua interpretazione nella serie di film dedicati al super eroe mascherato Birdman, e già qui, se iniziate ad avere un senso di Dejà vù, tranquilli, tutto normale...
Ricordato dal pubblico sì, ma non apprezzato come attore, nel tentativo di guadagnarsi di nuovo l’amore della folla, e di dimostrare di essere anche un grande attore, mette in scena un ambizioso progetto a Broadway: adattare, dirigere ed interpretare un racconto di Raymond Carver.
Il suo manager Jake (Zach Galifianakis che fa quasi il serio) gli ricorda costantemente che l’impresa è un massacro economico, per completare il cast, viene convocato il cocco dei critici, il vanesio e sciroccato Mike Shiner (Edward Norton). A questo aggiungete Sam, la figlia di Riggan (Emma Stone) e le attrici dello spettacolo Laura (Andrea Riseborough) e Lesley (Naomi Watts).


"Psssss, hanno dato la tua parte a Ben Affleck"
Riggan: "Trovami solo un attore, uno bravo... Woody Harrelson!"
Jake: "Sta facendo il prossimo 'Hunger Games'."
R: "Michael Fassbender."
J: "Sta facendo il prequel del prequel di X-Men."
R: "Jeremy Reynolds?"
J: "Chi?"
R: "Jeremy Reynolds. E' stato nominato. Era il tizio di 'Hurt Locker'."
J: "Lui è uno degli Avengers."
R: "Cazzo, hanno messo pure a lui un costume? Non ci credo."

Capite da voi che un film che si permette un dialogo del genere, prende una posizione, e riesce praticamente da solo a riassumete come in pochi anni, quello che è a tutti gli effetti un genere cinematografico (Il film tratto da fumetto) si sia imposto come genere dominante.
Il responsabile del casting di “Birdman” doveva essere particolarmente ispirato, perché per la parte della figlia stronzetta di Riggan, sceglie Emma Pietra, che a mio avviso ha la faccia giusta per il ruolo, ed è molto più giusta qui, che nei panni della fidanzatina di Spider-Man (toh! Un cinecomic).

Selezionare Edoardo Anti-Virus per la parte dell’attore brillante ma piantagrane, è un altro discreto colpo di genio, Norton si è costruito una fama di gran rompi palle sui set dove ha lavorato, per altro è lo stesso a cui hanno proposto la parte di Hulk in “Avengers”, a cui lui ha risposto “Col cavoletto!” facendo una grande scelta per la carriera….di Mark Ruffalo.


Trova le dieci piccole differenze
Ovviamente la prova che il responsabile del Casting di questo film si è meritato il suo stipendio è proprio Michael Keaton, soprattutto nei primi minuti di film, ascoltando Riggan Thompson che parla dei suoi anni dentro il costume da Super Eroe, è impossibile non pensare al suo Batman. Nella scena (Fantastica!) in cui Birdman gli parla, cercando di convincerlo a tornare ai Blockbuster, viene sottolineato come lui fosse il primo, ora i Robert Downey Jr. fanno i miliardi stando dentro un armatura, ma lui era già lì, padre putativo di tutti i super eroi cinematografici contemporanei.

Ciliegina sulla torta, Amy Ryan, di nuovo nei panni della (Ex) moglie paziente, se ve la ricordate quando interpretava Beadie Russell, in quel capolavoro di “The Wire”, capirete che gli attori sono stati scelti per le loro precedenti esperienza lavorative (o di vita), il risultato è un cast che in pratica interpreta se stesso, e quindi gli riesce piuttosto bene.

Alejandro Gonzalez Iñarrítu (Gli spagnoli con tre nomi vanno forte…) pare aver assimilato la lezione del miglior Darren Aronofsky, si gioca la carta dell’ex divo che interpreta praticamente se stesso come in “The Wrestler” per il resto, siamo passati dalle trame del danza classica alla corte della Donna-Cigno (“Il Cigno Nero”) al dietro le quinte del cinema e del teatro, sotto l’ala protettiva dell’uomo uccello…l’ornitologia paga i suoi dividendi.

Iñarrítu insegue i suoi personaggi nel labirinto fisico (e mentale) di Broadway, la sua telecamera pare non staccare mai, attraverso una serie di piani sequenza apparentemente senza pause, spinge a tavoletta sui primi piani, dietro cui non si può nascondere nessuna delle righe dei protagonisti, ovviamente ricorrendo alla classica inquadratura che pedina i personaggi inquadrandoli di spalle, la famosissima NUCam (Copyright Cassidy All Rights Reserved...vi mando gli avvocati a casa), se nel 2015 non fai un pò di NUCam sei un paperino…o un Howard il Papero se preferite.


Uno scoppiettante esempio di NUCam
Ora, se mi metto a parlare bene di Michael Keaton, dite che faccio la figura di quello che vuole salire sul carro dei vincitori?

Al costo di correre questo rischio vi dico che, il buon Michael (si chiama Douglas ma per ovvie ragioni ha dovuto scegliersi Keaton come cognome d’arte) è sempre stato uno di quelli che con la sola presenza, mi motivava a vedere un film, tra il suo Batman e soprattutto il suo Beetlejuice (devo fare attenzione a non nominarlo tre volte…) mi è sempre piaciuto, quando ancora Tim Burton faceva dei film come si deve (non come quella cosa anonima di Big Eyes per capirci) Keaton rispondeva presente, per anni ho sperato che tornasse ad essere il suo attore feticcio, invece sapete come è andata la storia…dell’ALTRO attore feticcio di Burton mi rifiuto di parlare…

Che fosse una piccola parte in “Jackie Brown” o in quella schifezza di remake di “Robocop”, è sempre stato un piacere vederlo recitare, ora possiamo dire che questo è il suo ritorno ufficiale, non me ne vogliano i fan di Chris “Raucedine” Bale, ma per quanto mi riguarda, QUESTO è il vero ritorno del Cavaliere Oscuro!

Tornando al film, la pellicola ci fornisce un punto di vista aggiornato sulla distanza che intercorre tra la vite e l’arte, un po’ “Rumori fuori scena” un po’ “All that Jazz” di Bob Fosse, si perché “Birdman” è scritto bene, pieno di righe di dialogo divertenti nel loro nero cinismo, in tutto questo, è facile ritrovare i temi cari ad Iñarrítu: carrelli a girare come se piovesse, inquadrature claustrofobiche, le aspirazioni frustate dei protagonisti, e la loro tendenza la martirio.

Attraverso Riggan, Iñarrítu ci mostra le fragilità ma anche le ambizioni di un (Super) ego frustrato, il risultato è sgangherato e disuguale, eppure coinvolgente, una commedia cinica con forti momenti surreali, scene madri teatrali e una certa propensione a sottolineare i messaggi lanciati al pubblico (“Didascalico! Letterario!” CIT.).

Il film accusa la Hollywood contemporanea e i suoi (tanti) film di Super Eroi, paragonati a costosa spazzatura, ma allo stesso tempo mette alla berlina il mondo del teatro, popolato di critici prevenuti e manager ansiosi, in generale un mondo afflitto dal complesso del pene piccolo nei confronti del cinema di Hollywood.
Visto che ci siamo, nel mazzo viene messa anche la denuncia alla spersonalizzazione della società moderna, Sam considera il padre invisibile, accusandolo di non avere nemmeno un account Facebook o Twitter, come se fosse meglio essere ricordati per un video scemo in cui giri in mutande per Broadway, piuttosto per lo spettacolo che stai mettendo su nello stesso quartiere. Non importa essere talentuosi, l’importante è diventare virali. Tutte queste sono le imprevedibili virtù dell’ignoranza, citate nel titolo del film.
Sorridete! è il momento della Selfie
I fumetti di super eroi hanno avuto, a metà degli anni ’80, un periodo in cui riflettevano sulla loro stessa natura, il revisionismo di capolavori come “Watchmen” o “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” appunto, ecco “Birdman” potrebbe quasi (ho detto quasi!) essere considerato il primo cinecomic revisionista, da consigliare a chi valuta superficialmente i film di super eroi, preferendogli magari roba più impegnata.

Di fatto “Birdman” ha quasi tutto quello che serve ad un super eroe revisionista: Un protagonista, vecchio, bilioso, rugoso e ingrassato, i dubbi sulla vera natura dei suoi poteri (La fantastica scena del volo e del taxista incazzato ad esempio), il sacrificio e il martirio, ma basterebbe citare un dettaglio nel finale (Tranquilli, non è SPOILER): Alla fine Riggan indossa di nuovo una maschera…non proprio da super eroe, ma pur sempre una maschera.

Sempre senza rovinare la visione a nessuno, ho adorato anche la scena che conclude il film, in un film dove il Super Ego viene appagato, solo se avvolto in un costume di spandex, attori e Super Eroi hanno in comune molte cose: Spesso solo sono omini nevrotici resi grandi dalla fama, ma hanno entrambi l’incoscienza, il fegato e l’energia necessaria per portare in scena la tagline del primo film di “Superman”: Farci credere che un uomo può volare.

It's a bird. It's a plane. It's Birdman!

6 commenti:

  1. Anche a me è venuto in mente Aronofsky, soprattutto Il cigno nero.

    Secondo me però mentre scrivevano la sceneggiatura Michael Keaton ce l'avevano già in mente. In ogni caso tanto di cappello pure al responsabile dal casting!

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    1. Meno male allora non sono il solo che ha pensato al vecchio Darren :) alla fine si, penso che avessero già in testa lui, altrimenti non avrebbero scelto un nome da super eroe così simile a Batman.

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  2. Certo che se lo chiamano "Jeremy Reynolds" la risposta non può che essere "Jeremy chi???" povero! :)
    Attendo che il film esca nel mio cinemino preferito in v.o., per quanto potrei anche vederlo sul mio divano preferito...
    E' che Michael Keaton non mi è mai piaciuto... dev'essere per quello che rimando la visione. Che poi scopro che è bravo, che si merita l'oscar e che mi tocca pure ricredermi...

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    1. Penso che fosse un “errore di sbaglio” voluto, nel senso che Riggan davvero non si ricorda il suo nome, infatti risolve il problema dicendo The dude from “The Hurt Locker”…qui si ironizza su tutto e tutti insomma ;)

      Secondo me qui Keaton non è meno bravo di altre volte, solo che è talmente nel suo, che tira fuori la marcia in più, spero sia il suo definitivo ritorno in serie A.

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  3. Cass la cosa che mi ha lasciato totalmente a bocca aperta è proprio il fatto che il film sia girato tutto in piano sequenza...cioè è incredibile, ma quanto può essere difficile? In pratica al minimo errore bisogna ricominciare da capo? Illuminami un pò sul metodo di regia di Inarratu che qua rischio di non dormirci la notte!
    Comunque film pazzesco, direi che ho un nuovo favorito per gli Oscar a mani basse.

    P.S. la scena un cui Norton urla una cosa tipo "allora cacciami! Chiama quel cazzo di Ryan Gosling!" mi ha fatto piegare.

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  4. Il piano sequenza sta al cinema come il quadruplo axel sta al pattinaggio artistico: Se ti riesce bene strappi gli applausi del pubblico, se sbagli batti una clamorosa culata a terra ;-)

    Di fatto il piano sequenza è una, è una scena divisa mostrata attraverso una sola inquadratura, di solito piuttosto lunga.
    Con un piano sequenza, non puoi fare affidamento al montaggio per “correggere” una scena, quindi deve essere tutto coordinato molto bene. Quindi quando la telecamera di Iñárritu segue Michael Keaton che cammina nei corridoi (quella che io chiamo scherzosamente NUCAM, l’hai vista in azione in “The Wrestler” o “Il cigno nero” di Darren Aronofsky per fare due titoli), Naomi Watts deve entrare nell’inquadratura al momento giusto, altrimenti tutta la scena va girata nuovamente da caso.

    Ad esempio, le inquadrature a “girare” tanto care ad Iñárritu, degli attori che recitano sul set dello spettacolo teatrale, se uno degli attori sbaglia a pronunciare una parola, e deve rifare la sua battuta, la scena va rifatta da capo, normalmente si girerebbe solamente il primo piano dell’attore che dice la sua battuta.

    Ovviamente, più le scene sono complicate, più il piano sequenza diventa più complicati degli ingranaggi di un Rolex.

    Bisogna dire che Iñárritu ha un po’ “barato”, in “Birdman” vediamo una serie di piani sequenza raccordati per sembrare un’unica scena, questo non toglie nulla al film, in pratica è lo stesso trucchetto usato da Carpenter nella scena iniziale di “Halloween”, sono sicuro che sai di qualche scena sto parlando ;-)

    Se vuoi qualche esempio di piano sequenza bello incasinato, Alfred Hitchcock era un Maestro, “Nodo alla Gola” è praticamente composto solo da lunghi piani sequenza. Brian De Palma, cresciuto come tutti noi, nel mito di Zio Hitch, usava spesso questa tecnica.

    L’inizio de “l'infernale Quinlan” di Orson Welles è un piano sequenza fighissimo, un paio relativamente recenti, davvero da mal di testa sono la scena della Fiat Multipla (eh eh) de “I figli degli uomini” di Alfonso Cuaron (Ci ho messo un settimana per capire dove cacchio aveva piazzato la telecamera) oppure la devastante scena di combattimento di “The Protector” in cui Tony Jaa sale di livello frantumando ginocchia e tirando gomitate a destra e manca in un unico piano sequenza esaltante.

    Ammazza quanto ho scritto! Grazie per il commento!!

    Cheers

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